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Così i migranti hanno cambiato il volto del Mediterraneo

LONDRA – Presto sarà tradotta anche in inglese, per raccontare il nuovo volto del Mediterraneo pure a chi non ci vive attorno. Questa mappa, contenuta nel libro “Spazi in migrazione, cartoline di una rivoluzione”, mostra  l’Italia in orizzontale: una soggettiva dal trampolino per l’Europa, che fa vedere lo Stivale  dalle coste della Tunisia usate da migranti e scafisti per lasciare il nordafrica.

Una cartina del Mediterraneo che ci fa girare il collo, tanto quanto non siamo abituati a cambiare punto di vista e considerare spazi e luoghi da prospettive diverse dalla nostre.

La curatrice Federica Sossi l’ha presentata a Londra, all’interno di una rassegna di letteratura all’Italian Bookshop, insieme a Martina Tazzioli ed Evelina Gambino. “Abbiamo rovesciato il modo di vedere il mare rispetto alla terra – spiega a “Resto Al Sud” la docente di Estetica all’Università di Bergamo e coordinatrice del sito “Storie migranti” – ma la terra esiste ed è quella che abbiamo rappresentato”.

E’ una Geografia riscritta dalla Storia e dalla cronaca: non c’è nessuna traccia di confini politici tra gli Stati (Italia, Francia, Tunisia, Libia), ma c’è la visualizzazione grafica di rivoluzioni – quelle della Primavera araba – e partenze, naufragi, attraversamenti, lotte, resistenze, fughe, frontiere, espulsioni, occupazioni (squat compresi), rientri e nuovi Stati. Le uniche linee sulla mappa sono quelle dei percorsi in treno, lungo una ferrovia della speranza che parte dalla Sicilia e attraversa l’Italia fino alla Francia. Prima di arrivare ai vagoni c’è il mare da superare e la sua tappa obbligata: l’isola-laboratorio Lampedusa, dove ci vuole un grappolo di icone per visualizzare così tanti eventi in un puntino così piccolo della mappa. L’isoletta siciliana è rappresentata come un “luogo nuovo”: un spazio in cui gli sbarchi si svolgono con insistenza e dove  vengono attuate le frontiere ed effettuate le espulsioni; tutt’intorno, ci sono i triangoli tragici dei maxi-naufragi.

“I migranti che affrontano il mare vogliono andare in Francia, in Belgio, in Germania e in Svizzera – continua Martina Tazzioli, dottoranda in Politcs al Goldsmiths College di Londra – mentre quelli che aspirano ad andare in Inghilterra si ritrovano tutti  bloccati a Calais in Francia: attualmente sono oltre sessanta, tutti siriani. Non sanno, evidentemente, che nel Regno Unito gli irregolari sono trattenuti all’interno di un detention center dove il tempo di detenzione può anche essere illimitato”.

Il ruolo dell’isola delle Pelagie  è cruciale in questo cambiamento di prospettive, tanto che in Francia si è formato perfino il “collettivo dei tunisini di Lampedusa a Parigi”: “le persone riunite in questo collettivo – dice Federica Sossirivoluzionano l’assegnazione politica dello spazio: sin dal nome, lo unificano e ne fanno la propria identità”.

A comprendere l’importanza di Lampedusa c’è anche il coordinamento di mamme tunisine che temono di aver perso i propri figli durante i viaggi verso l’Europa: da un anno la loro associazione “La terra è di tutti” chiede esami del dna e confronti delle impronte digitali, e questa estate ha inviato una videolettera al sindaco Giusi Nicolini perchè chiedesse all’Europa di intervenire (questo il link del video pubblicato su Youtube: http://goo.gl/1EVzvX) insieme ad un dossier che ricostruisce le storie delle singole traversate. Lei lo ha fatto, inviando alle istituzioni un documento dal nome significativo: “Prendiamo sul serio questo dolore” (http://goo.gl/7V8hkE).


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