Così Google e Facebook trovano le persone scomparse

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Londra – Funziona come un “Chi l’ha visto?” online: il motore di ricerca Google ha sviluppato un nuovo servizio che vuole aiutare a trovare su internet le persone scomparse.
Si chiama “Google Person Finder” (https://google.org/personfinder/global/home.html), lanciato in occasione del recente terremoto in Nepal ma sviluppato prima del disastro di sabato scorso: una prima versione era già disponibile per il terremoto ad Haiti nel 2010 nel quale (racconta il Times) ha perso la vita uno dei capi della sezione privacy del colosso informatico. L’idea era nata in America cinque anni prima, dopo l’uragano Katrina.

Sono siciliana, vivo a Londra da due anni. La mia mente è andata subito a quanto possa essere utile questo servizio in caso di emergenza terremoti nella mia zona, sull’Etna, durante gli sbarchi dei migranti (quanti di loro non hanno documenti?), ed a quanta noia Google possa dare ai latitanti ed a tutti coloro col carbone bagnato che vogliano far perdere le proprie tracce. Potrebbe essere una trovata antimafia collettiva.

Sul sito, Google Person Finder è solo in inglese e in giapponese; nella pagina di supporto, tuttavia, Google spiega che è stato sviluppato in 40 lingue.
Chiunque può inserire questo motore di ricerca all’interno del proprio sito e del proprio blog, e perfino scaricare l’elenco degli scomparsi per confrontare i vari nomi. Gli sviluppatori di tutto il mondo possono anche contribuire a migliorare il sistema, definito in gergo “open source”.

Anche Facebook ha lanciato un servizio simile, che si chiama “Safety Check” che promette un alert veloce per sapere se i propri amici, presenti nell’area del disastro, stanno bene oppure no. In questo caso FB chiede di segnalare coloro che sono salvi (presumibilmente, quindi, la maggior parte degli amici).

Occhio, però, all’emotività. Le due aziende hanno certamente risposto in modo intelligente ad un bisogno nuovo, favorito dai viaggi più frequenti e dallo sviluppo di internet: i miei amici viaggiatori stanno bene? I miei amici di Facebook, che abitano dall’altro lato del mondo dove c’è appena stato il terremoto/la valanga/ l’alluvione/l’attentato, sono ancora vivi e vegeti?

La risposta all’ansia collettiva, tuttavia, lascia scoperti alcuni nodi etici ed attuali: che posto ha allora, il diritto all’oblio? Quel diritto, di cui si discute molto, a non comparire su internet? Insomma, qual è la policy per la privacy? Quante persone – da Mattia Pascal in poi – hanno deciso di “scomparire” volontariamente?
Infine, quale ruolo hanno i Big Data? Cioè, cosa ne sarà di tutta questa imponente mole di nomi, inserita volontariamente dagli utenti? Chi la userà e per quale motivo?

Google spiega che il database relativo ad un determinato evento sarà aggiornato durante quella crisi e poi dismesso, e che chiunque voglia inserire un nominativo debba anche specificare una deadline.

Francesca Marchese

E' una giornalista professionista freelance. Vive e lavora a Londra, dove si occupa di progetti di comunicazione per aziende ed enti culturali. A Catania ha scritto di cronaca per l'agenzie di stampa Italpress, ed ha collaborato con quotidiani cartacei ed online. Ha curato per "RadioCatania" il programma "Catania Report Economia" e per quattro anni è stata un volto del telegionale "PrimaLineaTg" di Telecolor. Il suo Speciale "Emanuele: la sua Facoltà" è stato finalista nel 2009 del Premio Ilaria Alpi nella sezione Giovani. Ha ricoperto il ruolo di ufficio stampa per enti regionali e nazionali. E' un'appassionata di tecnologia, startup, media digitali e food. Le sue passioni sono il cinema ed viaggi, porta sempre con sé l'identità della Sicilia. Vorrebbe scrivere ogni giorno una buona notizia sui beni culturali dell'Isola.

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