I corrotti sono ladri di futuro. E vi spiego perché

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So benissimo che tutti pensate che il costo della corruzione sia la quantità di denaro che passa da un privato corruttore ad un pubblico ufficiale corrotto. “Si sono ‘mangiati’ tanti di quei soldi …”. Quante volte l’avete letto, detto, o sentito dire?

Allora vi dico una cosa sorprendente (ma, poi, leggete sino in fondo …): nessuno si è mangiato un bel nulla.

Il denaro che passa dal corrotto al corruttore è un furto, d’accordo; o, se volete, una tassa in più, che grava sulla collettività (l’imprenditore che paga una mazzetta, aumenta corrispondentemente il costo del suo prodotto).

Eppure, si tratta di denaro che, comunque, torna in circolazione: chi prende una mazzetta, dicevo, non la mette in una teca per guardarsela “Oh, quanto è bella!“, ma la spende.

Per avidità, prestigio finto, potere; ma la spende. E quella mazzetta diventa reddito di qualcuno.

Si, ci sarà chi dovrà pagare la “tassa“; e ci sarà chi guadagnerà, dopo che la mazzetta è stata spesa; ma macro-economicamente, la collettività non subisce alcun danno. E allora?

E allora ci siamo dimenticati una cosa ovvia; che si studia sui libri di diritto penale all’università; ma che, evidentemente, per molti giuristi è un imparaticcio a memoria, presto dimenticato.

Il vero costo della corruzione sono le Decisioni Sbagliate: sono il Furto di Futuro, il gravissimo ed irreparabile Furto di Futuro, per la collettività, che ne consegue.

Non è l’importo della mazzetta. Perché, signore e signori, purtroppo, esperienza insegna che ci si vende anche per poche migliaia di euro. A volte per poche centinaia. Per opere e costruzioni, che a me (metaforico!) costerebbero un indebitamento e all’impresa poche giornate di lavoro dei suoi dipendenti; per l’agio di un hotel super lusso, che io non potrei mai permettermi e che per l’imprenditore facoltoso significa soltanto mettere un posto in più a tavola; per un incarico professionale, che all‘impresa non costa nulla (perché a qualcuno deve pur darlo); per poche migliaia, o poche centinaia di euro, consegnati al momento giusto, proprio quando ne ho bisogno per pagare la retta della scuola di mio figlio, o il nuovo Iphone, o l’acconto per l’automobile nuova.

Questa è la corruzione; e questi, spessissimo ne sono i ‘costi’ immediati.

Quando sento dire “Ma puoi mai credere che, a fronte di un appalto di milioni di euro, sia stata data una mazzetta di qualche migliaia di euro? Non c’è proporzione!” mi viene da sorridere, se non ci fosse da piangere.

Il discorso è radicalmente da rovesciare. Puoi mai credere TU che un imprenditore, abituato a contare gli euro che ha in tasca (esattamente come te, che leggi; o come me, che scrivo) metta mani al portafogli, al libretto degli assegni o agli ordini di servizio e sborsi centinaia o migliaia di euro per … nulla in cambio? Così, per pura filantropia? E guarda caso proprio a favore del pubblico ufficiale la cui struttura sta per prendere una decisione di (vitale) importanza per la sua azienda?

Fossero tutti così buoni, non avremmo più problemi di povertà, fame e distribuzione del reddito.
Ma ce li abbiamo, e allora la spiegazione è un’altra.

