Nasce in Germania da genitori italiani, padre operaio alla Mercedes e madre sarta, si trasferisce in Sicilia dove continua i suoi studi fino al diploma per poi andare a Roma. Di strada Francesco Castiglione ne ha fatta; in queste settimane lo stiamo vedendo in “Don Matteo”, la fiction oramai entrata nel cuore di molto spettatori, in cui interpreta Barba.

Chi è Francesco Castiglione?

Posso dire che Francesco è un ragazzo come tanti altri ma che sin dall’adolescenza aveva un grande sogno, un obiettivo nella vita e non ha mai perso la concentrazione per raggiungerlo. Forse neanche lui era cosciente a cosa andava incontro lasciando un piccolo paese di provincia dell’entroterra Siciliana, a soli 19 anni, per arrivare in una grande città come Roma, ma la sua grande passione per la recitazione l’ha fatto agire istintivamente ma con le idee sempre ben chiare. E’ un ragazzo sensibile, attento alle piccole cose e legato molto alla sua famiglia. Crede profondamente nell’amicizia e ai rapporti umani. Ama la vita che gli ha tolto tanto, ma che allo stesso tempo gli sta regalando tante belle emozioni.

Non solo con l’Italia, in particolare con la Sicilia, ma anche con la Germania. Ci racconti un po’ questo legame con due nazioni così diverse?

In Germania ci sono nato perché papà emigrò negli anni ‘60 in cerca di una vita migliore proprio in quella terra che gli ha dato una possibilità lavorativa, ma il cuore e la mente erano sempre lì, nella nostra terra, la Sicilia, l’Italia. Credo che tutti gli emigranti di un tempo passato partissero con il cuore spezzato, le distanze non erano come oggi: si partiva e non si sapeva quando e se si ritornava per riabbracciare i propri cari. Ho studiato in Germania fino alla quarta elementare, poi all’età di 10 anni mi sono trasferito in Sicilia con la mia famiglia e ho iniziato un nuovo percorso ed ero felicissimo di tornare dai miei nonni, dai cugini, nella mia terra che vedevo una volta l’anno per le vacanze estive. Oggi, appena posso, ritorno in quei luoghi della mia infanzia, ne ho bisogno, fanno parte di me, ma non tornerei più a vivere in Germania: amo troppo l’Italia.

Com’è nata la passione per la recitazione?

 All’età di sei anni, durante la recita di prima elementare, la maestra mi fece fare il protagonista di uno spettacolo; la cosa mi affascinò e all’età di 14 anni, alle scuole medie, successe la stessa cosa ma ero più consapevole. Mi piaceva veramente tanto dar vita a dei personaggi così lontani da me, anche perché ero molto timido. Guardando poi i film di Mastroianni e le serie televisive americane, fui avvinto da quel mondo e, un anno dopo, mi scattò qualcosa dentro di inspiegabile, volevo essere come loro, volevo fare l’attore, lo volevo a tutti i costi. Compravo il giornale “Ciak” e mi nutrivo di cinema e fu lì che lessi dell’Accademia d’arte drammatica che stava a Roma; da quel momento decisi che dopo il raggiungimento del diploma, sarei partito per realizzare i miei sogni. Da allora di tempo ne è passato e se guardo indietro sorrido ricordando quell’adolescente così fragile ma testardo e ambizioso allo stesso tempo che, dal nulla, è riuscito a costruire qualcosina, passo dopo passo, senza mai arrendersi alle difficoltà che nel nostro mondo sono infinite.

Cosa rappresenta per te il cinema?

Orson Welles diceva che il cinema è il nastro dei sogni; voglio definirlo anch’io così.

Per esigenze lavorative, ti sei trasferito a Roma. La Città Eterna è una sorta di seconda casa?

Roma ormai è a tutti gli effetti la mia seconda casa, ci vivo da 16 anni; praticamente ho vissuto più qui che in qualunque altro posto, ma non nego che la voglia di vivere, anche solo per poco, in altri Paesi mi stuzzica, per il momento mi accontenterò di andare a New York per un mese dopo le riprese di Don Matteo, poi chissà.

In queste settimane ti vediamo nell’undicesima stagione di “Don Matteo”. Perché hai deciso di farne parte?

Ho fatto il provino nel 2015 ed ero emozionato di farlo perché conoscevo la serie tv e la sua importanza. E’ una fiction molto amata e sono orgoglioso di far parte di questa grande famiglia. Un onore per me.

Ci racconti del tuo personaggio?

Io sono Barba, un carabiniere diligente, preciso e dedito al suo lavoro, ma accanto al maresciallo Cecchini, inevitabilmente, anche il più disciplinato ogni tanto si scompone. In questa nuova stagione, si scoprirà qualcosa in più del mio personaggio, qualcosa del suo passato, si troverà di fronte a una situazione inaspettata.

Vesti i  panni di un uomo in divisa. Oggi come oggi, hai ancora fiducia nella giustizia?

Sono molto fiero di indossare la divisa dell’arma dei carabinieri, uno dei miei migliori amici è un carabiniere e so quanto lavoro dedicano al cittadino e al nostro Paese, un mondo fatto di sacrifici e rinunce. Sì, credo profondamente nella giustizia.

Com’è stato recitare al fianco di grandi attori come Terence Hill e Nino Frassica?

Lavorare con Terence Hill è una delle gioie più grandi. Da piccolo guardavo i suoi film con mio padre e mi sembrava quasi un personaggio inesistente, un mito che esisteva solo lì, “in televisione”, e oggi ritrovarmi sul set con lui mi sembra inverosimile. E’ un uomo straordinario, timido e umile, gentile con i tantissimi fan e rispettoso dei colleghi e di tutte le maestranze. Un vero signore.

Nino Frassica ha un talento incredibile, da lui “rubo” il più possibile, amo il modo in cui si cuce addosso le battute, nulla è mai scontato, preciso e folle allo stesso tempo. 

Cosa ti piacerebbe arrivasse di questa stagione televisiva?

L’attore si augura di lavorare 365 giorni l’anno, o quasi; questo mestiere ci riempie il cuore e ci fa stare bene, quindi dopo “Don Matteo” mi auguro di poter ricevere tante proposte di lavoro. L’attore è “un’atleta dell’anima”, ecco che spero di continuare ad allenare la mia.

I tuoi prossimi progetti?

Dopo le riprese di “Don Matteo 11”, che finiranno intorno a metà febbraio andrò per un mese a New York e quando tornerò inizierò le riprese di un film-documentario del quale sarò il protagonista, un progetto nato tanti anni fa e che finalmente si realizzerà. Tornerò sul palcoscenico, ne sento il bisogno, il teatro per me è vita.