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Contemplare e pulire il mare a 93 anni: è il Nonno Plastic Free

Un arenile su cui da anni si siede e guarda il mare: è questa buona abitudine che gli è valsa il titolo di ‘nonno del mare’ e ha incuriosito, già un anno fa, Radio G Giulianova, emittente radiofonica della provincia in cui vive,  Teramo, a cui aveva raccontato quanto fosse importante “respirare l’aria buona del mare”.  E ha riscosso un grande successo quando si è tornato a parlare di lui sulla pagina Facebook “L’abruzzese fuori sede”, finendo poi su Repubblica,  per il gesto che ha compiuto appena terminato il confinamento da Covid-19.

Il suo nome è Pasquale Di Marco, 93 anni compiuti il 20 aprile, di Poggio San Vittorino, piccola frazione del comune di Teramo, da cui “calava ogni giorno a Giulianova per sedersi in spiaggia e guardare semplicemente il mare”, come racconta la pagina “L’abbruzzese fuori sede”, tant’è che per tutti è il romantico nonno contemplatore del mare, di cui si è scoperto anche un forte spirito ecologista quando ha deciso,  finito il lockdown, di guidare per 30 Km e raggiungere il solito arenile sul quale si siede per contemplare il mare e pulirlo.

Nonno Plastic Free

Munito di mascherina sul viso e buste per raccogliere la plastica, nonno Pasquale ha dedicato così la sua prima giornata di libertà a quel pezzetto di spiaggia del cuore da cui è rimasto lontano, inevitabilmente,  solo durante l’emergenza coronavirus.

“Ci sono tornato appena hanno dato il permesso per uscire. Ho raccolto due buste di quelle nere piene di plastica. La gente ormai non rispetta più nulla”, dice Pasquale al telefono con Repubblica. Il suo impegno ambientalista è stato notato ed apprezzato anche dalla Onlus Plastic Free che l’ha ribattezzato ‘nonno plastic free‘, secondo appellativo, quindi, dopo quello già attribuitogli di nonno del mare.

Dalla miniera alle spiagge, la storia di Pasquale

A Pasquale interessa poco la notorietà riscossa su Facebook attraverso le foto in cui compare intento a raccogliere tubi, reti, bottiglie e persino uno pneumatico. Ciò che conta per lui è essere civili e il suo gesto incarna esattamente quest’idea,  dando con estrema naturalezza una sberla morale a chi imbratta e non rispetta il pianeta che ci ospita.  La sua è stata una vita dura, in cui ha cambiato tanti lavori, “sono stato nelle miniere in Belgio a 920 metri sotto terra, poi ho lavorato in una grande vetreria, ho fatto il cameriere, l’infermiere e il contadino. Coltivo ancora la mia terra e quando vengo a guardare il mare penso a Dio che mi dà il potere di arrivare qui con la macchina”.  Nella sua vita ha sempre avuto l’obiettivo di migliorarsi, accettando ogni sfida lavorativa che gli si presentava, scongiurando la miseria della guerra, perchè, come dice Pasquale, “male non fare, paura non avere”.


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