Disoccupazione record e malaffare. Così affonda la Sicilia

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La Sicilia, isola magica e profumata dove il sole inneggia nel cielo bruciando la terra, dove il paesaggio cambia in continuazione: dal mare cristallino alla vegetazione mediterranea, alla straordinaria particolarità delle coste. Luoghi di una bellezza selvaggia e dai colori accesi che ti riempiono l’anima di gioia. E’ la Sicilia di Pirandello, Sciascia, Verga, Quasimodo, Bufalino e di Camilleri. Scrittori che l’amarono, come l’amo io, per il suo fascino e la sua caparbietà ostinata. Come una donna bella da morire e capricciosa. Difficile da conquistare e domare.

Ma è anche una terra forte che lotta contro la criminalità organizzata, le ingiustizie sociali, le oppressioni e l’omertà. Una terra che ha tante voci, ognuna secondo la propria melodia. La voce del silenzio, del dolore, della lotta, dell’umiltà. Voci sempre cariche pronte a difendere questo pezzo di terra sconosciuto nelle sue radici. E’ la Sicilia di Placido Rizzotto, di Spampinato, di Peppino Impastato, di Falcone e Borsellino e di tutti gli agenti della scorta che persero la vita per una causa universale. Rimasti eroi di tutti giorni,  ci insegnano la bellezza della vita e delle nostre radici.

La terra del dolce e dell’amaro. Dolce perché esprime sentimenti, culture, tradizioni diversi tra di loro. Una voglia incredibile di riscatto sociale. Il calore immenso dei suoi abitanti. Amara perché è ancora rinchiusa in se stessa, solitaria, ancorata ad un passato che ha lasciato ferite insanabili. La Sicilia è molte cose tra loro in contrasto. E’ una terra lacerata, con molti problemi. Corruzione, ruberie e malaffare dilagano e la nostra isola è una terra minata.

E’ da molti anni che la corruzione ha inquinato la Sicilia in ogni settore economico, dagli appalti, alla Formazione Professionale (che merita un capitolo a parte), all’editoria, alle società partecipate. Un sistema di corruzione raffinato, organizzato, pensato e tutelato, privo di qualsiasi vigilanza da parte degli organi pubblici.

Spesa eccessiva e corruzione sono figlie dello stesso comportamento, perché solo se la spesa è maggiore di quella che dovrebbe essere si possono ottenere risorse per pagare le “bustarelle”.

Ed è a causa di questo sistema che la Sicilia non è stata protagonista di sviluppo, di ricchezza, di modernità.

Un’isola ferma, dominata da insuperabili patologie sociali. Il gap infrastrutturale siciliano nei confronti dell’Italia è grave e risulta sostanzialmente invariato negli ultimi anni. I temi su cui alzare la voce sono molteplici, a partire dal problema dei rifiuti che implica tanto le modalità di smaltimento, quanto il sistema affaristico-mafioso che vi specula;  lo stato disastroso in cui versa il comparto ittico e agricolo, fondamentale per l’economia siciliana; la vicenda del  MUOS di Niscemi su cui il Presidente Crocetta ha mostrato incapacità e malafede circa la gestione della vicenda; la recente approvazione dello Sblocca Italia, una legge sciagurata che avvierà le trivelle con conseguenze ambientali e affaristiche disastrose e con il parere negativo del governo regionale sulla sospensione delle autorizzazioni; la Formazione Professionale, un settore strategico in cui il governo Crocetta ha mostrato, non l’interesse per lo sviluppo della Sicilia, ma l’interesse dello sviluppo di lobbies di potere.

Oltre settemila dipendenti che vivono una situazione di grave disagio; la Sanità è da quarto mondo, trattata come bancomat elettorale e squassata da scontri di potere; l’istruzione è ai livelli più bassi del Paese e la Sicilia è la prima regione per abbandono e dispersione scolastica; l’immigrazione, da anni sottovalutata e mal gestita, è un fenomeno strutturale che viene considerato un’emergenza e quindi come un elemento provvisorio quando invece dovrebbe essere considerato parte della società siciliana, italiana ed europea; il sistema Sanitario che costituisce un vero paradigma di come le strutture e i servizi vengano “legalmente” piegati ad interessi “privati”, determinando lo sfascio totale del settore; il Lavoro che non c’è: precarietà, insicurezza, mobilità, mancanza di tutele e di opportunità, mancanza di sostegno al reddito. La drammaticità della disoccupazione nell’isola: il 40% dei giovani (1 su 3) non ha un lavoro.

Questa la cruda analisi che mette la classe dirigente politica e questo Governo dell’isola, così come quelli precedenti, sul banco degli imputati, mentre ogni giorno aumentano le cronache sul malaffare. E ogniqualvolta che un caso di corruzione emerge, questa classe dirigente, da cui non abbiamo nulla da imparare, esordisce con la solita affermazione “è un caso isolato”. Perfino la barzelletta sulla fine della “manchiuggia”, proclamata più volte da Crocetta, è una farsa. Basti pensare alle nomine di commissari, dirigenti, collaboratori, amici e parenti all’interno delle partecipate, che sono in perfetta continuità con il passato e con gli ex Governatori. Altro che rivoluzione, altro che “antimafia”!

