Un’importantissima notizia arriva da Soundreef che ha, da qualche mese, firmato un accordo per tutelare i diritti d’autore dei brani in streaming sulle più importanti piattaforme tra cui Youtube, Spotify, Deezer, Google Play, Apple Music, Soundcloud, Tidal, Itunes e Amarzon.

Restano fuori piattaforme come Mixcloud.

Questa notizia è un vero e proprio atto rivoluzionario che tutelerà gli autori e gli editori iscritti a Soundreef, uno dei più importanti enti di gestione indipendente fondato nel 2011 e diventata una delle realtà più interessanti capace di far smuovere la SIAE verso l’innovazione che ha a che fare con il web come, ad esempio, l’introduzione del borderò online fatto qualche mese fa dalla società italiana che deteneva il monopolio sui diritti d’autore e che, di fatto, si trova ancora in una situazione dominante per la tutela dei diritti d’autore.


Video: Michele Maraglino “Siamo nell’era Post SIAE”.

 

Soundreef, con questa iniziativa, ha creato un precedente importante che gioverà e non poco tutti gli artisti indipendenti che pubblicano la propria musica sulle principali piattaforme streaming e, Youtube tanto quanto Spotify, dovranno corrispondere finalmente il frutto dei tanti sacrifici che fanno gli artisti per farsi ascoltare.

Le modifiche di Youtube al regolamento per la monetizzazione

Youtube, dopo l’accordo, è corsa ai ripari modificando il regolamento sulla “monetizzazione” che precedentemente era frutto delle visualizzazioni legate alla pubblicità che la piattaforma di Google aveva introdotto per i video che venivano più visti.

Infatti, adesso, per avere una monetizzazione dai propri video pubblicati su Youtube, bisogna avere almeno 1000 iscritti e 4 mila ore di visualizzazioni: cosa molto difficile, ad esempio, per gli artisti “emergenti”, quelli senza un’etichetta che si trovano nel calderone dei semi-sconosciuti.

Ma torniamo alla SIAE. Qualcuno potrà pensare che la Società Italiana Autori ed Editori non avesse fatto in precedenza un accordo con Youtube ma, come riportato in un articolo di Federico Mello su “Il fatto quotidiano” del 28 Luglio 2010, alla Siae, veniva corrisposto una somma forfettaria per qualsiasi ascolto”, somma che toccava in percentuale anche alle case discografiche.

Dell’accordo scaduto il 31 dicembre 2012, si è avuto un seguito, come testimoniato anche dall’articolo pubblicato su Rockol il 28 Agosto 2017, intitolato “Rete e diritti, cosa c’è da sapere prima di mettere la propria musica sul Web – SIAE Faq, episodio 18”.

La SIAE e la fine (?) del monopolio

Il monopolio SIAE non è realmente caduto con il precedente Governo sotto la guida Gentiloni, come si voleva far credere, con il DECRETO-LEGGE 16 ottobre 2017, n. 148 (disposizioni in materia finanziaria e contabile) ma ha solamente avuto il buon senso di “aprire” il mercato, riconoscendo nuove realtà che tutelano i diritti d’autore degli artisti.

Resta ancora il grande fardello del bollino SIAE stabilito dal articolo 181 bis della legge n. 633/1941 nato allora come strumento di autenticazione e di garanzia, ad uso sia delle Forze dell’Ordine che del consumatore.

Il bollino SIAE è obbligatorio anche per gli artisti che non sono iscritti a questa società e che hanno scelto di tutelare i propri diritti con altre collecting society come, ad esempio, Soundreef.

Alla voce “Tariffe” sul sito ufficiale della Società Italiana degli Autori ed Editori si legge testualmente:
L’importo da corrispondere per ogni contrassegno è di 0,0310 euro; tale importo è ridotto a 0,0181 euro per i bollini da apporre su supporti distribuiti gratuitamente o in abbinamento editoriale a pubblicazioni poste in vendita senza maggiorazione del prezzo normalmente praticato secondo quanto determinato con il D.P.C.M.  21 dicembre 2001.

L’attività di vidimazione, in quanto riferibile alla tutela e protezione delle opere dell’ingegno, non è soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 3, quarto comma, del DPR n. 633/1972.

Il costo del contrassegno si andrà ad aggiungere al compenso per diritti d’autore eventualmente dovuto a SIAE per la riproduzione sui vari supporti (CD, DVD ecc.) di opere amministrate dalla SIAE”.

Per capire quali sono state le reazioni anche della Corte di Giustizia dell’Unione Europea vi invito a leggere l’articolo datato 2 luglio 2013 su “Il fatto quotidiano.it” a firma di Guido Scorza.