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Lula e la precarietà di democrazia ed economia

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L'ex presidente del Brasile, Lula

Ho conosciuto Lula da Silva, l’ex Presidente brasiliano arrestato per corruzione, e francamente mi è dispiaciuto quello che gli è capitato, dopo una lunga e straordinaria esperienza nel campo accidentato del paese più importante sudamericano. L’ho incontrato a Roma, quando in visita ufficiale di Stato, con mio lieto stupore, mi chiese di concludere a Roma, i lavori della Cisl dedicati alla situazione mondiale della finanza. L’imbarazzo del suo ambasciatore per la inusuale rottura del protocollo di Stato, fu dribblato con l’affermazione: “Sono il Presidente del Brasile, ma mi sento ancora sindacalista. Credetti comunque che fu un modo per sdebitarsi con la Cisl, che durante la dittatura nel suo paese, aiutò consistentemente il Sindacato da lui stesso presieduto, a prepararsi alla democrazia.

Poi l’ho incontrato a Washington nel 2008, in occasione del G20 da lui presieduto. In quella circostanza fu il vero animatore della tesi di restringere le maglie troppe larghe del potere finanziario, e accolse con entusiasmo il documento presentato dalla delegazione del Sindacato mondiale, che io stesso ebbi modo di cognegnarli solennemente, nell’incontro ufficiale che ebbimo con i capi di Stato.

In quel periodo così denso di cambiamenti, il Brasile vedeva crescere il Pil prodigiosamente, grazie all’impulso dato al paese dal Presidente operaio, e così riusciva a collocarsi al centro dei nuovi ‘giochi’ mondiali, con la inedita alleanza politico-commerciale di Brasile, Russia, India, Cina (bric). Insomma quel continente nel continente sudamericano, in un breve lasso di tempo migliorava la economia, il tenore di vita delle persone, e si poneva al centro del potere mondiale; con il ‘bric’ sfidava la egemonia del dollaro negli scambi commerciali, dopo circa 70 anni di incontrastato dominio della divisa statunitense. La politica da lui diretta ha saputo mantenere le distanze dall’estremismo ‘Chavista’, che tanta suggestione ha provocato all’epoca in molti paesi latinoamericani, principalmente in Argentina.

Insomma Lula ha smosso molte acque ai danni dei potenti del mondo, che in verità non hanno mai sopportato che un tornitore metalmeccanico, esprimesse tanto acume e capacità di governo, con una politica in controtendenza, rispetto al dilagare dei poteri finanziari. Per queste ragioni è difficile che i ceti bassi e operai, non leggano nelle iniziative giudiziarie contro il loro leader, (che peraltro si apprestava a candidarsi di nuovo con sondaggi favorevoli) un modo per metterlo fuori gioco.

D’altronde l’offensiva di discredito alimentata, è sembrata per dimensioni, pari a quella usata per il dittatore rumeno Ceaucescu. È chiaro che in democrazia, chi sbaglia paga: un fondamento cardine della civiltà occidentale; se Lula è stato condannato, dovrà comunque scontare la pena prevista dalla legislazione del suo paese. Ma è pur vero che nelle attuali democrazie, gli strumenti nuovi della lotta politica, talvolta, non sono proprio allineati con l’etica democratica e comunque spesso, sono sostanzialmente fuori controllo scavalcando gli organismi di garanzia previsti dalle rispettive costituzioni.

Il Brasile in un volgere di pochi decenni è passato dalla dittatura alla democrazia, dal sottosviluppo ad essere uno dei maggiori player economici mondiali. Ma abbiamo imparato da tempo che sia la democrazia che la economia, possono incorrere in una precarietà pericolosa, quando le Istituzioni non riescono più a godere della fiducia di tutte le componenti sociali. A quel punto, tale vulnerabilità, è l’occasione per offensive utili alla fisiologica lotta politica di alternanza, ma anche alle occulte trame volte alla instabilità.

Raffaele Bonanni

Raffaele Bonanni (Bomba, 10 giugno 1949) è un sindacalista italiano, dal 2006 segretario generale della CISL, confermato nel 2009 e nel 2013; si dimette il 24 settembre del 2014. Abruzzese di Bomba, provincia di Chieti, dopo il diploma all'istituto commerciale ha iniziato a lavorare come manovale in un cantiere edile della Val di Sangro, viene eletto delegato sindacale aziendale presso la Impresa Farsura, successivamente si iscrive alla CISL. Ha frequentato nel 1972 il "corso lungo" presso il Centro Studi della Cisl a Firenze. Prosegue la sua attività sindacale in Sicilia, dove si impegna alla costruzione di movimenti antimafia ed al varo di norme in edilizia contro lo sfruttamento degli edili e contro i sub appalti gestiti dalla mafia. Nel 1981 diventa Segretario Generale della CISL di Palermo e nel 1989 viene eletto Segretario Generale della CISL siciliana. Partecipa insieme a Leoluca Orlando alla costruzione di movimenti nel mondo cattolico per il rinnovamento della politica e delle istituzioni. Nel 1991 viene chiamato a dirigere la Federazione nazionale della Cisl dell'edilizia dove riesce ad incrementare fortemente le adesioni al sindacato ed a far adottare al parlamento norme di garanzia per i lavoratori di quel settore. Propone l'adozione del DURC (documento unico di regolarità contributiva) che prima riesce a far valere per l'edilizia e poi successivamente, eletto segretario della CISL, riesce a farlo estendere per tutti i lavoratori. Il 16 giugno 2014, il neo rettore dell'Università di Salerno, Aurelio Tommasetti, gli conferisce laurea honoris causa in economia. Entra a far parte della Segreteria Confederale della CISL per la prima volta il 16 dicembre 1998 e viene riconfermato Segretario Confederale nei congressi del 2001 e del 2005. Il 27 aprile 2006 succede a Savino Pezzotta come Segretario Nazionale, carica a cui è stato riconfermato nel congresso del 24 maggio 2009 e del 15 giugno 2013 . Si è dimesso dalla carica di Segretario Generale il 24 settembre del 2014. Nel Febbraio 2015 insieme a Raffaele Marmo e altri 5 soci fonda Italia Più. È sposato con Teresa, dirigente in pensione di Poste Italiane, ed ha tre figli, Donato, Raffaella e Denise.

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