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La super lana made in Australia

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Pecore

Quando un uomo indossa la sua migliore giacca di lana, certo non si domanda quanto tempo prima quel confortevole tessuto era solo una pecora.

Nemmeno ci pensa, perché quel materiale, caldo per l’inverno o fresco per l’estate, sottile ma anche sostenuto tanto da non cedere allo strapazzo della vita frenetica, è un aspetto scontato della sua quotidianità urbana. Eppure, più o meno 18 mesi prima, anche l’elegante abito gessato era solo il vello di una pecora che magari pascolava in Australia. Da quelle lontane valli parte infatti un incredibile percorso fatto di esperienza passione e ricerca, che arriva fino al distretto industriale laniero di Biella.

E il gruppo Ermenegildo Zegna ha voluto celebrare il primo stadio di questa filiera con un grande evento, nei giorni scorsi in Australia, tra Sidney e gli allevamenti delle pecore merino, discendenti dalle prime trenta che arrivarono alla fine del Settecento dalla Spagna, e che oggi costituiscono una ‘popolazione’ di oltre 60 milioni di capi, quasi tre pecore per ogni umano australiano.

L’occasione per l’evento erano i 50 anni dell’Ermenegildo Zegna Wool Awards, un premio lungimirante, ideato per spingere verso l’eccellenza della lana superfine gli allevatori che erano orientati verso una produzione più grossolana perché, all’epoca, di maggiore mercato e profitto.

La scommessa della fibra sottile si è dimostrata vincente e nel 2002 Zegna ha lanciato anche il trofeo Vellus Aureum, dedicato alle lane con finezza inferiore ai 13,9 micron, praticamente fibre invisibili a occhio nudo. Quest’anno, per la prima volta, i due premi sono stati vinti dalla stessa farm, quella degli allevatori Ed e Jill Hundy, già detentori nel 2010 del record di 10 micron.

La coppia è stata premiata da Gildo Zegna, ad del gruppo, dal presidente Paolo Zegna e da Stuart McCullough ceo di Awi/Woolmark (l’ente della pura lana vergine) partner dell’evento, durante un grande party a Sidney, con le autorità e le celebrities australiane, tra cui la modella Megan Gale e Chris Hemsworth (il cinematografico Thor) e il gruppo rock The Temper Trap.

Prima però i mille ospiti hanno applaudito la sfilata della collezione invernale Ermenegildo Zegna, arricchita con una speciale ‘capsule collection’ di una ventina di abiti, creati in un tessuto pied-de-poule bianco e nero (denominato Trofeo Natural Comfort) che ricorda quello realizzato dal Lanificio Zegna, 50 anni fa, con le prime lana superfini. Come preambolo alla passerella, una installazione con tutto il mondo del lanificio, le balle di lana ‘sucida’ come arrivano al lavaggio nelle acque biellesi, i fiocchi candidi, il nastro morbido dello stame arrotolato in bobine, i filati e infine i tessuti. E ancora, tutt’intorno, le immagini di una famiglia (che sta inserendo al lavoro la quarta generazione) e di un’azienda che a Trivero non è solo una fabbrica ma è una comunità fatto di solidarietà sociale, di formazione professionale, di centri sportivi, di protezione della natura (100 km quadrati di Oasi Zegna) e di iniziative per l’arte.

Per centinaia di giornalisti di tutto il mondo, due giorni intensi di esperienza con la lana che, va sottolineato, da alcuni anni ha rialzato la testa dopo essere stata messa un po’ in disparte, come fibra nobile che sembrava superata dai nuovi materiali tecnici. La lana invece ha proprietà tecniche naturali uniche, è una fibra isolante, assorbe il vapore della traspirazione, è resistente e biodegradabile. Insomma una specie di miracolo della natura reso più performante dalla ricerca umana, come le visite alle fattorie (tutte di grandi dimensioni, con 15 mila o anche 30 mila capi) hanno dimostrato, dando la possibilità di assistere allo spostamento del gregge, di toccare con mano la qualità dei velli (prima misurati a raggi laser), di osservare le pecore protette talvolta anche da speciali ‘cappottini’ e poi tosate con mano ferma ma delicata da robusti giovanotti (che tosano anche 200 capi al giorno). Per finire con la selezione e l’eliminazione delle parti meno pregiate, la raccolta dei velli nella balla da un quintale, chiusa e timbrata, pronta per andare alle aste, essere valutata e comprata e giungere da noi in Italia, a Biella. Da queste parti la città piemontese è tanto fraternamente nota che, all’italiano di passaggio, non viene chiesto se è di Roma o Milano, ma se è di Biella, meta italiana sognata dagli allevatori delle valli del New England.

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