I nostri politici non sono poi tanto diversi da Genny ‘a carogna

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C’era una volta l’Italia fatta da Statisti, contadini col volto rugoso bruciato dal sole, con le mani pieni di calli per il duro lavoro; c’erano i travet che per non rovinare la maniche delle giacche indossavano la protezione; c’erano padri di famiglia che con duri sacrifici crescevano la prole, spesso numerosa, inculcando loro la più elementare nozione di vita, l’educazione.

E, c’erano politici onesti, ma c’erano anche politici lestofanti che in barba a qualsiasi principio morale, si facevano beffa della collettività, tradendo persino il giuramento verso la Costituzione.

Quest’ultimi erano una minoranza rispetto a politici con la P maiuscola, che rappresentavano la meglio Costituzione, dove il Popolo andava fiero di loro:erano il meglio d’Italia rinata dalle maceria di una guerra. Dunque c’era una volta l’Italia, diversa da oggi, dove una stretta di mano rappresentava la stipula del contratto della parola d’onore data.

Oggi? Potrei qui chiudere questa mia riflessione, mostrando l’immagine di uno stadio, di fatto “sequestrato” da un solo uomo, Genny a carogna, ma commetterei un errore. Genny a carogna rappresenta l’ultimo epilogo di uno Stato che non c’è: uno Stato diverso da quello rappresentato ai tempi quando c’era l’Italia. E purtuttavia non si deve crocifiggere Genny a carogna per il suo gesto e la sua maglietta, semmai occorre ricercare le responsabilità nella politica che non è stata in grado di rispondere con azioni concrete alle gesta di Genny a carogna.

Sia chiaro la condanno dell’arroganza posta in essere da Genny, dev’essere ferma.

Ma non facciamo di lui la vittima sacrificale di un Paese oramai in preda ad isterismi collettivi, sia ora per il calcio sia per le semplici manifestazioni di piazza dove lo sfogo dei diritti negati, assurgono a scontri violenti.

Perchè qualcuno non si pone delle domande sui motivi dello scadimento morale, già virtù essenziale del passato? Guardiamo da vicino gli accadimenti degli ultimi vent’anni. Giudici, carabinieri, poliziotti, bambini, donne ammazzate nell’ignavia di una classe politica ottusa e direi talvolta anche inetta per raggiungere fini elettorali. Guardiamo con una lenta d’ingrandimento l’animo disonesto di che per anni e anni ha avuto e tuttora detiene il potere di un’Italia che non c’è più. Potremmo accorgerci che alcuni politici non sono poi tanto diversi da Genny a carogna.

La differenza sta negli abiti che indossano: i primi quelli istituzionali lindi e profumati, colmi di bugie e tradimenti, mentre Genny con la sua maglietta stupida e imbecille tradisce la memoria di un poliziotto morto solo per aver fatto il proprio dovere. In entrambi casi sia gli uni e l’altro, con le loro azioni calpestano la dignità delle persone oneste e infangano la Storia di questo ben’amato Paese..

E, comunque la vanagloria mediatica li accomuna. C’era una volta l’Italia: sono convinto che ieri sera dentro lo stadio di Roma, c’erano migliaia e migliaia di Italiani che volevano assistere ad una partita di calcio: solo che in mezzo a loro c’era una politica che non ha avuto i gioielli di famiglia per far rispettare la Legge e Genny a carogna che per una sera è divenuto il simbolo di un potere che apparteneva ad altri.

Pippo Giordano

Palermitano, ispettore della Dia in pensione. Ha collaborato con il giudice Paolo Borsellino fino al 17 luglio 1992, due giorni prima della Strage di via D'Amelio.

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