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La crisi dell’unità monetaria ha allargato le disparità Nord – Sud, le soluzioni proposte dallo SVIMEZ

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Una golden rule per gli investimenti pubblici strategici e una riforma profonda che semplifichi e rafforzi le politiche di coesione.

Lo chiede la SVIMEZ in un documento elaborato per il Parlamento europeo, in vista del seminario del 10 febbraio a Napoli con il commissario europeo Cretu, il ministro De Vincenti e i Presidenti delle Regioni del Sud.

Propone altresì che il Piano Junker si ponga l’obiettivo della convergenza e un sistema di compensazione fiscale adeguato a compensare il Mezzogiorno e le altre regioni meno sviluppate degli svantaggi concorrenziali causati dal dumping fiscale e da altri squilibri strutturali, in particolare dell’Eurozona, Infine, un riequilibrio dell’attuale configurazione geopolitica che punti sulle politiche mediterranee, ben oltre la gestione dei flussi migratori.

Le disparità regionali in Europa si sono allargate negli ultimi anni, perché la crisi economica ha colpito le regioni in modo differenziato. Alcune hanno subito gravi contraccolpi, altre quasi per niente. Sono stati soprattutto i nuovi Stati membri dell’ex Est europeo e quelli fuori dall’Eurozona a beneficiare di tali asimmetrie, mentre il Mezzogiorno è rimasto intrappolato in un percorso di divergenza strutturale a due livelli in Europa.

Da un lato, il suo livello di competitività è vincolato dall’appartenenza a una economia nazionale sempre meno competitiva rispetto alle altre principali europee, dall’altro soffre di uno svantaggio competitivo strutturale rispetto ad altre aree della “periferia” dell’Unione europea.

Parte da queste considerazioni il Paper della SVIMEZ – CLICCATE QUI PER IL DOWNLOAD – curato dal Presidente Adriano Giannola, dal Vice Direttore Giuseppe Provenzano e dal professor Carmelo Petraglia, elaborato come contributo di idee alla discussione che si apre in Europa sulla riforma delle politiche e che sarà presentato al seminario che si tiene domani a Napoli, a Città della Scienza, sul tema “Futuro 2020, quale politica di coesione per la rilanciare la crescita in Europa”.

Al seminario, concluso dal Commissario Europeo per la Politica Regionale Corina Cretu, dal ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti e dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, partecipano i Presidenti delle Regioni del Sud: Rosario Crocetta per la Sicilia, Luciano D’Alfonso per l’Abruzzo, Michele Emiliano per la Puglia, Paolo Di Laura Frattura per il Molise e Mario Oliverio per la Calabria, nonché il sindaco di bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro. Il seminario sarà introdotto dal vice presidente della commissione sviluppo regionale Andrea Cozzolino, dal Presidente Giannola e dal presidente del gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici Gianni Pittella.

Nel documento SVIMEZ si mette in evidenza che le persistenti disparità di sviluppo economico e sociale tra gli Stati membri gettano dubbi sul legame tra convergenza nominale e reale nell’Unione Europea. Peraltro, la crisi dell’unione monetaria ha aggravato gli squilibri esterni e ha allargato le disparità regionali.

Alcuni numeri sono emblematici al riguardo: tra il 2009 e il 2013 gli investimenti pubblici sono crollati del 51% nei paesi periferici del Sud dell’Europa quali Grecia, Spagna e Portogallo e del -24% in Italia, mentre gli stessi calavano del 7% nei nuovi Stati membri che hanno aderito all’UE tra il 2004 e il 2007. La SVIMEZ sottolinea come le differenze di aliquote fiscali tra i diversi Paesi implichino uno svantaggio strutturale per le regioni meno sviluppate appartenenti alle economie nazionali con elevati oneri tributari. E la mancanza di armonizzazione fiscale implica una concorrenza impari tra territori disposti ad attrarre risorse dall’estero. In assenza di un’immediata prospettiva di armonizzazione dei sistemi fiscali e di compensazione, un più limitato ambito di intervento, percorribile in tempi brevi, può essere rappresentato dall’impiego dello strumento operativo delle Zone Economiche Speciali.

Questi scompensi strutturali mettono in seria discussione il futuro della politica di coesione, ma il suo ridimensionamento o, peggio ancora, la sua fine sarebbero estremamente dannosi. Secondo la SVIMEZ, le priorità della futura riforma della politica di coesione europea sono:

1) Mantenimento o addirittura incremento delle risorse destinate alle aree meno sviluppate rispetto ad altri obiettivi;
2) Semplificare non solo procedure ma l’architettura della politica di coesione, puntando sui due Fondi, quello per le infrastrutture materiali e immateriali, urbane e ambientali, per lo sviluppo economico e produttivo e quello per rafforzare il capitale umano e sociale per dare a tutti i cittadini una vera uguaglianza delle condizioni di partenza, in particolare ai giovani;
3) Una politica di coesione “amica” delle nuove generazioni, che si ponga l’obiettivo della piena e buona occupazione per i giovani europei.

Più in generale, nell’agenda europea dei prossimi mesi, secondo la SVIMEZ, si dovrebbero assumere le seguenti scelte prioritarie:
A) Una golden rule per gli investimenti pubblici strategici, anche per consentire una reale addizionalità delle politiche di coesione rispetto agli investimenti nazionali;
B) Un sistema di compensazione fiscale adeguato per compensare il Mezzogiorno e le altre regioni meno sviluppate per gli svantaggi concorrenziali causati dal dumping fiscale e da altri squilibri strutturali nazionali, in particolare all’interno della zona euro;
C) Un riequilibrio dell’attuale configurazione geopolitica che punti sulle politiche mediterranee, andando ben oltre la (inadeguata) gestione dei flussi migratori.

 

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