Chi dà, dà per un motivo preciso: perché si attende di “avere” a sua volta. E che cosa può dare in cambio un pubblico ufficiale (o un politico), se non decisioni?
Bene. Ecco il punto. Il costo della corruzione sono le Decisioni.
Si, d’accordo. Il pubblico ufficiale (magari, politico) preso ad avere accettato un viaggio da mille e una notte, un telefono con abbonamento gratis, un pagamento in suo nome, dirà “Nessun collegamento tra il pagamento e gli atti della mia amministrazione. Ho deciso come avrei comunque deciso, anche senza regalo”. Più o meno dirà così. L’ottimo scrittore Carofiglio ci ha scritto un romanzo, su questa scusa; che (dovrebbe) fa(r) sorridere. Il romanzo di Carofiglio è molto gradevole, beninteso. Davvero. E’ la scusa, che dovrebbe far sorridere. Dovrebbe. Periodo ipotetico del terzo tipo, ovvero della irrealtà: perché noi finiamo per crederci.
Allora: le norme sulla corruzione, che vietano al pubblico ufficiale di prendere denaro dal ‘contestuale destinatario della sua azione amministrativa’, lo vietano in modo assoluto: proprio affinché non ci debba essere neppure il dubbio. Eh si, perché, una volta accettato denaro, o il suo equivalente (quanti di voi hanno amici che si offrono di pagarvi case o giorni di relax all-inclusive?), nella Migliore delle Ipotesi, psicologicamente la decisione è compromessa: perché si sarà portati ad una decisione di favore.
Nella migliore.

E nella Peggiore? La peggiore è quasi sempre la realtà: “pactum sceleris“; il patto scellerato (dicevano i latini). Denaro in cambio della Decisione.
E torniamo al punto, vero, centrale. La Decisione Sbagliata ed il Furto di Futuro.

La decisione sbagliata è quella che mette in un reparto ospedaliero un medico incapace; che affida l’appalto all’impresa non meritevole, mentre quella meritevole fallisce, o licenzia; quella che nomina dirigente un fedele pronto all’obbedienza, anziché un manager capace di curare gli interessi della collettività; quella che affida un posto di concorso all’elettore compare, piuttosto che a chi ha studiato ed è preparato per quel posto.
E questi furti di futuro distruggono la comunità: ci portano ad essere curati da medici incapaci (o giudicati da magistrati incapaci: mettiamoci dentro tutti, non vorrei i medici si risentissero …); ad avere servizi ineducati e costosi; a subire i ritardi della pubblica amministrazione; a vivere frustrazioni e, quello che più è grave, a renderci Complici di questo sistema: quando comprendi che, se non diventi un ladro di futuro anche tu, se non accetti compromessi pur di avere un posto, per te o per tuo figlio, rischi di restare a terra nella gara della vita.
Così, ci avviamo, complessivamente, ad una comunità con scarse competenze apicali. Nella quale per i meritevoli ci saranno sempre meno chances …
Ora vi chiederete che cosa c’entri tutto questo con l’euro. Molto o nulla.
Nulla, perché la corruzione è sempre esistita.

Molto, perché l’euro l’ha favorita con le privatizzazioni e, Soprattutto, perché, portando la nostra classe dirigente alle Decisioni Sbagliate, ci ha posto -in un sistema di competizione spinta, quale è l’eurozona- a perdere la gara con la Germania; che, invece, buon per lei, ha una classe dirigente più sana.
Ammettiamolo. La classe dirigente tedesca è migliore della nostra. Non più intelligente; ma con una visione della Comunità, che noi non abbiamo. E quando si è Competitors, avere una classe dirigente manageriale, coesa, funzionale agli interessi di una nazione conta. Conta moltissimo. Conta “tutto”.
Che lezione dovremmo trarne? Bella domanda.

L’euro una cosa ce la dovrebbe insegnare: in un sistema monetario, che ha trasformato l’Europa in un’arena, in cui chi vince prende tutto e chi perde muore; dovremmo smetterla di desiderare al potere chi ci dà un posto, o chi “Ruba? Forse. Ma si! Si prenda pure qualche migliaio di euro in più; però: è tanto capace!”. (” …poi ti dicono tutti sono uguali tutti rubano alla stessa maniera …” F. De Gregori)
Dovremmo iniziare a pensare ad una classe dirigente limpida e priva di interessi personali, foss’anche soltanto la sete di potere; perché la corruzione più sottile è nello scambio impalpabile e terribile insito nel patto: “Io ti do il potere, tu ne fai quello che dico io“.

Perché i corrotti che rubano, non rubano denaro. Oh, no.
Rubano il nostro futuro e la nostra vita.

Gennaro Varone

Gennaro Varone, nato a Taranto il 16 maggio 1964. Magistrato dal 1989, attualmente con funzioni di sostituto procuratore presso il Tribunale di Pescara.

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