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Senza Sud l’Italia non ha futuro. Parola di Mario Draghi

Draghi è una buona notizia per il Sud? Troppe volte il Sud è rimasto deluso da presunte buone notizie. Ma Draghi è l’uomo del <whatever it takes>, del si farà qualsiasi cosa, del si farà tutto il possibile, del costi quel che costi.

Da lui detto quando ha salvato l’euro e l’Europa dalla più grave crisi dopo il 1929. Draghi è l’uomo del <quantitative easing>, l’acquisto in massa da parte della sua Banca centrale europea del debito delle nazioni più in difficoltà, Italia in testa. Draghi è uomo di quella Europa che col Recovery Fund coglie l’occasione di un’altra crisi come quella da Covid per eliminare le diseguaglianze che ne minacciano la stabilità. E non c’è maggiore diseguaglianza nell’Unione di quella fra Nord e Sud d’Italia. Fatta la somma, si dovrebbe avere la risposta alla domanda.

Non era amico del Sud e non lo è Renzi, tenace fino al lucido disegno di far cadere il governo, vedi caso quello a più intensa presenza meridionale della storia. Tanto da far sospettare che si muovesse spinto da oscuri mandanti. Governo peraltro abbastanza sbiadito verso le attese europee per il Sud, tranne che non cambiasse dopo. Dopo, quando il famoso Piano di ripresa e resistenza non sarebbe stato finalmente presentato a Bruxelles. E che secondo l’indicazione della Von der Leyen e compagni, deve destinare al Sud una percentuale vicina al 70 per cento dei 209 miliardi concessi.

E proprio perché quando parla di divario di reddito e di disoccupazione inammissibili, l’Europa gli dà nome e cognome di Sud.

Che Draghi sia (col presidente Mattarella) l’italiano più stimato in Europa è più chiaro di una primavera mediterranea. Stimato benché sia stato accompagnato dalla periodica opposizione da parte dei cosiddetti Paesi frugali, quelli nella cui lingua debito si traduce peccato. E una opposizione di quel mondo delle banche paradossalmente considerato un suo difetto di origine, lui proveniente dalla famosa e non incontaminata finanza internazionale. Ma che poi (con la Merkel) nessuno abbia fatto quanto lui per l’Europa è altrettanto chiaro.

Perciò ci si aspetta che questa sua Europa ora non la tradisca col Recovery. Anche perché nessuno come lui sa che il problema dei problemi in Italia non è appunto il debito, che schizza vertiginoso come uno sciatore fra i paletti. E che, pur salendo ora il debito da virus a livelli che faranno piangere i nostri figli e nipoti, il problema vero è che da vent’anni almeno il Paese non cresce. E non cresce perché ogni politica fin qui adottata dai governi consente di crescere sia pure a stento a una sola parte del Paese.

Come se un Paese qualsiasi si potesse consentire di rinunciare a una sua seconda capacità di sviluppo per l’egoismo di chi vuole tutto danneggiando sé stesso e gli altri.

Perché questo è il Paese della locomotiva del Nord. Quello che parte dalla chimera che, puntando sempre su chi sta meglio, alla fine starà un po’ meglio anche chi sta peggio. E invece stanno male tutti, come la crescita ai limiti della decrescita conferma. La locomotiva del Nord vorrebbe essere preferita anche col Recovery, perché chi sta meglio sarebbe più efficiente e più in grado di spendere bene. Magari con un altro Mose di Venezia, ogni euro una tangente. Locomotiva da preferire facendo continuare a mancare al Sud asili nido, treni veloci, ospedali, scuole, università, le condizioni per intraprendere. Anche se al Sud continuasse ad esserci il doppio della disoccupazione giovanile e il triplo delle famiglie povere. E anche se tutto questo continuasse a significare violazione della Costituzione, secondo la quale nascere a Crotone non deve essere diverso dal nascere a Brescia. Razzismo geografico.

Un uomo che rappresenta Mattarella custode della Costituzione non potrebbe ignorare tutto questo. Non potrebbe e dovrebbe ignorare che questo è un Paese in cui le riforme sono più essenziali dell’ossigeno in una terapia intensiva. E che la più grande riforma economica e sociale è la coesione territoriale. Una vera strategia a livello di un Draghi. La condizione non solo per la crescita di tutti, finalmente. Ma condizione perché l’Italia non imbocchi il viale del tramonto fra le grandi nazioni.

L’Italia cresce solo se cresce il Sud, lo stesso Draghi lo disse da governatore della Banca d’Italia. Come egli stesso si è detto contrario a quei sussidi che ingannano il Sud al posto degli investimenti. E pochi come lui si sono mostrati preoccupati per i giovani, s’immagina a cominciare da quelli che dal Sud sono costretti a partire. Perciò se ci si chiede se Draghi sia una buona notizia per il Sud, la risposta pesa sul Sud quanto su di lui.

Egli dovrebbe quindi sapere quanto serve e cosa serve a quell’Italia che fino a poco fa ha difeso come pochi stando a Francoforte. Serve il Sud. Si faccia una passeggiata dove ci sono tutte le risposte ai problemi del Paese.

(pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno)


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