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Il testimone di giustizia abbandonato dallo Stato

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“Maledetto il giorno che ho denunciato, maledico questo Stato e le persone che mi hanno convinto a denunciare e che mi hanno lasciato solo”.

È l’imprenditore Cosimo Maggiore che parla, un testimone di giustizia di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. La stessa località che ‘ospita’ la figlia del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina. Cosimo è stanco, è abbattuto.

Ha denunciato i suoi estorsori, uomini della Sacra Corona Unita, finiti in galera e condannati grazie al suo senso civico. Alla sua onestà di cittadino perbene. Vittima di estorsione e di minacce da parte dei mafiosi del posto. La mafia pugliese, sanguinaria e violenta, che sembra quasi dimenticata. Lo stesso ‘trattamento’ riservato alla ‘ndrangheta, sino a qualche tempo fa.

Ha perduto la sua azienda e la speranza. “Oggi non lavoro più, cazzeggio tutto il giorno su facebook, la mia valvola di sfogo. Il mio capannone è stato messo all’asta. Mi hanno fatto terra bruciata intorno. Sono solo, con la mia famiglia. Sai chi ha acquistato all’asta il mio capannone? Un prestanome delle persone che ho denunciato. Ma nessuno entrerà nella mia struttura, a costo di farmi saltare in aria”.

Cosimo ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Napolitano, al ministro Alfano, al Prefetto, al Generale dei Carabinieri. “Non ho ricevuto risposta da nessuno. L’unica cosa che hanno fatto è stato il ritiro delle armi, legalmente detenute. Le ho regalate ai miei amici dell’Arma”. Cosimo Maggiore ha una scorta, due carabinieri (“tutto ciò che mi resta, due angeli custodi”) che lo seguono ovunque. “Ho ricevuto premi come imprenditore coraggio, tutti mi dicono ‘sei coraggioso, hai le palle, servono persone come te’. Sono uno scemo, mi sento solo e abbandonato”.

Ma quando inizia la sua storia di testimone di giustizia? “Otto anni fa, nel 2006, quando vennero da me dei soggetti per una proposta”. Una ‘assicurazione’, un’estorsione di 500euro al mese, da destinare alle famiglie dei carcerati. “Non accettai la proposta”. Cosimo pensa a lavorare, ha diversi cantieri aperti, costruzioni da ultimare. Si occupa di infissi. Va avanti per la sua strada, a testa alta. Ma i delinquenti non mollano la presa. Si rifanno vivi dopo qualche mese. “Vengo convocato in un appartamento, dove trovo una bella sorpresa. Non c’erano lavori da effettuare, ma una nuova proposta da accettare. Pretendevano anche gli interessi arretrati, circa 2mila euro al mese”. Nella stanza erano “presenti Occhineri Antonio e Musardo Mario”, entrambi detenuti. Cosimo continua a subire pressioni, strani sguardi, avvertimenti. Racconta la sua drammatica storia a un ispettore della squadra mobile e denuncia nel 2007. “Ho avuto paura, questa è brutta gente. Hanno collegamenti con le forze dell’ordine e non solo”. Sino ad oggi ha collezionato 32 denunce, “è stato tutto inutile”. Le pressioni continuano senza soste.

“Un mio compare, vicino a questa organizzazione criminale, mi avvicina diverse volte. Pretendono che ritiri la querela, mi incontrano”. È presente anche Bruno Andrea, capo indiscusso della zona, oggi in carcere con una trentina d’anni da scontare. Fratello di Ciro, capo storico della Scu, già condannato all’ergastolo. “Mi fanno parlare con un avvocato, che a tavolino, mi spiega cosa devo fare”. Il ‘compare’ continua la sua azione, “non potevo immaginare che anche lui potesse appartenere all’organizzazione. Gli dissi che non doveva farsi più vedere, ricordo una sua frase, non potrò mai più dimenticarla: ‘fai attenzione, non sai chi hai sfidato. Sono gli stessi criminali che, tempo fa, hanno ammazzato e seppellito sotto un terreno due giovani”.

Cosimo Maggiore è una brava persona, non la ritira la denuncia. Si posiziona dalla parte dello Stato (che in molte circostanze non si dimostra tale e con la ‘S’ maiuscola), vuole e cerca giustizia. La sua dettagliata testimonianza manda in galera sette soggetti. Diventa quasi un eroe. Nel 2007 a San Pancrazio il Presidente della Provincia convoca un consiglio monotematico, coinvolgendo tutti i sindaci (di Brindisi e provincia), i politici, la Camera di Commercio e le autorità locali. Tutti insieme per celebrare “l’imprenditore coraggioso, tutti volevano aiutarmi. Ad oggi non ho mai visto nessuno. Dopo la denuncia è cominciato il mio calvario”. Nel 2008 i riconoscimenti pubblici: il premio ‘112’ dell’Arma dei Carabinieri e il premio ‘imprenditore coraggio’.

