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Ugo e Cristiana, dal Belgio per morire al Sud

Avevano compiuto più di millecinquecento chilometri, con la loro Mercedes, che dal Belgio li portava al paese natio. Ne mancavano solo 50 per arrivare al piccolo comune di San Felice del Molise.

Avevano iniziato anche a godere della bellezza del panorama offerto dalla vista della Maiella, in fila su un’autostrada che mescola turisti, pendolari e vettori di trasporto.

Una strada particolare, che segue le bizzarrie degli Appennini, prima di declinare verso il mare. Un saliscendi che è in grado, purtroppo, di porre in difficoltà anche l’automobilista più esperto. Ma in questo Sud, è già tanto non trovare lavori in corso perenni.

Sull’auto probabilmente si dialogava, con il bagagliaio pieno di regali per la zia Maria, per Amalia, la cugina Michelina.

Quella Mercedes era il piccolo simbolo di un lusso acquisito. Dopo anni di lavoro da emigranti forzati, esportatori di energie.

Ieri, sulla Autostrada A 14, alle 14, tutta la carica di vita che ancora residuava, a 70 anni, in Ugo Mastrangioli e di sua moglie Cristiana Frafra, era pronta a tracimare nel loro piccolo paese, “aggrappato a 500 abitanti”. Uno di quei paesi del Sud, destinati a scomparire e che sopravvivono grazie anche a questi ritorni annuali. Al riapprodo dei figli della loro terra, portatori di un orgoglio di appartenenza mai domito. In ogni dove del mondo.

Poi il “botto” tremendo. Una dinamica sconosciuta che “dilania” l’auto con targa belga e che restituisce due corpi privi di vita, estratti da operosi pompieri. L’autista di uno dei tir coinvolti, viene trasportato in elicottero all’ospedale più adeguato. Chissà se ce la farà.

Ugo e Cristiana non torneranno più in Belgio, tantomeno a San Felice. Quella strada ha “falciato la loro terza età”. Emigranti del destino. A volte dolce, a volte cinico, a volte barbaro.


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