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Calci nel sedere ai ‘farabutti’ che stanno nei partiti

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La politica è la più alta forma di carità”. Parola di Paolo VI. Ingenuo papa Montini? Per niente.

Naturalmente occorre chiarire che cosa si intende per politica e chi sono coloro ai quali è dato il mandato di esercitare il potere. Purtroppo la tentazione di allungare le mani sulla cosa pubblica per fini ignobili si fa sentire oggi come nel passato. “Basta essere uomo per essere un pover’ uomo” scriveva don Primo Mazzolari.

E di “poveri” uomini la terra è piena. Consapevole che gli uomini vanno soggetti a tanta insana meschinità, la società civile si è attrezzata di leggi, regole e divieti per impedire – per quanto è possibile – che la cosa pubblica finisse nelle mani di “ farabutti” che la esercitano come se fosse eredità privata. Il Vangelo ricorda ai cristiani che “chi è fedele nel poco lo sarà nel molto”.

Questa regola elementare non si può smentire: chi si lascia ammaliare oggi dalle briciole, di certo, tenterà di arraffare la pagnotta quando sarà il momento. La storia politica italiana del ventesimo secolo la conosciamo. La gente stanca di essere sfruttata, ingannata, tenta di correre ai ripari. Non sempre è facile. E accade, che, sovente, la cura è peggiore del male. Il popolo si affida al primo “ redentore” che emerge dalla massa.

Gli anni che verranno si faranno carico di svelare chi era costui e dove voleva arrivare. Anche la “potente” arma della matita nella cabina elettorale, a volte tanto potente non è, e non serve che a decidere solo il male minore. Andreotti, con la solita ironia, affermava che, spesso, occorre andare a “ votare con il naso tappato”. Il popolo reagisce a una classe politica incapace o insulsa.

O, almeno, tenta, crede, spera di reagire. E si affida al nuovo che avanza. Un nuovo che potrebbe essere veramente bello, onesto, trasparente bello, o solo vecchio ferro arruginito e verniciato. Occorre discernimento, la novità per la novità lascia il tempo che trova. Il discorso è più difficile e complesso. La democrazia ha il suo prezzo da pagare, ma è pur sempre il migliore dei sistemi. Con il suo carico di pesi e contrappesi evita a chiunque di governare in modo assoluto e squilibrato. Il potere nelle mani di gente inadeguata o corrotta fa spavento. Se non viene esercitato e vissuto come servizio è lacerante. Dà alla testa. Letteralmente.

E “logora chi non ce l’ ha” ma lo brama. La gente è stanca. Ha fame. Cerca lavoro. Chiede serenità. Tanti temono di finire sotto i ponti o ai dormitori pubblici. Le mense per i poveri sono affollatissime. I nostri giovani emigrano. Michele, laureato a 24 anni con 110 e lode, è già volato al di là dell’ Oceano. Il popolo sovrano solo da lontano può accostarsi ai palazzi del potere. Sono distanti, tanto, troppo distanti. E hanno le porte chiuse. A volte i politici parlano tra loro una lingua incomprensibile. Dimenticano la storia d’ Italia e degli italiani che la abitano. E si impegnano a risolvere problemi che potrebbero essere rimandati. Fanno lotte per “diritti” a volte inesistenti e sorvolano sui diritti inalienabili. Spendono e spandono denaro pubblico per spettacoli depravati come è successo in questi giorni a Terni – vera e proria pornografia vergognosamente fatta passare per arte – ma non sanno sostenere le famiglie numerose e le mamme desiderose e impaurite di mettere al mondo un figlio.

Le priorità, le emergenze, le urgenze non sempre sono al primo posto nelle agende della politica. Il popolo si addolora, si vergogna nell’ assistere al triste spettacolo di politici menefreghisti, assenti, sovente incapaci e volgari. Ma, soprattutto, si scandalizza, che in Parlamento siede anche gente disonesta. L’ onorevole Giorgio Napolitano ha detto di recente che il “ Parlamento è uno straccio”. Queste parole sulla bocca dell’ anziano politico che per due volte è stato presidente della Repubblica, sono una picconata in testa per l’ uomo della strada. Se questo Parlamento è uno straccio, non basterà certamente qualche riforma che auspica a trasformarlo in un foulard. Napoli è una città bella e problematica. La città è ostaggio della disoccupazione, di camorristi e malviventi.

Gli ultimi due morti ammazzati a Miano in mezzo ai bambini che giocavano a pallone danno la cifra della violenza e dei pericoli cui sono sottoposti i cittadini onesti. In questo tragico contesto le diatribe tra il presidente della Regione, Vincenzo De Luca e De Magistris, sindaco di Napoli, non aiutano a riprendere fiducia nelle istituzioni. Alle affermazioni di De Luca: “ Nel Pd ho trovato fior di farabutti” il sindaco risponde “ Il problema è suo, evidentemente ci sta bene”. Non mi piace. In un qualsiasi partito italiano se ci sono fior di farabutti occorre mandarli via a calci nel sedere. Non è vero che “ il problema è suo”, il problema è nostro, è di tutti, è degli italiani che sudano sudore e sangue per ingrassarli. Non ho mai capito a chi possono servire queste scaramucce.

Napoli di certo non ne ha bisogno. Al contrario, la città, necessita di tanta buona volontà e comunione di intenti – sinergia – per uscire fuori dalle secche in cui tristemente e pericolosamente versa. Non mi piace nemmeno De Luca quando si riferisce agli appartenenti al Movimento Cinque Stelle definendoli “ circo equestre dei grillini”. Non sono un circo equestre, sono giovani stanchi e sfiduciati che vorrebbero cambiare il mondo. Non è detto che tutti siano onesti e trasparenti. Il Movimento non è esente dalle meschinità che alberga negli altri partiti. Non è fatto di angeli ma di uomini. Mettimoli alla prova. Teniamoli d’ occhio, evitando di mettere bastoni tra le ruote. Al di là di ogni convinzione politica vorremmo che si contestassero. Si discutessero, si valutassero le idee, i comportamenti, i progetti, le scelte senza il bisogno di ricorrere alle offese che sono sempre inutili e dannose. Sarebbe tanto bello se prima di parlare, coloro che detengono il potere, si mettessero nei panni del popolo che li ascolterà. Quel popolo che, unico sovrano, attende, sogna, spera risposte vere ai veri, concreti, a volte tragici problemi che gli appesantiscono la vita.

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