Barbara Ciarcia e Pasquale Gallicchio: due nuovi libri e l’amore per l’Irpinia

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“Irpinia, alle radici del viaggio” e “Niente è perduto per sempre”. Stesso editore (Delta 3), stesso periodo d’uscita, due diversi autori. Il primo è scritto da Barbara Ciarcia, il secondo da Pasquale Gallicchio, giornalisti e scrittori entrambi profondamente legati alla loro terra, l’Irpinia.

E proprio il rapporto con le radici è il fattore comune a entrambe le opere.

Irpinia, alle radici del viaggio

Barbara Ciarcia

È un viaggio in diciotto tappe attraverso un’Irpinia inedita, lontana dalla retorica melensa dei soliti cliché. Barbara Ciarcia, giornalista professionista, originaria di Venticano, penna storica della redazione avellinese de Il Mattino, dà alle stampe il viaggio ideato e pubblicato due anni fa proprio sulle colonne del quotidiano partenopeo. Lo fa provando a distinguersi dalla narrazione imperante, e quindi evitando toni disfattistici e di resa, ma piuttosto dando voce e spazio a chi scommette, sperimenta e dà concreto esempio di resilienza nella propria terra.

Il libro è un atto d’amore della Ciarcia nei confronti dell’Irpinia, “una terra – dice – dov’è più difficile restare che partire. Una terra che si mette in gioco e in discussione, dove giovani amministratori e antiche comunità sono legati alle tradizioni ma accettano l’apertura al confronto”.

I diciotto paesi sono scelti non a caso. Si tratta di piccoli avamposti di frontiera che in comune hanno un elemento fondamentale: la fuga. “Borghi sentinella di un’area vasta e frastagliata. Periferie dell’anima paradossalmente centrali nella storia dell’Irpinia, terra che profuma di zolfo e ginestre, tartufi e Carmasciano”. L’opera della Ciarcia, un report giornalistico che non poteva non essere di assoluto livello, si differenzia anche per la veste grafica, per l’illustrazione del giovane Gabriele Casillo, per gli scatti suggestivi e iconici di Fabrizio De Marco, per la direzione artistica di Armando Rinaldi. Un bel colpo anche per Delta 3 Edizioni, la Casa di Silvio Sallicandro che da qualche decennio, dalla sua sede di Grottaminarda, ha scommesso sul territorio, raccontandolo.

Validissimo anche il parterre di contributi: dalla presentazione di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, alla prefazione di Franco Di Cecilia, consigliere provinciale con delega alla Cultura e dirigente scolastico.

Niente è perduto per sempre

Pasquale Gallicchio

Sempre il rapporto con le proprie origini è alla base del nuovo romanzo di Pasquale Gallicchio (edito anch’esso da Delta 3 Edizioni), giornalista professionista nativo di Bisaccia e giunto ormai alla sua terza opera letteraria.

Il successo di “Terra” e di “La curva” ha consegnato a Gallicchio un largo credito da parte di pubblico e critica per ciò che riguarda proprio l’analisi della vita nei piccoli paesi. L’opera parla del ritorno in paese dopo trent’anni da parte di un giovane emigrato, che si ritrova a dover fare i conti con la malattia del padre e la trasformazione dei luoghi dopo la ricostruzione post-terremoto. Quello di Gallicchio è un romanzo imperniato su tre componenti fondamentali: l’amore viscerale per il proprio territorio, al cui richiamo spesso non si sa resistere; l’ombra sempre presente del terremoto, di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario; il viaggio nell’Alzheimer, una malattia totalmente invalidante che nel caso specifico certo non aiuta a sviluppare un rapporto positivo tra padre e figlio.

Su queste direttrici si sviluppa la trama: lo sfondo, però, è sempre una profonda riflessione sullo stato attuale dei paesi e su ciò che potranno essere. Proprio a questo si lega l’iniziativa “Rivivere i piccoli paesi”, lanciata dall’autore stesso. “Vuole essere un modo per richiamare l’attenzione sulle piccole realtà in maniera concreta – spiega Pasquale Gallicchio -, avviando un dibattito che si svilupperà con una serie di iniziative durante le presentazioni del libro ma soprattutto attraverso i social. Abbiamo bisogno di nuove idee che possano essere abiti su misura per le nostre zone e non modelli scopiazzati, magari presi in prestito da realtà cittadine per poi confezionarli per i piccoli paesi. Forse, è stato questo uno degli errori commessi che ha compromesso l’intera ripresa dei paesi”.

L’autore ha cominciato all’inizio agosto un tour di presentazioni che lo vedrà impegnato per tutta l’estate: già altissimo l’interesse per un’opera che tratta un tema da tempo al centro dell’agenda politica e sociale delle aree interne del Mezzogiorno.

Domenico Bonaventura

Domenico Bonaventura (Avellino, 1984), giornalista, comunicatore e saggista, vive e lavora tra Lacedonia, in Alta Irpinia, dov’è cresciuto, e Roma. Laurea Magistrale in Scienze Politiche – indirizzo Comunicazione politica, economica e istituzionale – presso la LUISS “Guido Carli” di Roma. Giornalista con una passione rovente per il calcio, la politica e le parole. Italiano e meridionale fiero e critico, una passione rovente per il calcio, la politica e le parole, ho gestito e gestisco diversi uffici stampa - campagne elettorali, manifestazioni culturali, enti museali. Collabora con diverse testate: dal 2010 con la redazione di Avellino de Il Mattino di Napoli, con cui ho firmato più di millecinquecento articoli, dal 2016 con Restoalsud.it e da due anni con Il Mattino di Foggia e con Eurocomunicazione.com. Coordina l’area Comunicazione per diverse aziende e figure politiche e istituzionali. Mediamente attratto dalle reti sociali, le utilizza soprattutto per ottimizzare il lavoro. Moderatore e relatore in molteplici convegni e corsi di formazione, è autore del saggio “Parole e crisi politica. Dal politichese all’economichese. Come cambia il lessico politico al tempo della crisi” (ilmiolibro.it, 2013), finalista del Concorso Letterario Nazionale Ilmioesordio Ha fondato e gestisce il progetto di comunicazione Velocitamedia.it.

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