La storia del bambino vissuto undici mesi tra la vita e la morte

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Dalle viscere del Sud sgorga una storia struggente, riportata dal quotidiano La Sicilia e scritta da Daniela Quasimodo.

E’ una storia che entra nel confine tra la vita e la morte, tra la pervasività della scienza e la lotta per la sopravvivenza.

Il protagonista è un bambino venuto alla luce da un aborto. Dopo 25 settimane di gestazione.

Non si erano formati i polmoni e la sua respirazione era stata presa in cura subito da una macchina.

Da lì segue un calvario di interventi chirurgici, di farmacologia e farmacologia sperimentale.

E tra la vita e la sua fine, ci sono stata più congiunzioni.

Ci racconta Quasimodo, che il primo intervento al cuore è stato sostenuto a 21 giorni.  Che il bimbo ha perso poi la vista e che la sua panoramica neurologica era impossibilitata dall’età.

Una situazione emotivamente difficile, densa di interogativi verso le varie discipline del sapere.

Ma il bambino trova le condizioni per essere dimesso e far ingresso nella sua casa. Una sensazione bellissima per i suoi genitori.

Purtroppo quei pensieri positivi durano un battito d’ali. Dopo alcune ore il bambino ha un malore. Viene chiamato il 118, ed il piccolo torna in ospedale. Nuove cure si susseguono, sino al sopraggiungere della morte.

Ora rimangono il dolore e le domande. Dove scienza, giurisprudenza, morale, teologia s’intersecano in cerca di una convergenza.

Ma siamo certi che nei suoi undici mesi, quel bimbo, è stato amato e sarà amato come in un’eternità.

Francesca Giovannoli

Francesca Giovannoli, 34 anni, architetto, coordina un workshop di interior design presso l’Università di Teramo. Attualmente è nello staff di professionisti che si occupa di un importante cantiere sulla costa abruzzese.

One comment

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    roberto

    16 Febbraio 2016 - 19:15

    un abbraccio intenso intenso ai genitori e un pensiero tenero al piccolino, da parte di un papà. Roberto

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