Una legge del 1941, la numero 633, stabilisce che per ogni supporto contenente programmi, videogiochi, voci, immagini in movimento, si ha l’obbligo di apporre un contrassegno, cioè una vidimazione. La società a cui è stato affidato questo ruolo è la SIAE, proprio nel rispetto dell’articolo 181 bis della stessa legge.

Il contrassegno SIAE (leggi “I bollini SIAE sono illegittimi”) nasce come strumento di autenticazione e di garanzia ad uso sia delle forze dell’ordine che del consumatore e fu un importante strumento negli ultimi decenni, vista la grande ondata di pirateria.

Nell’era del web – vista anche la possibilità di acquistare films, videogames e musica online – oltre all’avvento dello streaming si è proceduto a esentare i prodotti acquistati online dalla vidimazione.

Negli anni, molti sono stati i dispositivi di legge che hanno modificato e aggiornato il concetto di vidimazione e di diritto d’autore: dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2009 fino alla legge di stabilità, la cosiddetta finanziaria, nel 2017.

Proprio con la “Finanziaria 2017” si dà il via alla liberalizzazione del settore delle società di collecting per la raccolta e la tutela dei diritti d’autore, vista la nascita di società come Soundreef (uno dei maggiori competitor del settore). Con l’attuale Governo, inoltre, si sta valutando, sin dal suo insediamento, di trasformare la SIAE in una società di controllo, tenendo conto della capillarizzazione sul territorio, lasciando spazio a società come la stessa Soundreef, Patamu e a tante altre che arriveranno nel tempo.

 

La riforma “a metà” firmata Franceschini

Nel dicembre 2018 avvenne la tanto desiderata liberalizzazione del settore della tutela dei diritti d’autore, ma si trascurò uno degli strumenti più discussi tra i musicisti, autori ed editori: il bollino SIAE.

Con l’obbligo vigente, infatti, un artista che si è affidato a una società di collecting diversa da SIAE ha comunque l’obbligo del bollino in caso di stampa di supporto fisico contenente le proprie opere e il costo è di  0,018 centesimi di euro per le copie omaggio e 0,031 centesimi di euro per le copie in vendita.

 

Facciamo un esempio

Un artista Soundreef che stampa 100 copie per la vendita e 100 copie omaggio avrà il seguente costo di bollino SIAE

100 copie vendita per 0,031 (bollino copia vendita) = € 3,10

100 copie omaggio per 0,018 (bollino copie omaggio) = €1,80

 

Totale: di €4,90

Penserete che la cifra sia irrisoria ma calcolate che si stampano migliaia di supporti fisici (dal cd ai vinili) all’anno e che ci sono migliaia di musicisti in Italia che stampano le proprie opere.

E’ facile dedurre il grande movimento economico che gira solo con il bollino di autenticazione, di vidimazione,  o meglio conosciuto come “bollino SIAE”.

Abbiamo detto che la liberalizzazione non è ancora nella fase conclusiva della riforma e c’è ancora molto da sistemare. Infatti, il famoso bollino che servirebbe a tutelare le opere di autori e artisti, è ancora nelle mani di una società che dal 1941 ha fatto il bello e il cattivo tempo.

Una delle soluzioni sarebbe modificare l’articolo numero 633 del 1941 sull’obbligo di vidimazione, affidando la richiesta di bollino al Ministero delle Finanze o all’Agenzia delle Entrate e dando possibilità a chi vuole stampare supporti fisici, per copia, vendita, oppure omaggio, facendo richiesta tramite sito web o allo sportello dell’Agenzia delle Entrate, con un apposito modulo.

 

La richiesta di bollini tramite società terze

La richiesta diretta tramite web risolverebbe un’altra piccola criticità, quella della richiesta del bollino.

Infatti con le regole vigenti gli artisti devono esclusivamente fare richiesta di bollino SIAE tramite società terze e passare tutte le pratiche a queste ultime, anche se  il prezzo per il bollino non viene maggiorato.

Per la suddetta richiesta, per fortuna nessuno lucra, almeno da quello che sono le indagini fatte e l’unico aiuto che può arrivare da queste società è quello di offrire un servizio per la compilazione e l’invio delle pratiche alla SIAE, ma la prassi non dovrebbe essere certamente questa.

Sembra veramente assurdo che solo nel 2017, con una politica messa alle strette, si sia iniziato a risolvere un problema enorme chiamato monopolio.

Adesso non è più tollerabile che, nel nostro Paese, una Società privata abbia ancora un ruolo fondamentale e che il “bollino SIAE” costi ancora centinaia di migliaia di euro,  a spesa degli artisti, autori ed editori indipendenti.