Gli anziani non sono “numeri”. La poesia ci ricorda l’affetto e l’amore che dovremmo sempre manifestare per loro

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di Antonino Picciano

Sono due miei scritti, uno del 1991 e l’altro del 1993, che denotano l’affetto e l’amore che
dovremmo sempre manifestare per gli anziani, che non sono da considerare – come sta
purtroppo avvenendo in questo periodo – come “numeri”, o “scarpe vecchie” da buttare, tanto sono vecchi…
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I NOSTRI NONNI

Il calore dei nonni,
la dolce voglia di abbracciarli.
I loro occhi lucidi, pieni di rugiada,
ti donano freschezza
senza niente in cambio.
Ci riempiono la vita
di storie, pensieri.
Cantano i sogni
colorati di rosa.
Hanno fede
nella nostra forza,
ci ricordano i doveri
col loro carico d’esempi.
Hanno sempre pronto il sorriso
per ammansire i duri.
Vogliono le nostre parole
più che i nostri doni.
Sanno tessere elogi
oltre ogni aspettativa.
Ansiosi attendono
le notti dei nipoti.
Sanno scaldare
i nostri giorni algidi,
ci rallegrano
coi loro motti di spirito.
E sono nonni
al di là del buio.
1991
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VECCHI

Solitari, irraggiungibili,
con i loro volti scalfiti
dagli anni e dai dolori.
Hanno passi dubbiosi,
sorreggono a stento
la greve struttura;
si trascinano esausti,
paurosi del salto.
Orgogliosa realtà,
la gioia di parlare forte,
di dire come stanno le cose.
Salutari i pensieri
conditi dal ricordo,
assetati d’affetto
come felici di darne.
Nascondono la malinconia.
Amano l’amore.
Hanno cuore da vendere.
1993

Antonino Picciano – medico e giornalista

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