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Monica, la chef che adora il gusto della multiculturalità

“Il cibo è oggi tra gli strumenti più importanti per avvicinare popoli diversi. Il cibo può favorire l’interazione sociale e l’integrazione culturale delle comunità di cittadini stranieri presenti nel nostro territorio”. Sorridente ed intraprendente, Monica Irimia, naturopata e chef vegana, davanti ad una brioche (naturalmente) vegana, ci racconta della sua vita e dei suoi progetti professionali, sin da quando, nel 2002, è arrivata in Italia dalla Romania.

“Studiavo Scienze Politiche a Bucarest e per lavoro venni in Italia, me ne innamorai e decisi di rimanerci. Non essendo interessata a proseguire quella tipologia di studi – ha raccontato Monica – ed essendo frequentata dal ricordo della campagna della nonna nella quale sono cresciuta senza ammalarmi mai e con alimenti genuini, ho partecipato a Trani ad un corso triennale (dal 2005 al 2008) per diventare naturopata”. Per praticare il mestiere e veicolare il suo proposito di promuovere, anche attraverso una corretta alimentazione, il benessere psico-fisico delle persone, perciò, prima fondò l’associazione “Benessere e Cultura”, ancora attiva, e poi aprì un centro benessere, chiuso nel 2012.

Monica, con la sua energia vitale, è un mulino a vento. Non si ferma mai. “Nel 2014 partecipai ad un corso per la realizzazione di alimenti vegani e successivamente, da chef, aderii con entusiasmo al progetto sostenuto dalla Regione Puglia “Ethnic Cook”, ma ideato e coordinato dall’amica Ana Estrela, nato con la finalità di valorizzare attraverso il cibo le tradizioni culturali delle diverse comunità straniere presenti sul territorio”. E non pochi sono stati, del resto, tra attività di formazione ed iniziative di sensibilizzazione sull’alimentazione vegana, gli eventi di successo ai quali ha partecipato negli ultimi anni. “Noi abbiamo il dovere di essere utili alla società”, ripete spesso Monica con convinzione e determinazione, “e per questo ci impegniamo per il progresso della nostra comunità”.

In nome di questo “credo”, sin da subito, dal 2004, è tra le volontarie della parrocchia San Marcello di Bari, una delle più accoglienti per i cittadini stranieri da molto prima che la Chiesa fosse travolta dall’amore per la prossimità di Papa Francesco, nella quale agisce per favorire l’integrazione dei cittadini stranieri. “Noi cittadini che giungiamo da altri Paesi siamo una risorsa e un valore. Sarebbe bello ed utile realizzare corsi di formazione sociale e professionale per gli stranieri residenti in Puglia nell’idea di promuoverla al meglio nel mondo: per questo auspichiamo che la Regione Puglia investa nella multiculturalità per diffondere l’idea che tutto il territorio possa evolversi anche economicamente col nostro contributo e con i nostri talenti. Amo la Puglia e vorrei, perciò, solo il meglio per questa terra nella quale sta crescendo mia figlia”.

 


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