Terremoti: senza case più sicure, racconteremo prima o poi un’altra strage

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Dal 1976 (terremoto del Friuli) a oggi (terremoto del centro Italia) abbiamo raccontato di 5mila morti, milioni di case danneggiate, infrastrutture distrutte, fabbriche in macerie, posti di lavoro persi, chiese chiuse ancora al culto dopo decenni, monumenti transennati.

Abbiamo stanziato e speso risorse pubbliche (quello che sappiamo) per oltre cento miliardi di euro.

In questo contesto di morte e distruzione siamo un Paese che è incapace di scrivere norme cogenti (nel senso che o le rispetti o te le faccio rispettare con l’uso della forza) con cui stabiliamo che nelle zone sismiche il patrimonio edilizio pubblico e privato va ristrutturato e adeguato secondo le norme antisismiche e le nuove costruzione, quelle autorizzate, devono essere realizzate solo nel rispetto delle norme antisismiche altrimenti vanno abbattute come quelle abusive.

Da giornalista ho raccontato gli ultimi cinque terremoti: Umbria/Marche con 26 morti e danni per 6 miliardi; Molise con 30 morti e circa 1 miliardo di danni; l’Aquila con 309 morti e 11 miliardi di danni; Emilia Romagna con 27 morti e 13 miliardi di danni; Centro Italia con 297 morti e una decina di miliardi di danni stimati. Cinque terremoti sugli Appennini. Mai superato il 6 grado della Scala Richter.

In Giappone o in Cina o in Cile o in qualunque paese civile con queste scosse non lasciano nemmeno le case.

In Italia andiamo a raccogliere e seppellire migliaia di morti e assistiamo impotenti alla progressiva desertificazione umana e materiale delle aree appenniniche.

Ad un mese dall’ultimo terremoto racconteremo sempre le stesse cose alle cosiddette autorità (sarebbero Parlamento e Governo e enti locali): morti, danni e stragi annunciate.

Se non rendiamo sicure le nostre case tra un giorno, una settimana, un mese, un anno o chissà quando andremo a raccontare un’altra strage e altri miliardi di danni.

A proposito ma la strage è ancora un reato in Italia?

Qualche magistrato creativo o sensibile che usa il diritto per difendere il popolo c’è ancora in Italia? Quale sarà o dove ci sarà la prossima strage? Sugli Appennini.

Più a sud o più a nord, comunque in Italia. Si può dire basta?

Paolo Chiariello

Sono Paolo Chiariello, ho 40 anni, faccio il giornalista a Sky tg24 dopo aver lavorato a Panorama, in Rai, al Roma e in altri giornali. Sono nato a Sant'Antimo, in provincia di Napoli, dove ancora ho parenti e amici ma dove manco da 20 anni. Il mio sogno è restare al Sud e smetterla di parlare e scrivere di Nord e Sud ma di Italia, del Belpaese che i nonni ci hanno consegnato e che noi abbiamo stuprato, devastato, inquinato e svenduto.

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