Iniziano i problemi anche con la sua attività. “Mano a mano comincio a perdere i lavori”. ‘Non possiamo saltare anche noi in aria’ – le parole ripetute all’infinito – ‘potevi pensarci prima. Te la sei cercata’. Perde tutti i lavori. “Ed iniziano altri problemi, le ingiunzioni. Mi avevano avvisato, me lo avevano detto chiaramente: ‘te la faremo pagare. Rimarrai da solo come un cane’. Si è avverato tutto”.

Il testimone di giustizia non si dà pace. “Il mio capannone è stato messo all’asta, nessuno ha applicato l’articolo 20 della legge 44 del 1999 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura). La banca non ha mai accettato questa legge, nessuna sospensione. Solo una presa per il culo”.

Si legge nell’interrogazione dell’aprile 2014, a firma del senatore Iurlaro: “Chi denuncia il racket dovrebbe essere tutelato ai sensi di quanto stabilito dalla legge del 1999. Chi è vittima dell’estorsione e denuncia il racket, si rivolge alle associazioni anti racket proprio perché ne presume l’adeguata esperienza assistenziale, invece, nel territorio brindisino, il signor Maggiore ha ricevuto solo danni per inadeguata assistenza. È stato persino danneggiato pesantemente, per il mancato interessamento volto alla sospensione dei termini di 300 giorni ex art.20, come era suo diritto e come, da prassi, ottiene la vittima di estorsione e/o usura che abbia denunciato ed abbia presentato domanda di accesso al Fondo”.

Cosimo ha 47 anni, una moglie e due figli. Ma come vive la famiglia Maggiore questa assurda situazione? “Preferisco non parlarne. Con me hanno vinto loro, i mafiosi. Siamo rimasti soli, tremendamente soli. Vado sempre in giro con una lettera intestata alla mia famiglia. Mi resta soltanto una strada: il suicidio”. 

Nella foto, Cosimo Maggiore è intervistato dalla giornalista Maristella Di Michele di brindisioggi.it

Paolo De Chiara

Paolo De Chiara è nato a Isernia nel 1979. Ha collaborato con il quotidiano L’Indro (www.lindro.it) e in Molise, dove ha lavorato con quasi tutti gli organi di informazione regionali, dirigendo un mensile di informazione-cultura e politica, si occupa di infiltrazioni criminali. Si dedica a diffondere la Cultura della legalità nelle scuole molisane.

Comments (6)

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    carioca

    19 Dicembre 2014 - 10:36

    Ho visionato l’intervista completa a Cosimo Maggiore disponibile sul canale youtube di BrindisiOggi. Oltre alla terribile situazione vissuta dal nostro Concittadino, mi ha colpito il fatto che le denunce sporte da Cosimo sono presto risultate nell’arresto di numerosi boss della scu. Questo mi fa riflettere su quanto certe organizzazioni criminali riuscirebbero sopravvivere se TUTTI i cittadini onesti si comportassero all’unísono come Cosimo.

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    lukas

    19 Dicembre 2014 - 12:22

    Ma come si puo’ credere che lo stato possa tutelare i cittadini se e’ il primo a scendere a patti con la mafia?E’ solo da ingenui…

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    Ivan Italico

    19 Dicembre 2014 - 13:37

    Lo Stato, le Pubbliche Amministrazioni, Regione, Comune, eccetera DEVONO previlegiare questo imprenditore ed assegnare a lui e altri come lui, i lavori.
    Serve una Legge che dia prelazione a questi imprenditori coraggiosi, nella assegnazione dei lavori.
    I 5 Stelle dove sono?

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    mexsilvio

    19 Dicembre 2014 - 17:57

    iN QUESTO CASO E’ LO STATO CHE HA FALLITO …!!??
    CHE FANNO IL SINDACO IL PRESIDENTE DI REGIONE ED IL GOVERNO ..??
    POSSIBILE CHE NON TROVINO MODO DI RISOLLEVARE LE SORTI DEL SUD . ..???

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    andre

    19 Dicembre 2014 - 21:53

    Ovviamente un controllino alle varie istuzioni sarebbe meglio non farlo. Visto che Roma Capitale è diventata un covo di criminali provate ad immaginare cosa possa succedere giu in Puglia, Basilicata, Calabria e via dicendo, dove i controlli sono ridicoli e dove chi controlla i controllori? Meglio non andare a cercare troppo nel torbido, meglio a questo punto distrarre tutti con Roma Capitale mafiosa, piuttosto che andare a cercare anche altrove. Se il povero imprenditore ha avuto terra bruciata intorno ci sarà una ragione? Se le istituzioni latitano ci sarà una ragione? meditate gente meditate!!!!!!!!!!!!!

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    John Smith

    20 Dicembre 2014 - 09:28

    … Ma il Programma Speciale di Protezione per i Testimoni di Giustizia, lo ha rifiutato???… E’ vero, quel programma comporta un allontanamento dai luoghi d’origine e un cambio radicale nella vita sua e della sua famiglia ma consente di vivere dignitosamente. Non ho capito perché è voluto rimanere nei suoi posti…. Se fai una scelta del genere, poi, purtroppo…. Devi scappare!…

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