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La tragedia che si poteva evitare

Viene da guardarlo in silenzio il mare affacciati sul promontorio del Gargano.  Ha sempre funzionato così.

Ma questa volta, a tacere non è uno sguardo appagato da la grande bellezza, bensì lo spiazzamento.

A pochi giorni dal nubifragio, lo Sperone d’Italia è totalmente piegato dal fango.

I comuni di San Marco in Lamis, Peschici, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Carpino e San Giovanni Rotondo, soprattutto, si sono svegliati da 48 ore nel lutto.

I dati parlano chiaro: i danni sono giganteschi e contano diverse decine di milioni. Lo ha dichiarato Nichi Vendola nel sopralluogo di domenica iniziato sulla zona di Carpino, lì dov’è stato rinvenuto il corpo dell’allevatore 24enne, morto travolto assieme alla sua auto da una bomba d’acqua. Ieri, poi, recuperata la seconda vittima dell’alluvione: si tratta del pensionato 70enne Vincenzo Blenx, trascinato in acqua dal maltempo a Peschici.

E’ stato di emergenza anche per Franco Gabrielli, il Capo dipartimento della Protezione Civile che ha accompagnato nella perlustrazione il Presidente della Regione per quantificare i danni e confortare la popolazione, oltre che assicurare sussidi del Governo.

Vendola e Gabrielli hanno infatti chiesto al ministro dell’agricoltura Martina di “congelare per almeno un paio di anni il prestito agricolo e di prevedere poi una rateizzazione a partire dal terzo-quarto anno”.

“Per aiutare questa gente – ha promesso il Presidente della Regione Puglia – noi raschieremo il fondo del barile. Assumo l’impegno di coprire gli interventi di somma urgenza decisi dai Comuni, chiederemo a tutte le politiche regionali di dare priorità per salvare il Gargano, che è il cuore della Puglia e che oggi è un cuore infartuato”.

Tra frane, smottamenti e spiagge sommerse non si sa da dove iniziare. Gli uomini dell’Esercito stanno lavorando senza sosta da giorni: ora, la priorità è liberare dal fango le strade di Peschi e Rodi Garganico, ripristinando così l’intera viabilità.

L’evento è stato eccezionale ma prevedibile. S’ affermano con un certo peso le parole di Gianfranco Pazienza, il  ricercatore ISMAR CNR di Lesina e membro Legambiente Puglia che ha toccato le reali cause del dissesto idrogeologico del Gargano, che si sono fatte spazio tra l’indignazione e il dolore dell’intera popolazione colpita.

Si inizia a parlare di abusivismo edilizio, deforestazione illegale, false bonifiche, traffici illeciti di vario tipo, archeomafia, agromafia. Primissimi rapporti e stime provvisorie di veri e propri delitti contro l’ambiente, dove i ritardi delle bonifiche e l’adozione illecita di condoni edilizi si posizionano in cima alla lista dei crimini commessi.

Naturalmente una parte degli illeciti è di dimensione medio-piccola e non tutti i reati sono della stessa gravità. E per capire però gli interessi e gli intrecci che spesso sono presenti dietro i crimini ambientali, ci vorrà tempo.

Siamo il paese del dissesto idrogeologico figlio di quello ideologico. Queste le parole di Marco Pannella, leader storico dei Radicali Italiani, che ha ripetuto a Foggia in occasione di un convegno organizzato a margine del dramma, dove sono intervenuti non pochi esponenti politici in carica negli anni trascorsi e professionisti dei settori interessati.

Un incontro durato a lungo, dove alla fine tutti i partecipanti son convenuti che per affrontare il problema di dissesto idrogeologico non bisogna attendere l’emergenza, come è solito succedere in Italia. Da questo pensiero unanime, la necessità di avere un Geologo di Zona in ogni area. Un discorso, questo, affrontato in tante altre situazioni di emergenza in Italia ma mai approfondito fino in fondo ogni volta.

Alla base di tutto-e nelle dichiarazioni questo s’è evinto chiaramente- il disastro del Gargano risulta essere l’ennesimo frutto della mala-politica.

E dello stesso parere s’è detto anche lo stesso Nichi Vendola, in un incontro sulla questione a Bari, dove ha ritenuto opportuno affermare che “Se malediciamo il maltempo e non malediciamo la mala politica, e non traiamo nessuna lezione dalle vicende drammatiche del Gargano”.

Intanto, le immagini di una terra devastata continuano a scorrere lente sotto gli occhi della gente del posto che ora dopo ora, e più di prima, teme che ritorni la pioggia.


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