Per correttezza, ci preme ammonire il lettore che questo pezzo sarà più lungo dei precedenti. Il disorientato sta per mettere in atto l’ultimo tentativo alla ricerca della sua bussola. Ma non sa cosa lo attende nella “Stanza Democratica”. Mancano soltanto tre giorni, l’attesa sta salendo anche se nei tigì, che parlano solo di neve, sale e Raggi, pare quasi che il 4 marzo sia la data d’inizio della Primavera.

Comunque, bisogna tentarle tutte prima di decidere dove mettere la ics. Per cui, anima e coraggio, aprire anche questa porta e verificare. Lo spettacolo, qua dentro, non è dei migliori. Tutt’altro. All’appendipanni un chiodo stile Fonzie, già visto in tivvù. Di quelli che servivano per darsi un’aria di giovane tra i giovani quando in realtà si era più vecchio dei vecchi. Poi un computer acceso, la schermata su Fb, al profilo personale del segretario, che crede (solo lui) di essere pure il candidato. Si legge “La serietà paga”. Strano, molto strano: questo è quello col chiodo che assicurò, giurò, garantì all’Italia intera che si sarebbe ritirato a vita privata in caso di sconfitta al Referendum. Non fu una sconfitta, fu una rovinosissima sconfitta. Con lui, la bella addormentata paracadutata nel bolzanino perchè a casa sua la lincerebbero, e un altro deputato, che parlava in televisione di una nuova stagione della politica, fatta di serietà, appunto. Naturalmente è pure lui candidato.

Niente di più normale, nella nuova politica della serietà. Quella politica che ha introdotto un linguaggio nuovo ma in realtà antichissimo. La narrazione non di quel che è, ma di quel che nella mia testa vorrei che fosse. Uno storytelling, tra l’altro già visto dalla celebre “discesa in campo” in poi, imperniato su continue anafore di chiara impronta stilnovistica e dantesca. Allora proviamo anche noi a descrivere brevemente quella politica attraverso l’utilizzo incontrollato delle anafore.

E’ la stessa politica che per mesi ha tacciato di populismo, razzismo, squadrismo e ogni -ismo possibile quei movimenti fautori della linea dell’”aiutiamoli a casa loro”, salvo poi allinearsi sfacciatamente. La serietà paga. E’ la stessa politica che ha osannato e poi combattuto quel signore anziano che in Irpinia, in Campania e forse pure in Italia “se la comanda ancora lui”, e che non poteva che ritrovarsi mano nella mano con quei giovanotti che aveva dileggiato ma che in realtà dimostrano la stessa situazione anagrafica. La serietà paga.

E’ la stessa politica che vive di correnti predominanti, di controcorrenti, di fronde e di controfronde. Poi chi è più forte (leggi: più ammanicato), vince, fa le regole, se la gode. La serietà paga.

E’ la stessa politica che lascia in sospeso i contratti del pubblico impiego per quattro anni e li rinnova, con tanto di arretrati, a otto giorni dal voto. Che bella politica! Che ventata di serietà, di gioventù, di freschezza! La serietà paga.

E’ la stessa politica che, a parte il solito e ormai stucchevole “la magistratura farà il suo corso”, nulla ha da dire su una vicenda che minimominimo ha dello scandaloso, e cioè quella sollevata da Fanpage e che vede coinvolto il figlio del governatore della Campania in una storia – sporca, è il caso di dirlo – che mescola appalti e rifiuti. Non si è sentito uno solo di questa politica della serietà alzarsi e dire che per risultare pulito, l’assessore in questione (o ex, non si è capito) alla prima parola avrebbe dovuto cacciare l’”agente provocatore” a calci nelle ecoballe. La serietà paga.

Le opzioni sono finite (quasi tutte). Con questa, però, siamo andati proprio (P)d male in peggio: il disorientato è più disorientato che mai. “Dov’è la mia bussola”?