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E’ il male a soccombere, mai il bene. Alessandro Preziosi in “Sotto Copertura 2”

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Antonio Iovine, detto ‘o Ninno, è in prigione. Ma la camorra ha due teste e una è ancora in libertà: Michele Zagaria. Il boss vive in un bunker nascosto sotto i reticoli di case di Casapesenna, suo paese natale. Da lì continua a dirigere, senza intoppi, il suo impero criminale. Non solo racket, Zagaria ha messo le mani, con le sue imprese ripulite e una strategia spietata, sulle grandi opere italiane degli ultimi anni, da Milano a Salerno. Per catturare il boss, Michele Romano, il capo della mobile di Napoli, sarà costretto a calarsi nella zona grigia tra bene e male e raccogliere informazioni di prima mano dai camorristi. Un gioco pericoloso, che attirerà su Romano gli occhi vigili della giustizia e che minaccerà non solo di rovinare l’indagine su Zagaria, ma anche di distruggere la sua reputazione, la sua famiglia, la sua vita. Nel ruolo del capo dei Casalesi, sarà Alessandro Preziosi che, oltre a fare un breve ma intenso excursus sulla sua carriera, è eccezionale nel vestire i panni del malavitoso, dandogli tutte le sfumature di quell’accurata crudeltà che solo un uomo come Zagaria sa fare.

Tua madre è napoletana e tuo padre di Avellino. Cosa rappresentano la Campania e il Sud per te?

Sono il Mediterraneo: l’Europa è nata grazie a questa piccola grande parte di mondo. Il continente europeo si è fondato su questa specie di braccio teso in mezzo al mare che è l’Italia, con la sua forza economica, la sua cultura e le sue tradizioni. Per me il Sud è esattamente questo, è quella parte del Mediterraneo che ha dato vita all’Europa.

Dopo la laurea in giurisprudenza, sei andato a Milano per frequentare l’Accademia dei Filodrammatici. Cosa vuol dire essere attore oggi come oggi?

Alla mia età credo che voglia dire investirsi di più e concretizzare il fatto che sia una responsabilità culturale, l’interprete deve essere cosciente di essere molto spesso un moderatore culturale. L’attore è e dovrebbe essere  un portatore di bellezza, una bellezza che deve cercare di arrivare a tutti.

Alessandro Preziosi in posa durante il photocall in occasione della presentazione della fiction Rai ‘Sotto copertura. La Cattura di Zagaria’, 11 ottobre 2017, a Roma.

Da qualche anno sei anche regista. Perché intraprendere anche questo tipo di ramo artistico? Cosa vuol dire stare dietro le quinte?

Vuol dire essere il motore di un insieme di ritmi, l’attore invece è uno dei meccanismi di questi ingranaggi. E’ l’altra faccia della medaglia. Quando fai questo mestiere in un Paese come il nostro dove niente è scontato, lo stare dietro le quinte permette di perfezionare una carriera, di concretizzarla, di metterti costantemente alla prova: risulta essere un tassello fondamentale per arricchire il tuo percorso, sempre e comunque.

Nasci in teatro: hai prestato anima e corpo a personaggi come Cyrano de Bergerac e Van Gogh; sei andato in scena con autori come Shakespeare, Moliere, Pavese e Sant’Agostino, solo per citarne alcuni. Cosa rappresenta per te il palcoscenico rispetto al piccolo e grande schermo?

Il teatro permette al cinema e alla televisione di sfruttare al meglio un artista. Un attore si forma, si solidifica e si arricchisce attraverso le continue prove, il possibilismo della messa in scena e delle variazioni del perfezionismo che ha il teatro. Il cinema e la tv sicuramente contribuiscono al miglioramento della performance , ma è il teatro che permette il perfezionamento dell’artista, a seconda del film o della fiction che si vanno a interpretare.

Sicuramente il ruolo per il quale il grande pubblico ti ha conosciuto è stato quello del conte Fabrizio Ristori di “Elisa di Rivombrosa”. Cosa devi al Conte?

