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A Caserta barbarie e tortura, sotto gli occhi di una bimba

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“Non è possibile. Di nuovo sono preda allo sconcerto. Violenza cieca in Campania!”

“Due episodi di  barbarie, dopo quello dell’aggressione vile al canadese nel centro di Napoli.”

“Qui invece, siamo a due passi dalla Versailles italiana, l’incantevole Reggia di Caserta. Un’arancia meccanica ad opera, sembra, di un gruppo criminale del’est europeo.”

“Una vicenda lasciata scivolare un po’ sottotraccia.”

“Si. Una violenza che ha avuto per oggetto una madre ed una bambina di soli tre anni.”

“Tre anni….. bisogna avere un animo senza un barlume di umanità.”

“Alle 11.30 di mattina di venerdì scorso, al centro di Caserta alcuni uomini piombano in un appartamento. Non si sa il come sono entrati, ma la proprietaria che si trovava in bagno ad accudire la piccola figlia, se li è visti addosso.  La prima cosa che hanno fatto, senza alcun motivo che giustificasse, le hanno tirato i capelli violentemente fino a staccarli delle ciocche, poi le sbattuto il capo contro il lavandino.’

“Davanti alla bimba?”

“Davanti ad essa. Potevano immobilizzare la donna, ne avevano tutte le possibilità, invece un gesto di violenza gratuita. Tale da farle perdere i sensi per qualche. Quando si è ripresa si è ritrovata in salone con la sua baby sitter ed ha visto l’orrore: sua figlia di tre anni era con un coltello puntato sotto la gola.”

“Che schifo!”

“Poi uno delle bestie si è avvicinato a loro due ed è partita una scarica di calci e pugni…….Non si era ancora ripresa dalla botta in testa che era stata di nuovo picchiata selvaggiamente. Le belve riescono ad aprire una cassaforte e la svuotano, ma in casa ce n’è un’altra e vogliono sapere dalla donna, ridotta ad una larva sanguinante, la combinazione.”

“In quelle condizioni, ricordarsi dei numeri?”

“Ed infatti, la signora, sotto stordimento non la ricordava. Allora le belve pensano ad una voluta amnesia e iniziano a torturarla. Prendono la piasta per i capelli, la fanno arroventare e poi la poggiano sulle sue braccia.”

“Stordita, linciata, torturata. Davanti ad una bambina di tre anni.”

“La signora non ricordava e  loro cercano di aprirla con uno strumento che avevano portato. Non ci riescono e si accaniscono contro la bambina facendo mostra di un coltello da cucina. La donna, con tutte le forze che solo una madre può trovare davanti al pericolo una figlia, dice alle belve che può telefonare al marito in viva voce e chiedere della combinazione.”

“E ci è riuscita?”

“Si. Ha finto una telefonata dove ha chiesto al consorte di dirgli la combinazione perché dimenticata. Le belve completano il furto, legano le due donne e lasciano la piccola con libertà di movimento. La madre la tiene buona, cerca di darle un po’ di conforto poi la invita a prendere il telfonino, con cui chiama il marito.”

“Una vicenda allucinante.”

“Si. Ora la donna è in un reparto dell’ospedale, con i lineamenti irriconoscibili per le tumefazioni, con le braccia ustionate. Condizioni difficili anche per l’altra donna, la baby sitter.”

“E la bambina?”

“E’ a casa di parenti. L’hanno convinta che è stato un gioco….una cosa finta. Rimane sul tavolo di analisi la solita considerazione: un’inaudita violenza,, esagerata, crudele, ferocemente bestiale, facendo uso anche della tortura…..su chi? Due donne e davanti ad una bambina di tre anni. Bastava solo la minaccia e si sarebbe ottenuto tutto lo stesso.”

“Vicenda sconcertante.”

“Mi auguro che giri tra l’opinione pubblica per coinvolgerla in tale sconcerto. Non si può non derubricare a fatto di cronaca nera tale caso, come anche quello del canadese a Napoli massacrato di botte per 100 euro, quando bastava un’intimidazione per ottenere il bottino.”

“Rimane la tristezza oltre che che la domanda: che fine ha fatto la pietà? La minima razionalità? La minima umanità?”

“Come possono diventare padri delle bestie così? Da quale anfratto di vita provengono per essere come sono? Che esistenza hanno condotto per annullare tutto ciò che abbiamo costruito in duemila anni di civiltà? Qualcuno ha parlato sui giornali di spedizione punitiva, ma allora perché rischiare una pericolosissima telefonata in viva voce per aprire una seconda cassaforte? Bestie si! Ma ingenui?…Sembra un po’ difficile. Facciamo lavorare gli inquirenti. A noi rimane da stigmarizzare la barbarie.”

“A due passi dall’arte della piccola Versailles.”

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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