Insomma, un’amministrazione regionale chiusa, che non costruisce “ponti” ma alza “barriere”. Una delle “colpe” più evidenti che questa amministrazione ed il ceto politico che la compone hanno è quella di avere acuito la frammentazione sociale già piuttosto elevata nella nostra comunità. Una comunità fortemente disorientata, senza guida, e drammaticamente “polverizzata”. E cosa grave è che negli anni la “malagestione” per interessi personali e particolari e la mancanza di lungimiranza e di amore per la Sicilia di chi si è trovato via via nei posti di comando, hanno portato le finanze regionali a livelli insostenibili, continuando a sperperare denari pubblici e contraendo debiti su debiti.

Aspettavamo la Finanziaria regionale per capire in che modo affrontare i numerosi problemi che mortificano i territori della nostra Isola. Ci siamo illusi anche stavolta. La Finanziaria che, dovrebbe essere presentata e approvata entro aprile, naviga in alto mare. Il documento presentato da Crocetta e la sua giunta è stato definito: “irricevibile”, ovvero dal punto di vista tecnico non può essere esaminato. E non è servito a sanare i conti della Sicilia neanche il “supertecnico” Baccei, l’Assessore all’Economia mandato direttamente da Renzi. Da questa Finanziaria, che di fatto non esiste poiché l’unico bilancio al momento esistente è quello su cui poggia l’esercizio provvisorio, non si vede alcuna speranza per il presente e per il futuro. Futuro incerto per circa 24 mila lavoratori forestali, nelle stesse condizioni i 4200 precari dei Consorzi di bonifica e i 22.400 precari degli enti locali. Più di 50.000 siciliani a rischio di perdita del posto di lavoro o a rischio stipendi perché le casse del Governo siciliano sono vuote e perché il Governo nazionale, rappresentato dal Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che ad oggi si è solo preoccupato di sistemare amici e parenti nei posti di sottogoverno regionale, quei pochi fondi che avevamo ce li ha tolti.

Che la maggioranza e il Governo Crocetta siano irresponsabili e non abbiano una benché minima idea di come la nostra Isola dovrebbe uscire da questa enorme crisi economica e sociale non avevamo dubbi. E non è nemmeno una sorpresa viste le figure da cui è composta la Giunta. Ma che fossero disposti a mettere a rischio persino il presente dei siciliani non lo avrebbe mai pensato neppure il più scettico, nonostante è ormai chiaro che, a questa classe dirigente politica, del futuro della Sicilia interessava ed interessa ben poco. Altro che “la Sicilia è sull’orlo del dafault”, la Sicila è in default e i responsabili di questo disastro dovrebbero dimettersi tutti. Non ci serve il Commissariamento da parte del Governo nazionale, abbiamo bisogno di ritornare a votare per la Sicilia di Oggi ma anche per quella di Domani.

La Sicilia può essere qualcosa di molto diverso e di molto di più rispetto a questa cruda fotografia. La Sicilia vera è nel sorriso delle persone che ti accolgono come se fossi in famiglia, che ogni giorno trovano un modo per affrontare i problemi con determinazione e convinzione. La vera Sicilia è quella dei giovani che studiano fuori e poi ritornano per costruire, con enorme difficoltà, il loro futuro in questa terra che li ha visti crescere. E’ nei loro volti, nelle loro espressioni, nella loro forza che vivono le idee ed il coraggio di Peppino Impastato che ha lottato non solo contro la mafia ma anche contro l’abitudine, contro l’assuefazione, contro l’omologazione e contro quella “normalità” ingannevole. E’ da questa Sicilia che bisogna ripartire!

Valentina Spata

La sua è una storia di impegno sociale e politico, una storia comune che ha condiviso con tante altre persone, soprattutto giovani e donne. Da sempre ha unito, alla passione politica, il volontariato nelle associazioni e l’impegno con i giovani al servizio dell’università. Laureata in Scienze Politiche indirizzo Sociale: un percorso di studi che le ha permesso di rendere la sua attività più professionale ed efficace. Da sindacalista ha condotto numerose battaglie a favore dei tanti lavoratori siciliani. E’ cresciuta credendo nei valori della famiglia, dell’ambiente, dell’impegno nel sociale, delle risorse per il futuro. Ha coltivato questi valori prima nella Sinistra Giovanile e poi nei Giovani Democratici dove ha ricoperto diversi ruoli di rilievo. Ha costruito una rete nazionale coinvolgendo tantissimi giovani e donne. Attualmente è la Presidente Nazionale della “Rete della Legalità del Mezzogiorno”, associazione radicata in tutto il Meridione e strumento necessario per portare avanti una forte azione di contrasto alle mafie e all’illegalità.

