La Puglia, il Sud con la schiena dritta

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Parliamone 1.

L’abbiamo detto più volte.
La Puglia viene prima di qualunque vincolo di appartenenza.

Bene.

Ve la ricordate la Puglia di 10 anni fa?
Una terra anonima, incolore, periferia dell’impero.

E oggi?

Una comunità in piedi che sta imparando a camminare con le proprie gambe.
Nonostante soffra.
Una terra che ha maturato fiducia nelle proprie potenzialità e consapevolezza delle proprie responsabilità.
Non un sud ricurvo, col cappello in mano, ma a schiena dritta.

Merito di un governo?
No.
Merito dei pugliesi, ovviamente.

Il merito di questi dieci anni di governo, piuttosto, è stato aver offerto strumenti per liberare nei pugliesi le energie, la voglia di fare, di essere protagonisti.
Le pagine migliori le abbiamo scritte quando abbiamo creduto nei pugliesi.
Il resto è venuto.

Il cammino è stato accidentato dai numerosi errori compiuti e dai diversi ritardi accumulati, eppure resta una certezza: in Puglia il governo si è trasformato in una leva per affrontare le sfide del cambiamento e non per gestire il potere.

Per questo bisogna maneggiare con cura gli anni che ci lasciamo alle spalle.
È il nostro patrimonio. Unico e di enorme pregio.
Per il quale abbiamo speso tutte il nostro impegno.
Senza risparmio.
Non ha pari, nemmeno in Italia.

E l’unico modo per difenderlo è rilanciarlo.
Perché solo così possiamo andare incontro alle sfide di un futuro che pongono domande ancora più radicali di innovazione e giustizia sociale.

Perché non basta vincere, bisogna vincere bene, con una prospettiva di governo che dia la garanzia che la strada del cambiamento non sarà abbandonata.

C’è uno strano omissis su questi dieci anni nel dibattito elettorale.
Come se, con una striscia di scolorina, si vogliano cancellare dal nostro orizzonte più che dal nostro recente passato.

E, invece, per questa idea di Puglia, che poi è anche un’idea di politica e di centrosinistra, abbiamo il dovere di continuare a impegnarci.
Non sono ammissibili né calcoli né prudenze.

E, dunque, solo aggregando tutte le energie vitali, che ci hanno creduto, possiamo continuare a fare lievito, perché la Puglia, ancora una volta, continui a essere laboratorio di innovazione.

Guglielmo Minervini

Nato nel 1961, è professore di Informatica nelle scuole superiori e Direttore Editoriale della casa editrice la Meridiana. È sposato e ha due figli: Camilla e Nicolò. Inizia a fare politica con l'impegno nel mondo del volontariato, dalla parte dei bambini e delle donne del centro storico di Molfetta. Nel 1985 fonda la Casa per la Pace e diventa consigliere nazionale di Pax Cristi. Dal 1994 al 2000 è sindaco di Molfetta. Nel 2000 riceve il premio nazionale "Luciano Lama" conferito ai sindaci delle migliori amministrazioni comunali. Nel 2005 è eletto in Consiglio Regionale. Il Presidente Vendola lo nomina Assessore alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva. Sotto il suo mandato nasce la legge sulla trasparenza, il bando sul riuso dei beni confiscati alla mafia, la legge sullo sport per tutti, la riorganizzazione degli uffici regionali e Bollenti Spiriti, progetto di formazione e lotta al precariato e alla disoccupazione giovanile che, nel 2013, sarà premiato a Bruxelles come uno dei due progetti italiani di buona amministrazione a livello europeo. Rieletto in consiglio regionale nel 2010, viene riconfermato nella nuova Giunta con la delega alle Infrastrutture e ai Trasporti. Dopo il rimpasto della primavera 2013, è nuovamente Assessore alle Politiche Giovanili, Immigrazione, Trasparenza e Legalità. Da qui nuove iniziative tuttora in corso, tra cui un'edizione di Bollenti Spiriti per il recupero dei NEET e il progetto di chiusura del Ghetto di Rignano Garganico con la contestuale nascita di nuovi punti d'accoglienza, per dare ai migranti che operano nella raccolta del pomodoro condizioni di vita e di lavoro degne di questo nome.

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