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La #vergogna del caporalato pugliese ed italiano

“Nelle nostre campagne i braccianti stranieri sono invisibili e, quindi, ricattabili. I ghetti, nei quali vivono e perdono la loro dignità sociale, sono zone franche governate dai caporali e da un sistema totalmente illegale che fattura milioni di euro”.

È con queste parole che Yvan Sagnet, coordinatore regionale del Dipartimento Immigrazione della Flai Cgil Puglia ed esponente principale nel 2011 della rivolta dei migranti a Nardò contro il caporalato, ha iniziato a raccontare la genesi del suo nuovo libro.

Scritto per Fandango Editore con il sociologo barese Leonardo Palmisano, il volume è stato presentato a Bari, in una gremita Libreria Laterza, dal caporedattore barese del Corriere del Mezzogiorno Angelo Rossano, alla presenza del senatore Dario Stefano e del segretario generale della Flai Cgil Puglia Giuseppe Deleonardis.

“Per quanto oggi il fenomeno sia nazionale – ha dichiarato Palmisano – oggi la vergogna del caporalato affligge principalmente la Puglia, la Sicilia e la Calabria. I ghetti che abbiamo visitato – ha proseguito il sociologo, da anni in prima linea contro i diversi fenomeni illegali – ci confermano una tendenza: questi luoghi informali, si pensi a Rignano Garganico o a Borgo Mezzanone (in provincia di Foggia), suddivisi per nazionalità e organizzati per funzioni, da temporanei sono diventati permanenti. E sono strutturalmente sfruttati dal segmento dell’agroalimentare e dalla grande distribuzione”.

Universi industriali esplorati anche dal senatore di Sel ed ex assessore della Regione Puglia alle Politiche Agricole, Dario Stefano, che dopo aver ricordato cosa in questi anni si è cercato di fare per “umanizzare” il sistema, anche rispondendo ad una domanda del giornalista Rossano, ha chiarito che oggi i prezzi “li fa la grande distribuzione sulla base della quantità di merce disponibile” e che per provare ad arginare o a debellare questa “nuova forma di schiavismo” è necessario creare una filiera etica che certifichi non solo la qualità dei prodotti, ma anche come vengono raccolte le materie prime, successivamente lavorate.

“La filiera può accorciarsi e diventare etica – ha aggiunto Yvan Sagnet se, agendo anche culturalmente e secondo una logica di prevenzione, si interviene seriamente sulle criticità principali del fenomeno: la mancata tracciabilità e trasparenza della filiera stessa; il trasporto dei migranti con il forte disagio abitativo e la continua erogazione di ingenti risorse pubbliche ad imprenditori agroalimentari che operano criminalmente”.

Anche perché, ove non ci fosse una visione strategica ed integrata corroborata dalla corresponsabilità di tutte le Istituzioni, a cominciare dai sindacati, non solo i braccianti agricoli, sia italiani sia stranieri, continueranno ad essere sfruttati e a guadagnare poco più di 10 euro al giorno per non meno di 14 ore di lavoro al giorno, ma come avviene ormai ogni estate, da ormai diversi anni, in Puglia ma non solo, uomini e donne continueranno a morire. E nessuno oggi può più far finta di niente, permettendosi di veder irrigati i campi dal rosso sangue. “E mi domando cosa siamo, noi, se mangiando un mandarino a tavola, d’inverno, non sentiamo il sapore amaro della prigionia”. Ghetto Italia è un libro da leggere.


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