';

Il Sud è quasi niente nelle primarie del Pd

C’è poco Mezzogiorno nei programmi dei tre candidati che l’8 dicembre si contenderanno la leadership del Partito Democratico. Il dato, emerso nei confronti politici della vigilia, viene confermato anche applicando tecniche di analisi testuale alle mozioni presentate da Civati, Cuperlo e Renzi (in ordine alfabetico).

Se volete, l’analisi testuale applicata ai discorsi politici è poco più di un gioco, ma, in tempi in cui la politica procede per slogan e colpi ad effetto, può rivelarsi un utile strumento non solo per dar conto della leggerezza della questione meridionale nelle strategie di futuro del maggior partito del centrosinistra, ma anche anche per scandagliare più a fondo i programmi, con la speciale obiettività garantita dal calcolatore. Certo la statistica non può mai misurare la comunicazione, la capacità o meno di un discorso politico di parlare alla testa e al cuore, di essere attrattivo o accattivante. Ma rivela dati utili, e in qualche caso divertenti.

Procediamo per ordine, cominciando dalle tag cloud dei tre programmi: nuvole di parole chiave che abbiamo ottenuto processando i tre testi, con Wordle, un popolare servizio on line che si occupa di generare rappresentazioni visuali dei termini che più frequentemente ricorrono in determinati testi. Per ottenere delle nuvole più leggibili e gradevoli, abbiamo limitato ad ottanta il numero di parole rappresentate nella nuvola: più sono grandi nella rappresentazione, più significativa è la loro occorrenza nel testo.

E veniamo a noi, sempre procedendo in rigoroso ordine alfabetico, con una “istruzione per l’uso” di cui tener conto, per una esatta valutazione dei risultati. Il numero delle occorrenze di un certo termine, va valutato in relazione al testo in esame (così come del resto fa Wordle, che valuta la gerarchia delle occorrenze all’interno del singolo documento). Tanto per fare un esempio, se un ics candidato proponesse un programma di soli tre termini: “Io amo il Mezzogiorno”, la parola chiave Mezzogiorno avrebbe, per tale candidato, una maggiore valenza di uno che la usasse quattro volte in un discorso di mille o duemila parole.

A tal fine è utile, prima di addentrarsi nell’analisi della frequenza con cui certe parole ricorrono nei tre programmi, prendere in esame la consistenza dei tre documenti: il programma di Civati è il più corposo, essendo composto da 38.521 parole; 9.744 sono quelle in cui si articola quello di Cuperlo, ancora più leggero il programma di Renzi: solo 6.884 parole.

Le parole che più frequentemente ricorrono nel programma di Civati sono essere (147 occorrenze); lavoro (115), partito, politica (entrambe 100), quindi paese (97), anni (87), sistema (80), stato (61) e cittadini (58). Pare emergere una attenzione verso il partito e la politica, immersi nella storicità del tempo (anni), con una dichiarata attenzione verso il tema del lavoro.

civaticloud

Lo schema del programma cuperliano è sostanzialmente affine, ma è diversa la gerarchia delle occorrenze. Apre la politica (37), segue a ridosso Pd (35), quindi sociale (25), paese e crisi (24), essere (22), governo e società (21). Sembra esservi una più spiccata attenzione verso la dimensione sociale della politica (messi assieme i termini sociali e società totalizzano 47 ricorrenze).

cuperlo

Le gerarchie delle occorrenze nel lessico di Matteo Renzi sono praticamente identiche a quelle di Cuperlo per quanto riguarda la parte alta della classifiche, che si apre con partito e Pd (39 occorrenze ciascun termine), quindi essere (37) ma subito dopo si piazza la parola chiave cambiare (32); politica e lavoro sono a quota 24; vogliamo a 23.

renzicloud

Affiora dal programma del sindaco di Firenze un certo spessore “volitivo”, rimarcato dalla frequenza particolare dei termini che si riferiscono al cambiamento cambiamento.

In tutti i tre programmi, il grande assente sembra essere il Mezzogiorno, sia lessicalmente, che politicamente. Le occorrenze dei termini Mezzogiorno e Sud sono piuttosto avare, per tutti i candidati: Civati ne totalizza rispettivamente 4 e 7, mentre i meridionali sono citati 4 volte. Cuperlo cita 8 volte il termine Sud, 2 Mezzogiorno e 3 l’aggettivo meridionale/i. Il candidato più avaro di riferimento al Mezzogiorno è Matteo Renzi che utilizza soltanto il termine Sud, per 5 volte.

Le cose vanno ancora peggio se la ricerca non viene orientata a parole singole ma alla locuzione “questione meridionale”. Il solo candidato che ne faccia espresso riferimento è Gianni Cuperlo. Il passaggio è poco più che enunciativo, ma merita la citazione: “La crisi ha colpito duramente il Paese in ogni sua parte, ma nel Sud ha scaricato gli effetti sociali più drammatici: l’inoccupazione di massa e le nuove povertà, la desertificazione produttiva e la fuga dei giovani. Sono stati anni di abbandono, di dimenticanza, di rimozione. Abbiamo fatto fatica, anche a sinistra, a pronunciare la parola “Sud”. A riempirla di senso, di forza politica. La questione meridionale è diventata una questione dei meridionali, o ridotta a questione criminale, come se i temi della moralità pubblica, della legalità e delle mafie, non riguardassero ormai da tempo l’intera penisola. I governi a trazione nordista della destra sono stati i più antimeridionalisti della storia della Repubblica. Ma il problema riguarda l’Italia tutta, l’intera sua classe dirigente, i grandi mezzi di comunicazione che nell’ultimo ventennio hanno rimosso il Mezzogiorno.”

Ma quanto sono comprensibili e comunicativi i tre programmi? Per scoprirlo abbiamo applicato ai tre documenti l’indice di Gunning Fog, un algoritmo che estrae dal testo preso in considerazione il numero delle frasi (calcolando i segni di punteggiatura più rilevanti), il numero complessivo delle parole, il numero di parole che hanno più di tre sillabe.

La tesi è che i testi sono più difficile quanto più hanno frasi lunghe e quanto più utilizzano parole lunghe. Applicando l’algoritmo si ottiene un indicatore che viene definito indice di leggibilità. Più l’indice è basso, più il testo risulta comprensibile.

Sotto questo profilo vince Matteo Renzi, con un indice di 19.52. Segue Cuperlo con 23.01 e conclude Civati con 24.59. La complessità dei testi sembra essere in relazione con la lunghezza complessiva.

Va detto che si tratta comunque di indici piuttosto elevati. Secondo l’ideatore dell’algoritmo, Robert Gunning, per risultare comprensibile dovrebbe attestarsi attorno ai 12 punti. Nonostante la buona performance di Renzi, tutti i tre candidati alla leadership del Pd non sembrano sfuggire alla trappola del politichese. Ma sembra essere un male comune: l’articolo che state leggendo non è da meno, con un indice di 20.66…


Dalla stessa categoria

Lascia un commento