Comments (8)

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    nino

    4 Aprile 2015 - 12:43

    Condivido l’articolo! Si vada a votare… ma a chi votare? Ormai si sono impadroniti di tutto. La società civile deve unirsi e cacciare questi avvoltoi. Possiamo farcela: presidiare pacificamente i luoghi di potere fino a che questi sanguisuga siano costretti ad abbandonare. Ci credo e ci spero per il bene di tutti.

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      Seby Rahel

      5 Aprile 2015 - 11:46

      E dire che questo Crocetta sembrava l’uomo di alta moralità che doveva dare una svolta progressista alla Sicilia! Non c’è niente da fare chiunque sia cresciuto nell’organizzazione dei partiti politici nazionale non ha le carte per cambiare il Paese, sono tutti frutto di compromessi ricattatori, e alla fine ci ritroviamo con le solite clientele, e i soliti privilegiati che si nutrono con il lavoro e i sacrifici dei citadini italiani senza dare alcuna svolta sociale ed economica che garantisca quei miglioramenti nella vita delle famiglie italiane, che aiuterebbero a vivere con serenità e dignità la propria esistenza.
      Ormai il sistema è talmente marcio che solo una rivolta Popolare che metta fuori gioco chiunque ha partecipato direttamente alla gestione politica ed economica sul nostro territorio, può risolvere la questione, altrimenti ne vedremo sempre di peggio fino al collasso sociale.

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    Giorgio Spagnolo

    4 Aprile 2015 - 16:19

    Ammiro il coraggio e lo stile dell’Autrice!…. Tutto vero e condivisibile. Purtroppo la Sicilia è molto più avanti nella scala di un degrado politico, morale ed economico che sta travolgendo, da anni, il Paese. Vivo a Prato da 25 anni (ne ho 73) ed ho visto il declino di una città che era ricca di fabbriche, di idee e della voglia di fare, si è trasformata in una città fantasma in mano a un’imprenditoria rapinatrice!…
    Ci sarà un recupero? Il buddismo mi insegna ad essere positivo ed a credere nella bontà e nell’entusiasmo impliciti in ogni persona … Proprio per questo c’è da contare sui giovani… perchè politici e politicanti come Crocetta hanno perso quell’entusiasmo, quella capacità (se mai l’hanno avuta) e la voglia di fare!…

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      Abate di Theleme

      8 Aprile 2015 - 15:27

      Una condizione di estremo disagio e d’impossibilità a sviluppare buone idee, in ogni campo.
      Il paese è essenzialmente in default, per ora il controllo assoluto dei media sta impedendo l’emergere dell’evidenza. Ma dura poco.

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    Sebastiano venuto

    4 Aprile 2015 - 18:21

    Questi elencati dall’autore sono i mali atavici della Sicilia attualmente aggravati dalla crisi della nostra economia. A causa di questi mali il sottoscritto con altri milioni di siciliani hanno dovuto abbandonare la loro terra natia che non offriva le risorse per costruirsi una vita dignitosa.

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    Giuseppe Manca

    4 Aprile 2015 - 18:24

    Cari siciliani, facevate parte della “magna” Grecia. Ora fate parte della “magna” Italia. Di che vi lamentate? Chiedete a Tzipras di riprendervi. Forse è la soluzione migliore. Almeno per l’Italia.

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    antony

    5 Aprile 2015 - 07:45

    Questo e quello pari sono.
    Come si fa permettere a questi signori di truffare il Popolo e tenerlo in scacco ?
    Il governo ha le mani legate ? non credo.
    Invece di fare il dittatore contro i diritti dei lavoratori e degli onesti, il governo protegge questi delinquenti che percepiscono compensi esosi ed abnormi, non possibili in un Paese come il nostro. Il tetto sulle retribuzioni deve essere una cosa certa, come certa deve essere la pena, la giustizia, il controllo economico finanziario di tutti i politici e politicanti.
    La magistratura e gli organi di controllo che non fanno il proprio dovere vanno condannati con severità e incarcerati, senza alcuno sconto di pena.

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    Abate di Theleme

    7 Aprile 2015 - 17:10

    C’è ben poco da costruire all’interno del Partito Democratico, che come tutti gli altri, se non di più vive di clientelismo e di assistenzialismo. In sostanza, di voto di scambio.
    Tradizione secolare, rinforzata nel dopoguerra con l’intercessione di clero, mafia, partitocrazia, professionisti, forze dell’ordine.
    Falcone e Borsellino, Impastato e Dalla Chiesa sono morti perché scomodi non solo al malaffare criminale, ma al malaffare istituzionale. E culturale.
    Si, la Sicilia è in default. Solo il servilismo dei media nazionali e locali terrà il tappo chiuso finché potrà.
    Ad esempio sino a dopo le elezioni regionali. Nel momento in cui al siciliano, come all’italiano in generale, sarà chiaro che il politico ed il burocrate non hanno più nulla da dare in cambio del voto e del silenzio, arriverà la fine di questa dittatura cattocomunista.
    Ecco perché il controllo dei media è ormai fondamentale, più che in passato.

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