La Calabria della ‘ndrangheta e del risveglio

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Metti un libro, Io Parlo, scritto dalla giornalista Francesca Chirico, fondatrice del blog stopndrangheta.it. Metti una serata di inizio estate in una piazza che si apre sul mare nel borgo di Diamante sulla costa del Tirreno cosentino.

Metti 4 donne con storie ed esperienze diverse, che discutono di ‘ndrangheta raccontando la Calabria delle due facce, quella che si sottomette alla cultura della servitù e della mafiosità e quella che ogni giorno afferma con l’impegno e le scelte quotidiane che un’altra strada esiste.

L’evento organizzato dalla nascente associazione “Diamante la grande bellezza”, non è stato il classico dibattito sui temi della ‘ndrangheta e del ruolo che le donne hanno al suo interno a volte come vittime, a volte come comandanti di faide e guerre al massacro dei propri figli.

Insieme a Elena Fazio, attrice, Francesca Rennis, giornalista e docente di scuola superiore, Francesca Chirico, protagonista con il suo libro pieno di storie e vicende di donne che si sono ribellate alla realtà mafiosa che vivevano, abbiamo cercato di scavare nel profondo dell’anima di questa terra per capire in che modo la lotta alle mafie si trasforma in gesti quotidiani di legalità e non per forza in atti di eroismo.

Di tutto il dibattito, alcuni momenti in particolare hanno segnato un solco nel percorso che tutte noi abbiamo immaginato per la rinascita di questa terra : uscire dalla solitudine per abbattere quel muro che si chiama omertà che pesa più della stessa scelta di ribellarsi alla realtà mafiosa, e riscoprire la memoria di questa regione affinché la conoscenza si trasformi in responsabilità condivisa del problema ‘ndrangheta.

La vera partita, come dice Francesca Chirico, si combatte sugli spalti, ovvero nelle comunità con la consapevolezza che la mafia è un problema di tutti, e non solo dei magistrati e delle forze dell’ordine.

Costruire coscienza attraverso il racconto delle storie di ‘ndrangheta, delle sue vittime e di tutte le persone che con i loro progetti segnano quotidianamente un goal in favore della rinascita di questa terra, è la sola strada che potrà liberare tutti noi da una immagine stereotipata della Calabria che ci vede solo come una regione di mafia e corruzione.

Ho osservato con grande ammirazione la forza di Elena Fazio, figlia di un calabrese che ha deciso di ritornare per investire nella propria terra e che immediatamente si è scontrato con la violenza di chi questa terra non vuole si sviluppi affatto.

Negli occhi di Elena ho visto tanta amarezza per l’indifferenza della comunità che fa finta di non vedere e di non sapere, ma ho letto anche l’amore immenso per quella scelta di libertà e dignità che ha fatto insieme a tutta la sua famiglia lottando per le cose giuste e per un futuro migliore di quello al quale la Calabria sembra essere destinata.

Ho apprezzato la spinta all’impegno quotidiano forte di Francesca Rennis, che nelle scuole cerca di educare i giovani ad una vita di rispetto per se stessi e per gli altri consapevole dei tanti limiti del nostro sistema scolastico e di quanto lavoro personale sia necessario per fare in modo che nessuno dei suoi studenti cada nelle maglie di una vita fatta di crimini e mafiosità.

In un clima disteso perché pienamente consapevole di ciò che va fatto, nonostante il tema spinoso, ho visto tanti cittadini di Diamante ascoltare con trasporto i racconti di Francesca Chirico, le letture delle donne che si sono alternate sul balcone di Largo Savonarola, per affermare che un’altra Calabria, un’altra Italia senza mafie è possibile.

Sicuramente, parlare di ‘ndrangheta, come abbiamo fatto venerdì sera senza deresponsabilizzare noi stessi e mettendo in chiaro che tutti noi, cittadini, siamo i protagonisti di questa battaglia, abbiamo dimostrato che un modo nuovo e più coinvolgente di affrontare i temi più difficili della nostra terra è possibile.

Dunque, grazie all’associazione “Diamante la grande bellezza” per aver gettato un primo seme nella nascita di un modo diverso di costruire e fare cultura dell’antimafia…mentre ancora qualcuno usa le tradizioni religiose e culturali di questa terra per inchinarsi ai boss.

Anna Laura Orrico

Sono a nata a Cosenza nel 1980 e sono da sempre convinta che qualunque forma di cambiamento (sociale, economico, politico, etc.) possa nascere e crescere solo con la spinta “dal basso”, ovvero di un gruppo di persone o di comunità che sperimentano ogni giorno cosa vuol dire provare a cambiare direzione e farla cambiare anche agli altri. Mi sono laureata all’Università della Calabria in Scienze Politiche e ho fatto qualche esperienza interessante nella cooperazione internazionale, seguendo un progetto in Burundi. Ho viaggiato e sperimentato me stessa in diversi progetti, tutti sempre a stretto contatto con l’idea che si può immaginare e lavorare per migliorare qualcosa di ciò che sta intorno a noi. Ritornata in Calabria mi sono immersa nella sfida di dare concretezza e identità all’Associazione Io resto in Calabria con la quale ho realizzato tanti progetti di rinascita civile e morale, rivolti in gran parte ai giovani: Gocce di (buona) politica, scuola di cittadinanza attiva e partecipazione politica; Calabria Day, iniziativa che ogni anno si pone l’obiettivo di raccontare la Calabria delle storie positive e farlo coinvolgendo i protagonisti delle stesse e i giovani per far si che non credano che la nostra regione è solo ‘ndrangheta e malaffare. Sono una Project Manager del cambiamento, se posso osare, perchè mi piace coinvolgermi in tutte le iniziative dove è possibile esprimere un linguaggio nuovo, che parli di merito e non di raccomandazione, che parli di poter fare qualcosa piuttosto che apsettare che qualcuno ci regali qualcosa. Oggi sto lavorando per far nascere a Cosenza il primo Talent Garden del Sud Italia. Sarà uno spazio di coworking dedicato all’innovazione, da tutti i punti di vista e con tutte le idee talentuose che stanno emergendo e potranno avere una casa dove sperimentarsi.

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