Ricordo di Paolo Borsellino

Shares

Sono nato, vivo e lavoro lontano dalla Sicilia ma mi sento profondamente e intimamente siciliano e come molti di loro credo che il giorno in cui la mafia sarà vinta sia ancora lontano. Scrutando nei miei ricordi, tuttavia, mi ritornano in mente proprio le parole di Paolo Borsellino che, invece, nel suo incantevole ottimismo sosteneva con convinzione che “cosa nostra” fosse destinata ad una inesorabile sconfitta.

Allora mi convinco che discutere di mafia, anzi, il solo fatto di nominarla, costituisca il primo ineludibile strumento per combatterla e provare a sconfiggerla: questa era la grande convinzione di Borsellino. Con la nostra Scuola di Legalità da anni ci impegnamo affinché questa sua idea si possa un giorno realizzare.

A tal proposito non dobbiamo mai dimenticare che siamo noi cittadini ad avere in mano l’arma vincente, perché l’assordante silenzio sul fenomeno mafioso nei programmi elettorali e di governo mi induce a ritenere che si stia facendo un passo indietro rispetto alle previsioni formulate da Falcone e Borsellino.

La lotta alla mafia rappresenta oggi una sterile “postilla espressiva” da inserire nei discorsi propagandistici ed il contrasto ai poteri criminali non è più inteso come massimo impegno dello Stato e della comunità nella sua interezza, ma solo come attività demandata all’esclusivo ed encomiabile coinvolgimento di poche associazioni e cittadini isolati dal resto della società e delle istituzioni.

Pur non avendolo mai potuto conoscere personalmente (ebbi solo la fortuna di potergli stringere la mano), di lui mi parlava Antonino Caponnetto soffermandosi spesso su una delle caratteristiche del suo essere: la bontà d’animo. Lui definiva il “suo” Paolo (Caponnetto considerava Falcone e Borsellino suoi figli) un puro d’animo, un uomo di ammirevole onestà e di grande integrità morale, una persona che viveva una vita semplice e trasparente e che si schierava subito a fianco di chi aveva subito un’ingiustizia.

Rita Atria, testimone di giustizia, che tutti chiamavano la “picciridda” di Paolo Borsellino, prima di togliersi la vita ebbe a dire di lui: “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta”.

Questo era il valore di Paolo Borsellino e con le parole di Rita mi piace ricordarlo ma, a ventiquattro anni dal suo assassinio, pretenderei semplicemente un po’ di giustizia e di verità sui veri mandanti di quella ignobile strage.

Vincenzo Musacchio

Vincenzo MUSACCHIO (nato a Termoli 1968), giurista. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1992 presso l'Università degli studi “G. D'Annunzio” di Teramo con il massimo dei voti e pubblicazione della tesi in diritto penale sulla Rivista Penale diretta da Gian Domenico Pisapia. Docente di diritto penale presso diverse Università italiane, da ultimo, presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Regionale Anticorruzione del Molise. Ha lavorato con OLAF sui temi della corruzione e delle frodi in ambito europeo. È membro del comitato scientifico di numerose riviste di diritto penale nazionali ed internazionali. Ha partecipato alla Commissione per la riforma del codice penale (Commissione Vassalli). Ha svolto studi e ricerche per il Consiglio dell'Unione europea in materia di tratta di esseri umani. Ha collaborato con l'Istituto Brasiliano di Scienze Criminali in un progetto internazionale sul rapporto tra economia e criminalità organizzata nell'Unione europea (IBCCRIM). È iscritto all'albo speciale degli esperti di diritto penale del Consiglio d'Europa.

Comments (2)

  • Seby Rahel

    19 Luglio 2016 - 17:09

    I vari mandanti di quella strage sono dentro ognuno di noi, che quando andiamo a votare continuiamo a sostenere quel sistema di partiti che impediscono l’accesso ai documenti e nascondono i veri mandanti delle strahi di Falcone e Borsellino! Uno Stato sano, con i suoi servizi segreti e la sua intelligence non può non conoscere e colpire i veri mandanti.
    Chiaro che se tutto viene insabbiato, se i colpevoli vengono protetti e sono all’interno, nei gradi più alti delle istituzioni, li puoi colpire solo se il Popolo prende coscienza della situazione e rivoluziona velocemente gli uomini al potere.
    Questo è uno dei motivi per cui chi sta al potere sta cercando in ogni modo di arginare l’avanzata politica di un Movimento che ormai tutti in Italia conosciamo, e che per il momento non si è fatto trascinare nei compromessi politici dei vecchi partiti. Ma dobbiamo fare in fretta, prima che il sistema corrotto col suo putridume infetti anche loro. Altrimenti svanisce ogni speranza e non si conosceranno mai ufficialmente i retroscena di quei colpi di stato! Perché le stragi sono state dei colpi di stato, ed hanno impedito la caduta del sistema di potere costituito.

    Rispondi
  • Antonio

    19 Luglio 2016 - 17:28

    …Fino a quando avremo la classe politica che ci ha governato negli ultimi 30-35 anni, la MAFIA NON la si sconfiggerà MAI… perche i nostri politici sono COLLUSI con LORO!!!!!!

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top