Povero Parco Nazionale, otto anni per una nomina sbagliata

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Ci sono voluti otto anni al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per ripristinare il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Nel frattempo si sono succeduti tre o quattro Commissari (nominati al cambio di colore del Ministro), determinando una situazione di deficit di democrazia e violazione normativa che hanno lasciato una delle più estese aree naturali protette italiane senza organo decisionale per quasi un decennio.

All’inizio di gennaio, il Ministro Galletti ha opportunamente superato questa situazione, ma non si può certo dire che lo abbia fatto nel migliore dei modi.

La Legge quadro sulle aree naturali protette (Legge n. 394/91, modificata dal DPR n. 73/2013) prevede che il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco sia costituito, oltre che dal Presidente, da otto consiglieri (che operano gratuitamente senza gettone di presenza), quattro designati dalle Comunità locali ed altri quattro designati rispettivamente dal Ministero dell’Ambiente, dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dalle Associazioni ambientaliste. La legge prevede che “i componenti del Consiglio Direttivo siano individuati tra esperti particolarmente qualificati in materia di aree protette e biodiversità”.

Ma paradossalmente sono proprio i consiglieri designati dai due ministeri competenti a non corrispondere ai requisiti fissati dalla legge.

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha designato Graziano Ciapanna, ingegnere teramano, con un passato di consigliere comunale PDL a Teramo ed un presente di consigliere in Provincia (recentemente rinviato a giudizio in un’inchiesta sull’affidamento del servizio antincendio nei presidi ospedalieri della ASL di Teramo), mentre il Ministero dell’Ambiente ha designato Paolo Costanzi, avvocato aquilano, attualmente Direttore Generale della Regione Abruzzo.

La nomina del Ministro è arrivata, nonostante il parere del Presidente della Regione Abruzzo che, in una lettera a Galletti del 23 dicembre, prima quindi della nomina, chiedeva di “avvicendare la proposta di designazione del rappresentante del Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Sig. Graziano Ciapanna, con il Sig. Dino Mastrocola, già Preside della Facoltà di Agraria di Teramo ed attualmente vice Rettore dell’Università degli Studi di Teramo”, richiamando al riguardo proprio i guai giudiziari di Ciapanna.

Ma al di là della nomina ad amministratore di un ente pubblico di una persona rinviata a giudizio, stride ancora di più il fatto che il nuovo consiglio direttivo risulta oggi composto da sei membri di diretta o indiretta espressione di realtà politiche locali, mentre solo due posseggono le richieste competenze in materia di aree naturali protette e biodiversità, con buona pace di quanto stabilito dal legislatore.

Il mancato rispetto del principio di proporzione tra la componente statale e quella non statale dei membri del Consiglio, manifesta chiaramente la volontà di avvicinare sempre più la gestione dei parchi nazionali a quella di realtà locali fortemente condizionate dai partiti.

Si parla tanto di governo delle competenze, ma alla fine, quando si tratta di occupare delle poltrone (fossero anche gratuite come quelle dei Parchi), i partiti dimenticano le belle parole e ritirano fuori il buon vecchio manuale Cencelli.

Dante Caserta

Vive a Teramo. Consulente di vari enti ed organismi, lavora tra lAbruzzo e Roma. Volontario del WWF dal 1987, è consigliere nazionale del WWF Italia, dopo esserne stato anche Presidente. Cura il blog ambientalista http://lagramigna.blogspot.com

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