A gennaio al teatro Eliseo di Roma è partita la tournée teatrale di “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con l’adattamento teatrale di Massimiliano Bruno. Oltre a Giorgio Pasotti, Violante Placido e Paolo Ruffini, troviamo uno straordinario Stefano Fresi. Mito, fiaba, e quotidianità s’intrecciano continuamente, portando a riconoscere, all’interno di questa versione del testo shakespeariano, suggestioni che vanno da fonti classiche al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra sempre contaminati e ricreati da questo adattamento teatrale. Il “Sogno di una notte di mezza estate” è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsenso della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni.

Stefano, sei in scena con  “Sogno di una notte di mezza estate”. Perché hai accettato di  far parte di questo progetto teatrale?

Innanzitutto perché recitare Shakespeare in teatro per un attore è un qualcosa di meravigliosamente bello; i suoi scritti di ben oltre seicento anni fa hanno una modernità estrema. Essere diretti nuovamente da Massimiliano Bruno è un grande soddisfazione, farei qualunque per lavorare con lui. Essendo i miei compagni di viaggio professionisti più di cinema e di televisione, è stato molto interessante vederli in un’altra veste.

Ci racconteresti chi interpreti?

Sono Bottom, un comico un po’ fanfarone che si ritrova trasformato in un asino.

Cos’è per te il teatro?

E’ stato il mio primo amore. La musica mi ha fatto conoscere il teatro e me ne sono innamorato perdutamente. E’ bellissimo quel clima di quando arrivi alle 18 con le luci ancora spente e l’odore del palcoscenico, il mettere a posto la scena prima dell’arrivo del pubblico, il rumoreggiare degli spettatori che cominciano ad arrivare, il prepararti con il ripasso delle ultime battute, il truccarti, la concertazione e il sapere che stai per andare a fare un salto nel mondo di chi ti sta per vedere. Non sai mai come la prederà il pubblico e quell’ansia e curiosità che cambiano ogni sera.

Il teatro e i giovani. Esiste una congiunzione tra i due?

Secondo me, il teatro è terapeutico perché quando sei in scena esci ti immergi in un mondo completamente diverso dal tuo il più delle volte. Fa bene anche andarlo a vedere ma ci deve essere anche una guida per i più piccoli. Ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti che mi hanno educato al teatro dalla tenera età permettendomi poi  di godere ogni spettacolo, tanto da vedere Pirandello a 15 anni.

Amarilli Shakespeare cosa rappresenta per te?

Ha scritto tragedie e commedie perfette, ancora oggi sono moderne e molto attuali. Il suo argomentare è stato così lungimirante e poeticamente moderno da  permetterci ancora nel 2017 di portarlo in scena facendo appassionare molte generazioni. Il messaggio di Shakespeare è eterno!

Il tuo rapporto con il sogno. E’ possibile sognare nel 2017?

Certo che sì! Non si deve mai smettere di sognare perché i sogni sono la linfa della nostra vita.

Sei affiancato da un cast d’eccezione. Sulla scena infatti anche Violante Placido, Paolo Ruffini e Giorgio Pasotti per la regia di Massimiliano Bruno. Cosa significa lavorare con professionisti di questo calibro?

Siamo un gruppo molto eterogeneo e ben venga questa diversità perché è con il diverso che cambi e non resti sempre  uguale. Relazionarsi con persone non uguali a noi stessi non può far altro che permetterti di crescere.

Cosa ti piacerebbe arrivasse al grande pubblico che ti verrà a vedere?

Vorrei che si abbandonasse al potere del sogno e della magia, lasciando fuori dal teatro i problemi che possono angustiarlo nella quotidianità della vita.