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Industria 4.0, basso accesso del Sud agli interventi

I buoni risultati che hanno riguardato il valore aggiunto industriale nel Mezzogiorno nel biennio 2015-2016 (+7%, più del doppio del resto del Paese +3%) e la ripresa degli investimenti industriali l’anno scorso (+5,2%, anche superiore al +3,7% del Centro-Nord) dimostrano la resilienza di un nucleo industriale di imprese meridionali alla lunga fase recessiva. Ma, per consolidarsi, c’è bisogno di una politica industriale attiva, che rafforzi i segnali di ripresa ancora insufficienti a colmare gli effetti della crisi.

Dopo il crollo delle agevolazioni concesse al Sud nel 2015 (-67% rispetto all’anno precedente), tra la fine del 2016 e il 2017 sono intervenuti interessanti elementi di novità: il “Piano nazionale Industria 4.0” e, tra le misure di politica regionale, il rafforzamento del credito d’imposta per gli investimenti, gli sgravi contributivi sulle assunzioni, il sostegno alla nuova imprenditorialità giovanile, e, da ultimo, le ZES.

L’associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno ha valutato che la quota di accesso del Sud ai tre principali interventi di Industria 4.0 (super e iper ammortamento, credito d’imposta per investimenti in R&S, Nuova Sabatini) non raggiunge il 10% del totale delle agevolazioni. In valore assoluto, vuol dire poco più di 1 miliardo contro gli oltre 12 al Centro-Nord. Pertanto, propone che tali misure siano declinate a livello territoriale a favore del Sud, prevedendo un rafforzamento delle intensità agevolative del super e iper ammortamento, una riserva per il credito di imposta per R&S, un finanziamento a tasso zero per la Nuova Sabatini.

Per quanto riguarda i “Competence Center”, al fine di favorire il trasferimento tecnologico, la Svimez ritiene che, alla scelta di affidare alle Università un ruolo centrale, debba essere affiancata una soluzione che punti su una maggiore interconnessione tra grandi imprese e PMI, da coinvolgere in programmi di ricerca in partnership pubblico–privata.

Per quanto attiene alla politica industriale regionale, la Svimez critica la riduzione della dotazione complessiva del PON “Ricerca e Innovazione” 2014-2020 e del suo Programma Complementare, che ha dimezzato lo stanziamento rispetto a quanto attribuito al MIUR dal precedente PON.

Per le ZES, intervento per il quale la Svimez si è battuta da tempo, è auspicabile che, nel procedere a una sua rapida implementazione, si punti alla concentrazione delle risorse su un numero limitato di aree, individuando i porti del Sud cui esse sono strategicamente collegate. Affinché l’introduzione delle ZES possa realmente contribuire ad attrarre investimenti nazionali ed esteri nel Sud, è necessario realizzare infrastrutture volte alla rigenerazione e alla riqualificazione delle corrispondenti aree portuali e retro portuali e alla logistica integrata.


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