Il “Doping” nel mondo della musica sul web

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Quante volte ci sarà capitato di guardare un videoclip di una canzone su Youtube e notare che, dopo pochi giorni, ha già totalizzato decine di migliaia di visualizzazioni?

Da un po’ di tempo a questo parte ci sono molti casi in cui un emerito sconosciuto o un nuovo personaggio “indie” sulla scena nazionale fa exploit clamorosi definiti come “virali”.

In alcuni casi si tratta di acquisto di visualizzazioni su Youtube attraverso sponsorizzazioni che, se ben targettizzate, portano a un incremento quasi esponenziale delle visualizzazioni.
Uno degli elementi utili e facilmente riscontrabile per verificare se le visualizzazioni sono “reali” per un video con decine di migliaia di visualizzazioni è controllare se ci sono commenti e reazioni al video e, se si vuole “investigare” ulteriormente, si può cercare le pagine social dell’artista o band in questione.

Video: Michele Maraglino – Tutti comprano visualizzazioni su youtube

Si trovano facilmente casi in cui ci sono videoclip con 30-40 mila visualizzazioni e pochissime reazioni e commenti. Per non parlare della pagina artista su facebook in cui i “like” non superano i mille. Altri casi, invece, dove le pagine Facebook hanno decine di migliaia di “like” e anche in questo caso è molto facile acquisirli per fa aumentare il numero di persone a cui “piace” la pagina.

Con questo meccanismo si ha una indicizzazione “più forte” del “prodotto” che si vuole pubblicizzare attraverso quelle che vengono conosciute come “sponsorizzazioni” e non c’è nulla di più antimeritocratico,  specialmente nel mondo della musica dove gli artisti hanno già grandissime difficoltà nel farsi conoscere.

Quindi, quando in tv o sul web si parla di “video virale” potete facilmente immaginare quali strumenti sono stati eventualmente sfruttati per quel celebre “quarto d’ora di celebrità”.

 

La musica e i prodotti discografici

Ovviamente questi strumenti possono essere facilmente utilizzati su ogni prodotto di ogni settore in cui si vuole fare un piano strategico di investimento come nella pubblicità di un detersivo o di un prodotto hi-tech.

Ho parlato di piano strategico di investimento perchè il 90% per non dire la totalità della musica “virale” che viene propinata in radio e tv segue la stessa dinamica di un qualsiasi prodotto commerciale ed è molto facile, dopo aver pubblicato una canzone con tanto di videoclip, immaginare i piani di investimenti che vengono realizzati per far diventare, una canzone, un vero e proprio tormentone e l’ascoltatore finale è convinto di ascoltare musica mentre non è diverso dal vedere la pubblicità di uno spazzolino elettrico, di un dentifricio o dell’ultimo smartphone messo in commercio da un marchio importante.

 

Una canzone vera non ha bisogno di diventare “virale”

Video:Federico D’Annunzio – Ci si abitua a tutto

In conclusione, meglio ascoltare belle canzoni che, con tanta fatica, arrivano a poche migliaia di visualizzazioni del videoclip – per esempio l’ultimo singolo di Federico D’Annunzio intitolato “Ci si abitua a tutto“, che riesce a emozionare ogni volta con le sue parole e le sue note – che ascoltare personaggi spacciati per “indie” ma che di quel mondo non hanno nulla, se non una provenienza, ormai così lontana, e che producono canzoni che, a mio giudizio, fanno letteralmente scappare chi cerca buona musica ed è ormai orientato verso il web.

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio, nato a Foggia il 14 Luglio 1982, appassionato di musica, Digital Journalism e social media. Blogger, fonda il sito di informazione dedicato esclusivamente alla musica indipendente “MIE Musica Italiana Emergente” in cui, insieme ad altri appassionati e ricercatori di musica, si occupa di raccontare e informare del vero fermento che la musica italiana sta vivendo. “La musica mi ha già salvato più di una volta e io non posso che raccontarla alla gente” questa è la visione che Salvatore Imperio ha in mente perché “non si può vivere di tormentoni e canzoni che non dicono niente”. Diplomato in Informatica, è iscritto al corso “Culture digitali e della comunicazione” del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

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