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Ma quale crisi. In Giappone il made in Italy vola
02 Lug 2013 09:01

A dispetto dell’impennata dell’euro sullo yen, rivalutatosi di quasi il 15% da inizio anno e del 30% dallo scorso novembre, il Made in Italy della moda e delle calzature di fattura artigianale non conosce crisi in Giappone.

Anzi, se lo scorso anno le importazioni sono cresciute con una robusta doppia cifra, i dati dei primi cinque mesi del 2013 registrano valori espressi in yen in progresso del 72% nel caso della pellicceria, del 44% nelle calzature casual in pelle, del 34% nella camiceria e del 31 e 30% nel caso di borsette e scarpe da uomo in pelle. Non è un caso, quindi, che ‘Moda Italia’ e ‘Shoes from Italy’, ormai due appuntamenti tradizionali ospitati a Tokyo su base semestrale, registrino 180 aziende partecipanti, oltre ad alcune migliaia di operatori nipponici e delegazioni da Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, Malaysia, Australia e Singapore.

“Un record che apre a nuovi miglioramenti”, ha rilevato Aristide Martellini, direttore dell’ufficio Ice della capitale nipponica, a margine della presentazione della doppia kermesse (1-3 luglio al Westin Hotel) che ha come obiettivo la promozione della manifattura artigianale delle collezioni primavera/estate 2014, da quelle donna/uomo/bambino fino all’abbigliamento in pelle, alle calzature e agli accessori.

La ripresa del Giappone sotto la spinta della ‘Abenomics‘, il piano di rilancio con le ‘tre frecce’ (politica monetaria aggressiva, incentivi fiscali e riforme per la crescita sostenibile) volute dal premier Shinzo Abe, apre scenari positivi nel giorno in cui la fiducia delle imprese è salita a giugno a +4 dopo sei trimestri negativi.

Un outlook che legittima un’altra lettura della massiccia partecipazione di aziende italiane da individuare nella crisi dei consumi nell’intera Europa che giustifica la ricerca di aree “dove c’é domanda”: Cina, Russia, Emirati Arabi e Giappone. 

“Stiamo cercando di rafforzare a tal proposito progetti mirati, aiutando la internazionalizzazione delle pmi con meno di 20 dipendenti che sono il 97% del nostro sistema produttivo”, ha detto Giuseppe Mazzarella, presidente di Confartigianato Moda e componente del cda dell’Ice. “La nostra arma resta sempre la qualità perché il Made in Italy continui a essere inteso come sinonimo di eccellenza”. A gennaio, in vista delle nuove rassegne, si lavora perché si aggiunga anche il filone gastronomico, ha anticipato Mazzarella.

Il Giappone è un mercato di riferimento per il Made in Italy“, ha affermato l’ambasciatore italiano a Tokyo, Domenico Giorgi, osservando che il trattato di libero scambio tra Ue e Giappone (“si è appena concluso il secondo round dei negoziati e si riprenderà a settembre”) sarà l’occasione per “far crescere ulteriormente i flussi”.

L’analisi dei dati più recenti mostra che – tra i fornitori – l’Italia ha posizioni di vertice (come nell’abbigliamento in pelle e nelle calzature in cuoio): a gennaio- aprile, il valore dell’abbigliamento importato in Giappone è stato di 25,4 miliardi di yen (+31% annuo a 200 milioni di euro), che vale la terza posizione dopo Cina e Vietnam; quello della pelletteria è stato di 33,2 miliardi (250 milioni di euro).


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