Beh, gli devo molto perché è stato il primo grande progetto della mia carriera da attore. Il conte Fabrizio Ristori mi ha fatto conoscere al grande pubblico e non posso far altro che dirgli Grazie.

Ti abbiamo visto vestire i panni del giudice Sossi ne Gli Anni Spezzati. Fu sequestrato dalle Brigate Rosse a Genova nell’aprile del 1974 e rilasciato a Milano nel maggio dello stesso anno. Qual era stata la sua “colpa”?

Nessuna, era un uomo che faceva correttamente e onestamente il proprio lavoro. In un Paese come l’Italia, fare il proprio dovere costituisce in gran parte dei casi purtroppo un motivo di pericolo per la propria incolumità e per quella delle persone che ti stanno intorno.

Ti abbiamo visto anche in “Per amore del mio popolo”, dove dai anima e corpo a don Diana, il prete anticamorra ucciso il 19 marzo 1994 a Casal di Principe. Cos’aveva di unico don Diana?

Ha avuto il coraggio di mettersi in campo e di combattere realmente, ha unito i fatti alle parole, qualità che purtroppo non tutti hanno. La parola e l’esempio concreto sono stati gli strumenti da lui utilizzati, risultati poi eccezionali per la grande missione che si era prefissato.

Stasera ti vedremo nella seconda puntata della seconda stagione di  “Sotto Copertura”. Per quali motivi hai deciso di far parte di questo progetto?

La possibilità di lavorare con Giulio Manfredonia c’era già stata in altre occasioni ma non era mai andata a buon fine purtroppo. I progetti della Lux che mi hanno visto coinvolto sono sempre stati ben strutturati. Con un personaggio come Zagaria, avevo un buon margine di lavoro. Per me è stata una sfida, una bella sfida e in questo mestiere le sfide fanno parte della vita.

Interpreti il boss Michele Zagaria. Come ti sei preparato per questo ruolo?

Non è stato semplice ma mi sono preparato su vari livelli. Posso dirti innanzitutto che ho cercato di approfondire la persona di Zagaria con tutti i pro e i contro: le intercettazioni telefoniche, identikit, foto, aneddoti e racconti. Ho rivisto come veniva presentata la figura del malavitoso nei vari progetti cinematografici e televisivi che trattano di camorra: da “Il sindaco del rione Sanità” di  Eduardo De Filippo alla figura di Raffaele Cutolo ne “Il camorrista” di Tornatore. Sul set ho cercato di tirare fuori tutta la Napoli che è in me.

Chi è per te Michele Zagaria?

E’ la vittima più evidente di una società che da un lato non funziona come dovrebbe, una società cioè che spinge a perseverare il male pur sapendo che ciò non porta da nessuna parte; dall’altro lato è il simbolo del lato oscuro delle persone che prescinde dalla società, di una mentalità sbagliata purtroppo molto ben costruita.

E la criminalità organizzata?

E’ una specie di sanguisuga presente nel nostro tessuto sociale che non è costituita da una sola persona, ma da molte di più che decidono di cooperare per un proprio guadagno e per cambiare la faccia della società in cui vivono. C’è una premeditazione quasi da partito politico di vecchia Repubblica.

Secondo te avrà mai una fine?

Non posso che augurarmelo!

Cos’ha voluto dire per il nostro Paese la cattura del boss della camorra?

Ha significato moltissimo a livello umano. Il male si può sconfiggere e il bene può trionfare. Il castello delle coperture e dell’omertà può crollare anche definitivamente se ci si impegna davvero a favore dell’onestà.

Cosa vorresti arrivasse al grande pubblico di “Sotto Copertura 2”?

Mi piacerebbe che i telespettatori comprendessero al meglio la determinazione presente nei due grandi insiemi della vita, ovvero nel bene e nel male. Anche il male può avere un’astuzia ipnotica e un grande fascino, esattamente come il bene. In un confronto disperato tra i due, è il male a soccombere, mai il bene. Non dobbiamo mai dimenticarcelo!

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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