Le piazze del Sud che sognano il salto di categoria

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Il campionato di Lega Pro girone C si avvia alla conclusione e giungono i primi verdetti dal campo o meglio dai palazzi della giustizia sportiva: La Reggina crolla in serie D. La gloriosa società amaranto chiude in un modo onestamente inaspettato un lungo ciclo fatto di soddisfazioni sportive culminate con gli anni della serie A. Siamo sicuri che si ripartirà con ancora più determinazione per ritornare ai fasti di qualche anno fà.

In vetta la Salernitana (ormai a un passo dalla B) e Benevento pagano lo scotto di una estenuante rincorsa alla leadership del campionato portata avanti con medie punteggio da record (la salernitana è a pochi punti dal record storico stabilito dal Bologna in Lega Pro): i primi caldi, una età media superiore e un’evidente stanchezza mentale fanno da contraltare alla verve fisica e all’organizzazione di gioco di squadre un po’ più “giovani” desiderose di conquistare i play off come Juve Stabia e Matera: squadre che con i climi più miti sanno far sentire la loro maggiore capacità di sostenere ritmi di gioco e di corsa più elevati delle concorrenti. L’esonero di Brini appare come un atto di frustrazione della società sannita per non aver sfruttato l’occasione di accorciare la classifica nei confronti dei granata di Mr. Menichini.

Nella stessa tipologia di squadra s’inserisce in extremis il Lecce che ha ragione del Foggia al 92’.

E’ questa la gara su cui ho voluto concentrare la mia attenzione. Mr. Bollini prepara sicuramente bene la gara intuendo che per avere la meglio dei cugini pugliesi avrebbe dovuto sfruttare le debolezze del foggia in post perdita palla a ridosso del centrocampo colpendola in sede di costruzione e sviluppo della manovra. Per questo motivo per i primi 18 minuti il lecce pressa solo dal centrocampo in giù concedendo l’iniziativa volentieri ai rossoneri.

IL Foggia in effetti non snatura il suo gioco e cerca il suo caratteristico possesso palla per tentare di costruire azioni degne di nota ma appare spiazzato dalla chiusura degli spazi e dall’aggressività del centrocampo pugliese che approfitta della linea difensiva alta che, conseguentemente il Foggia concede. Ed è proprio da alcuni errori in costruzione di manovra dei ‘satanelli’ che nascono le principali occasioni del Lecce sventate da un Narciso che, rilanci a parte, risulta essere uno dei migliori in campo dei dauni.

Il Lecce intuisce che si può spingere e inizia a pressare alto, sfruttando le doti fisiche e atletiche di giocatori come Doumbia e Lepori che mettono in sovente difficoltà la linea di difesa avversaria. Su questa falsa riga la formazione giallo rossa inseguirà, in crescendo e per tutto il resto della gara, la vittoria.

In tutto ciò il Foggia non gioca male anzi, in ripartenza con Cavallaro e su palla inattiva di Maza, sfiora il gol, ma è il Lecce a crederci ‘divorando’ in più di un’occasione il gol per sbloccare il risultato e trovandolo quando ormai il pareggio è cosa certa.

L’impressione che si ricava dalla gara, al di là della fredda cronaca che lascio volentieri ai giornalisti professionisti, è che la compattezza assicurata dallo schieramento  di Mr. Bollini  con il suo 1-4-2-3-1 (4-4-2 in fase di non possesso) in zona centrale difensiva, unitamente a una buona scelta tattica (pressing prima a centrocampo poi successivamente alto) e a un atteggiamento determinato per tutta la gara, hanno di fatto costretto il Foggia a non giocare come da sua abitudine e a sbagliare frequentemente anche gesti tecnici di base specie in costruzione :probabilmente sarebbe servita qualche variante al tema tattico abitudinario del Foggia, ma vuoi per mentalità del Mister De Zerbi, che per indubbia mancanza di alternative valide, specie di qualità nell’organico dauno, non è stato possibile adottare.

Il Derby e, forse, il sogno play off, vanno al Lecce al cospetto di un Foggia che pur confermando i soliti limiti di organico e di continuità di rendimento, può vantare una “base” di partenza per la prossima stagione di assoluto rispetto, base che, se integrata con raziocinio e attenzione, non potrà non rendere assolutamente competitiva la compagine rossonera in ottica serie B.

Leonardo Imparato

Classe 1974, Laureato in giurisprudenza ,ex calciatore dilettante (Alma SA C5),da sempre appassionato e stimolato dall'esperienza calcistica di allenatore ,dal 2010 ha conseguito con il Diploma di allenatore FIGC-UEFA B .Ha allenato In diverse società dilettantistiche sia in settori giovanili che in prima squadra in Campania. Dalla stagione 2013-2014 è stato scelto dalla Federazione italiana Gioco Calcio quale Allenatore Rappresentativa FIGC a Salerno (cat.Allievi), incarico attualmente in essere. Ha seguito allenamenti di numerosi allenatori professionisti tra i quali Delio Rossi, Zdeneck Zeman, Roberto Breda per trarre spunto e confronto al fine di migliorare la propria metodologia di lavoro.Ha partecipato a diversi stage, seminari e master calcistici professionali.

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