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Il significato di destra e sinistra nella nostra epoca

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I termini “destra” e “sinistra” hanno assunto connotazioni, in politica, a partire dalla metà dell’Ottocento.

La loro larvale individuazione nasce nel parlamento francese, poco prima della Rivoluzione, quando i conservatori si sedettero alla destra del presidente ed i radicali di Mirabeau a sinistra. Ma la stagliazione concettuale appartiene al secolo successivo.

La desta iniziò a coincidere con il pensiero liberale ma intriso di connotati di conservatorismo, la sinistra con il pensiero socialista.

La prima coincideva con gli interessi della borghesia, incarnandone i valori, la seconda si faceva interprete dei bisogni delle masse, che dal mondo rurale approdavano all’organizzazione scaturita dalla rivoluzione industriale.

Nel Novecento, lo stemperamento o la scomparsa delle monarchie, favorirono la maggiore strutturazione dei parlamenti, ma nel contempo si rafforza la coscienza nazionale che sfocia nei nazionalismi.

Il fascismo crea in Europa i “fascismi”, cioè dittature o semidittature nate dall’incapacità di governare le nazioni e dalla difficoltà di imporsi del concetto di democrazia. Inoltre mettono freno alle paure create dal massimalismo scialista, che innesca rivolte nelle fabbriche.

In tale periodo i concetti di destra e sinistra, mutano la loro connotazione, assumendo sembianze distorsive. La prima viene individuata con le dittature, la seconda con il comunismo. Una vera estremizzazione di dottrine più estensive nel quadro delle proposte.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si assiste ad una sorta di ricerca di una terza via, che facesse incrociare i principi di destra e sinistra, la strada della socialdemocrazia.

Comunque destra e sinistra riprendono la strada dell’evoluzione culturale.

La guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, oltre ad essere ideologica era sopratutto militare, non aveva mire politiche. Forse il punto più interessante di sviluppo è stato il parlamento inglese. Il pensiero liberale e quello socialista, si sono confrontati costantemente con un’alternanza di governo. E il pensiero laico, ha facilitato la dialettica in quelle nazioni non influenzate dalla presenza di una chiesa forte.

Alla fine del ‘900 arriva la crisi delle ideologie, che porta ad una riorganizzazione delle aeree geografiche sancite a Yalta.

Dopo le ideologie entrano in crisi i partiti. La società occidentale va verso l’unificazione del pensiero, infatti l’urbanizzazione porta alla scomparsa delle masse rurali e la rivoluzione tecnologia e telematica crea un linguaggio comune tra media e piccola borghesia.

Quindi “destra” e “sinistra” possono sensatamente attenere ad una diversa visione del mondo, perché gli interessi ed il destino del pianeta appare vicino alle vite dei cittadini.

I principi di fondo sono ormai sovrapposti. L’individualismo virtuoso, uno stato che protegge e tutela, la cultura come mezzo di accesso alla libertà ed alla capacità di scegliere, sono i desideri fondanti.

Ma tali concetti sono poi modulati dalle diverse caratteristiche dei popoli ed assumono diversi incipit dettati dalla storia di ognuno di essi. La personalizzazione della politica è dovuta alle ragioni di una mancanza netta di diversificazione, se non per tematiche singole create da contingenze.

Dire di essere di destra o di sinistra appare sempre più difficile.

Gianvito Pizzi

Gianvito Pizzi, filosofo, scrittore, storico, studioso di psicanalisi, ha dedicato l’intera vita agli studi. Collaboratore per decenni di riviste specializzate, si è occupato in particolare dei rapporti tra psicanalisi e filosofia, Medievalismo e Questione Meridionale. Nato a Napoli, ha vissuto sino a vent’anni in un paese dell’appennino sub-dauno: S. Bartolomeo in Galdo (Bn). Twitter: https://twitter.com/gianvito_pizzi

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