Abbiamo atteso l’ufficialità per poter scrivere quattro righe su quello che di fatto resta un trasferimento epocale per la storia di questo sport. Dopo Cavani il sodalizio partenopeo mette a segno un colpo che dal punto di vista economico potrebbe segnare una svolta per il club: mai una cessione di un calciatore aveva fruttato una cifra del genere.

I 94 milioni sborsati dai bianconeri solo per liberare l’attaccante, rappresentano un caso che non ha precedenti. Una cifra mastodontica che, tanto per fare un esempio, sarebbe sufficiente per la ristrutturazione di uno stadio di medie dimensioni ed annesse strutture sportive e foresterie per ospitare gli atleti o che consentirebbe a tutti i club di B insieme di sostenere le spese necessarie per la gestione di due-tre campionati ad alto livello, ma anche una cifra che potrebbe dare lavoro ad un’azienda di duemila dipendenti per tanti anni.. insomma qualcosa che dal punto di vista economico sconvolge anche persone che non hanno nulla a che fare con questo sport.

Di fatto il club bianconero ha assunto una responsabilità non tanto nei confronti del campionato di appartenenza, che al netto di miracoli calcistici appare già segnato in partenza, ma nei confronti di tutti gli appassionati di questo sport e dei principi che esso vuol trasmettere. Questo sia per le persone direttamente coinvolte, sia per le modalità attraverso cui,sembra, si sia portata avanti la trattativa.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal protagonista: Gonzalo Higuain. Il calciatore argentino giunto a Napoli per far dimenticare Cavani, era riuscito in pochi anni ad entrare a pieno diritto nel cuore dei tifosi del Napoli cui aveva manifestato senso d’appartenenza a tal punto da definirlo il nuovo totem azzurro dopo Maradona: salti sotto la curva, baci alla maglia, post su internet a difesa del Napoli e della napoletanità, tutti sconfessati per la sua egoista scelta di non voler contribuire più a far crescere il Napoli, arrivato comunque secondo in campionato, ma di scegliere di non rischiare più di non vincere e di firmare per la Juventus diretta antagonista nella lotta allo scudetto della squadra che più di tutte lo ha valorizzato.

In effetti se il Napoli è arrivato secondo lo si deve anche al suo contributo, ma si ha l’impressione che Higuain ritenga il suo contributo decisivo e fondamentale molto di più del lavoro dei compagni, del mister Sarri (anch’egli molte volte osannato dal “pepita”) e della Società che comunque conferma attraverso i risultati del campo una lenta ma costante crescita.

Tutta la storia tra il Napoli ed Higuain meritava un epilogo più rispettoso sopratutto per la gente che amava il suo idolo ed in esso (in primis i più giovani) s’identificava. Bastava parlare chiaro non solo alla società ma anche alla gente invece di stare in silenzio ed al contempo “flirtare” fuori l’italia con gli acerrimi nemici del Napoli: non è certo un esempio di  rispetto per il popolo azzurro. Le logiche di mercato andrebbero messe in secondo piano dinanzi alla passione della gente almeno per ciò che attiene alla forma. Legittime sono sia ben chiaro le aspettative professionali del calciatore ma gestire questo trasferimento in questo modo è stato come mollare la propria fidanzata storica in procinto di sposarla senza dare direttamente spiegazioni facendole recapitare per conto terzi: Una mazzata. Una bandiera ammainata.

Il secondo soggetto coinvolto: la Juventus. Buttandosi su questa operazione che sembrava un’utopia per la portata, la Juventus passa dallo scudetto del fair play finanziario in arrivo per la vagonata di milioni incassati per la cessione di Pogba ad esempio, secondo noi comunque negativo,  di una società che pur di consolidare le proprie ambizioni di vittoria spende subito i milioni incassati dalla cessione di Pogba aggiungendone altri per arrivare ai  90 milioni di euro necessari  solo per liberare un giocatore. Anche qui sia ben chiaro nulla da dire sulla scelta tecnica di sacrificare un grande centrocampista per uno degli attaccanti più forti al mondo, ma impegnare una somma del genere per arrivare ad un’atleta non è solo una dimostrazione di astuzia di mercato del club, ma un vero e proprio schiaffo alla crisi economica che attanaglia il nostro paese ed anche il calcio italiano (sempre più dipendente  a certi livelli economicamente da forze straniere come testimoniano ad esempio i problemi di top-club come Inter, Milan e Roma). Ma è ben nota la filosofia del club: Vincere viene prima di ogni altro aspetto (proprio probabilmente  lo stesso pensiero di Higuain).

Ultimo soggetto è il Napoli rappresentato da De Laurentis. Anche per lui, astuto e lungimirante imprenditore, vi sarà una responsabilità: investire sportivamente la cifra per far svoltare il suo club. Sostituire degnamente Higuain, rinforzare la squadra per farla crescere e utilizzare con giudizio il tesoretto per regalare gioie ai  tifosi partenopei e possibilmente un’altro  esempio di buona gestione finanziaria-sportiva all’intero movimento.

Ma inevitabilmente esce dalla vicenda ancora una volta sconfitto il calcio: quello fatto di passione ed orgoglio per le maglie che si rappresentano, quello dei simboli, dell’immedesimazione in un campione, un vero un campione esempio per i giovani non solo per i titoli vinti in campo  ma per l’attaccamento alla maglia ed ai tifosi che lo amano. Forse questo calcio non esiste più sacrificato in nome di un concetto di professionalità che spesso giustifica  atteggiamenti non proprio di buon esempio, con la prospettiva di una facile crescita di carriera.