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Ecosistema Innovativo Delle Maggiori Città del Sud

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Il 50° rapporto sulla situazione sociale del Paese/2016 pubblicato dal Censis nei giorni scorsi, nel capitolo di considerazioni generali su “La società italiana al 2016”, che è l’unico che è possibile scaricare integralmente previa registrazione, sono contenuti dati d’interesse per quanto riguarda l’ecosistema innovativo e le startup nelle città con più di 250mila abitanti nel nostro Paese.

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Le 12 più grandi città italiane, dove risiede il 15.2% della popolazione italiana, raccolgono il 37.3% delle startup innovative [e il 23,8% di quelle inquadrabili nel manifatturiero], il 45% degli incubatori d’impresa, il 43.5% degli spin-off universitari e il 21.1% dei fablab dove si applicano i talenti dei nuovi “artigiani digitali”.

A questo proposito occorre segnalare il ritardo che ancora oggi l’Italia sconta rispetto ai più avanzati Paesi europei nel formare o reclutare ricercatori impegnati nella ideazione di nuovi prodotti, processi, metodi e in generale di nuove conoscenze. In Italia i lavoratori con compiti di ricerca e innovazione, misurati in termini di unità Fte [Full time equivalent], sono circa 120.000: un dato molto inferiore a quello dei principali Paesi europei e corrispondente allo 0.5% degli occupati totali [media Ue a 28 Paesi 0.8%, Francia 1%, Germania e Regno Unito 0.9%].

Nel nostro Paese, inoltre, la quota di ricercatori che operano all’interno di imprese è del 38.3%, molto inferiore alla media europea [48.4%] e ben lontana dai valori di Francia [60.4%] e Germania [56.1%]. In sostanza l’Italia, oltre ad avere un numero di ricercatori inferiore a quello dei principali Paesi europei, sia in assoluto che in rapporto agli occupati, tende a concentrarli in misura molto superiore alla media europea all’interno di università e centri di ricerca [40,2%], nel mondo istituzionale [18%] o anche del non profit [3.5%].

A fronte di una situazione anche in questo campo non certamente virtuosa, diciamo, la situazione del Sud è, ahimè, ancora una volta di distanza non solo dall’Europa ma anche dal resto del Paese. Infatti, secondo le elaborazioni del Censis su fonti varie, solamente il 14.2% delle startup innovative dei 12 principali capoluoghi è nelle città del Sud, percentuale che scende al 13.7% per quanto riguarda specificatamente le startup innovative riconducibili al manifatturiero [settore che determina oggi, nonostante il ridimensionamento, il 13.5% del Pil nazionale e che vale l’80.4% dell’export italiano].

Sbalorditiva la situazione del Sud per quanto riguarda gli incubatori di startup innovative: non ne esiste neppure uno tra tutte le città del Mezzogiorno prese in considerazione dal Censis.

Scende ulteriormente al 13% sul totale l’incidenza delle 4 città del meridione per quanto riguarda le spin-off universitarie e se si escludesse Bari, dove sono ubicate due terzi delle spin-off universitarie delle principali città del Sud, la situazione sarebbe ancor più drammatica, se possibile.

Una situazione ancora una volta difficile che la burocrazia con lacci e lacciuoli rischia di affossare ulteriormente visto che le agevolazioni concesse sono rimaste solamente una promessa e meno del 20% dei fondi è stato erogato alle startup del meridione che ora si trovano in una situazione di grande difficoltà perché hanno dovuto anticipare di tasca propria i denari dei progetti

Insomma, purtroppo l’innovazione, e l’occupazione che le startup possono generare, non è al Sud. Anche per questo noi di Resto al Sud abbiamo fondato la nostra Academy per supportare singoli imprenditori, giovani, imprese, nel cammino verso il futuro, restando al Sud, naturalmente.

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