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E gli imprenditori di internet in Russia si schierano per le elezioni del sindaco di Mosca
07 Ago 2013 15:59

Trentacinque imprenditori di piccole aziende Internet russe si sono schierati pubblicamente con il candidato a sindaco di Mosca Alexei Navalni, principale oppositore del Cremlino, lanciando un manifesto a suo sostegno.

Lo riferisce oggi l’autorevole quotidiano finanziario ”Vedomosti”, notando che tale posizione costituisce un precedente: era dal tempo della cosiddetta ”equidistanza” degli oligarchi, il loro allontanamento dal potere stabilito da Putin dopo l’era Eltsin e il caso Yukos, che il business russo non osava appoggiare apertamente l’opposizione.

”Ci aspettiamo da Navalni la protezione dello Stato di diritto, il supporto ai tribunali indipendenti, reale responsabilità dei funzionari pubblici. Da parte nostra, sosterremo la sua reputazione politica, le sue risorse finanziarie, organizzative e altro”, si legge nel documento definito ”contratto sociale e politico”.

Tra i firmatari i fondatori, proprietari o top manager di aziende come ”Vikimart”, ”Groupon”, ”Head Hunter”, ”Sports.Ru” e altri. Il sostegno è offerto a titolo individuale e non aziendale, con un obiettivo chiaro per i promotori, battezzati da Vedomosti ”I 35 amici di Navalni”: ”Si dice spesso che le imprese sono fuori dalla politica, ma riteniamo questa posizione sia vigliaccheria e ipocrisia. È ora di riconoscere che la politica ha impatto diretto sul business. Unirci e ottenere rappresentanza politica – è parte del nostro lavoro e una responsabilità sociale diretta”, si legge nel documento, distribuito a diverse decine di aziende rappresentanti della ”nuova economia” russa.

Nel maggio 2012, un gruppo di 16 uomini d’affari e intellettuali russi aveva dichiarato pubblicamente il proprio sostegno al Fondo Navalni, base finanziaria per la lotta condotta dal blogger contro la corruzione in Russia. Due di loro, l’ex rettore della New Economic School Sergei Guriev e la moglie Ekaterina Zhuravskaia, economista, successivamente hanno lasciato la Russia per timori di persecuzioni.


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