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“L’Agenzia dei beni confiscati alle mafie è stata un fallimento”. Parola di Cantone e Gratteri

Corruzione e mafia vanno a braccetto, “non sono mondi lontani e dove si annida la prima, la seconda è più forte“. L’affermazione può sembrare scontata, ma se a farla è chi sta per andare a guidare l’Autorità anticorruzione, la cosa cambia e questa frase racchiude un programma di lavoro: “combattere la mafia non solo con le manette“. E’ l’intenzione di Raffaele Cantone, pm anticamorra ora in Cassazione che domani sarà nominato presidente dell’Authority anticorruzione.

A un incontro organizzato dall’Agenzia ricerche e legislazione, il think tank voluto da Enrico Letta, tutti si rivolgono a lui come se la nomina fosse già cosa fatta. Lui frena e ripete: “Sono onorato, ma attendo“. Vicino a lui, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria da poco consulente della commissione parlamentare Antimafia, e Roberto Garofoli, proveniente dalle fila del Consiglio di Stato oggi capo di gabinetto del ministero dell’Economia.

Insieme a loro Cantone ha elaborato il rapporto “Per una moderna politica antimafia“, voluto dal governo Letta e ora passato in eredità a Renzi e al ministro Orlando, ai quali Cantone chiede ora un impegno. Mafia e politica, voto di scambio, introduzione del reato autoriciclaggio, rafforzamento dei meccanismi di scioglimento degli enti con infiltrazioni (che ora tocca i Comuni, ma non le partecipate e neppure le Regioni), revisione dei termini di prescrizione: in quel rapporto c’è già un piano pronto per essere tradotto in leggi, spiega Garofoli.

C’è poi il capitolo dolente dell’Agenzia dei beni confiscati: è stata un “fallimento“, dicono all’unisono Garofoli, Gratteri e Cantone. “Ma partiva da un’intenzione positiva“, sottolinea Cantone, che non vuole buttare il bambino con l’acqua sporca e chiede “la capacità di essere più flessibili nel vendere i beni“, una cassaforte da 12 miliardi di euro nel 2012, “usando i proventi per le start up di nuove aziende“. Una filosofia, quella della flessibilità, che ora Cantone sarà chiamato ad applicare all’Autorità Anticorruzione, anch’essa in parte da rafforzare, fermo restando la sua natura non sanzionatoria, ma di controllo.

Nella pubblica amministrazione – dice Cantone – ci sono energie sanissime“, ma “il tema della corruzione è vitale“. Le leggi ci sono, la 190 del 2012 sull’anticorruzione, “c’è, ma chiedo che venga attuata“. Così come – e lo ha ricordato Garofoli – ci sono le norme che impediscono a soggetti che abbiano condanne o rinvii a giudizio di assumere cariche nelle società partecipate. “Il problema è che spesso non li controlla nessuno“, fa notare Cantone, entrando nella materia che da domani lo riguarderà da vicino. Ma il magistrato ha insistito anche su altri tre punti, che investono il piano strettamente penale: “Se vogliamo combattere mafia e corruzione – ha detto – dobbiamo affrontare il falso in bilancio, gli illeciti ambientali e mettere mano al processo penale e  alla corruzione“.


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