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Facebook, l’arte e i nuovi “critici” del “mi piace”

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È un uso consolidato esprimere il proprio giudizio su manifestazioni artistiche, quali arti grafiche, temporali, visive e quindi pittura, scultura, danza, musica, insomma in qualsiasi manifestazione dove un’anima artistica si esprime. Ciò da quando l’arte è divenuta spettacolo con almeno due protagonisti l’attore (colui che la produce) e il fruitore (colui che la riceve), da quando cioè, la manifestazione artistica, come espressione più profonda ed archetipica dello spirito, ha perso il suo ruolo funzionale e quindi utile nella vita quotidiana. Basti ricordare che nei popoli primitivi questa differenziazione pubblico/artista non esisteva e il fenomeno artistico nelle sue forme (pittura-danza-musica) era parte integrante e necessario allo svolgimento di riti , momenti iniziatici e/o semplici atti quotidiani.

Oggi in particolare, con la possibilità di esprime il proprio giudizio sui social network si è arrivati “all’orgia” del giudizio. Ma la domanda è questa: chi esprime un giudizio? o meglio, chi può permettersi la libertà di esprimere un giudizio?

Un professionista, artista o no, prima di esprimere un giudizio su un fenomeno di cui ha una conoscenza approfondita si documenta, analizza l’evento, lo compara, lo contestualizza nel tempo e nello spazio, osserva se stesso in relazione al fenomeno e in base a suoi parametri soggettivi – che riconosce come tali – esprime alla fine una sorta di sintesi che non si risolverà mai con un “mi piace o non i piace”, quanto in una sorta di critica sempre motivata e con una visione il più possibile variegata e con più punti di vista.

Una persona distratta, invece, con superficialità dovuta e voluta in base ai pochi elementi che possiede, si esprime con un disimpegnato “ Mi piace-non mi piace”. Ma quest’ultima persona è consapevole della sua manifesta ignoranza? Oggi sui social impazzano aforismi, sentenze, verità, ognuno ne possiede una o ne scopre un’altra. Tutti si sentono pronti per dare consigli e verità, pochi hanno la capacità di guardarsi dentro per migliorarsi. Non è forse questo fenomeno una ulteriore massificazione verso un obnubilamento che fa comodo ai pochi che hanno conservato la capacità di critica e la coscienza del sé?

Sono un musicista, come compositore professionista mi trovo a scrivere su commissione su ogni genere di progetto perché non ho voluto che il mio gusto mi ponesse dei limiti. Così riesco ad utilizzare gli utensili del mio “ mestiere” e in molti stili ed ad impararne continuamente altri perché l’arte è un flusso continuo e inarrestabile. Cosicché le mie composizioni vanno dal contrappunto a doppio coro in stile bachiano, all’elettronica progressive, alla musica pop, a quella commerciale, alla musica sacra, ai commenti per le immagini nei documentari e film,ecc…Mi diverte leggere i giudizi delle persone ignare che mi giudicano a volte come autore di canzoni pop, altre come pianista compositore, altre come direttore ecc… e , con sadico piacere mi rendo conto che involontariamente sono persone che si rendono manipolabili dai loro stessi limiti. Non rispondo mai né per i giudizi positivi né per quelli negativi, perché non ho tempo di farlo e perché occorrerebbero pagine e pagine di argomenti tecnici e motivazioni che non sono tenuto a dare, ma devo riconoscere che i loro giudizi mi sono molto utili perché così posso capire cosa provoco e quale effetto posso raggiungere. Diciamo che mi offrono uno scorcio di realtà manipolabile. Questa personale presa di coscienza mi ha fatto sorgere una domanda: “E SE TUTTI NOI FOSSIMO INCONSAPEVOLMENTE MANIPOLATI DA INTELLIGENZE CHE OSSERVANO I NOSTRI MI PIACE E I NOSTRI CIECHI GIUDIZI”?

Quanti di noi hanno il quadro globale di quello che sta accadendo così in fretta con i social network ? Sono un mezzo per una maggiore libertà di espressione o uno strumento efficace (per chi lo sa usare) per manipolare le nostre coscienze, i nostri comportamenti, gusti e soprattutto idee?

Sociologi come G.Martinotti, B. Wellmann, E. Rogers, ma anche mass mediologi, antropologi, psicologi hanno già affrontato in maniera scientifica e approfondita i dubbi e le domande che ho appena scritto e purtroppo hanno già risposto.

Claudio Luongo

Musicista eclettico, vive la propria esperienza artistica realizzando musica in forme diverse sempre pervaso da una inarrestabile vena creativa, supportata da una lunga formazione accademica. Compone musica contemporanea colta, musica per l’immagine e musica su commissione per diverse tipologie di progetti, ha firmato brani per documentari, per programmi televisivi, spot pubblicitari, sigle televisive e produzioni varie (Geo&Geo, Linea Blu, Uno Matttina, Cominciamo bene). Sue le musiche del lungometraggio Vitriol. Ha inciso quattro CD di musiche originali da lui scritte e interpretate.

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