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Rubato il cibo a chi non ha nulla. Ma non è un furto

Ci sono delle notizie che si fa fatica a scrivere perché si fatica a comprenderle.

Sembrano due righe in cui si descrive un fatto, invece sono righe in cui si descrive un mondo.

Andiamo con ordine. Dal 2003 esiste in Sicilia, a Santa Maria Licodia, in provincia di Catania, un’associazione che si occupa di assistere circa 2000 indigenti. Ovvero persone che vivono con aiuti costanti, altrimenti piomberebbero nella e difficoltà assoluta.

In questo caso parliamo di “Camminando verso Bethel”, che si occupa di gestire il banco alimentare della chiesa evangelica.

Attività ampiamente riconosciuta, dunque, così come i destinatari.

Ebbene, un gruppo di persone si è introdotta nottetempo all’interno del deposito dell’associazione, all’indomani della consegna dei beni alimentari, per rubarli.

Trecentocinquanta famiglie si sono ritrovate senza ciò che le sarebbe bastato per un mese, integrando ciò che hanno.

Rubati omogeneizzati, prodotti per l’infanzia, prodotti per celiaci, e poi latte, pasta, olio, legumi, riso, tonno. Non certo caviale, salmone, ostriche, ma roba semplice, essenziale, raccolta grazie alla alla convenzione dell’agenzia Europea Alimentare con i supermercati che intendono dare un contributo sociale.

Il furto è avvenuto di giovedì, il giorno prima della distribuzione. Quindi una situazione ben studiata, non casuale.

Le persone autrici del gesto hanno lasciato anche i resti di una colazione consumata sul luogo.

Gesti così si fa fatica a commentarli. Il direttore della comunità ha dichiarato: “questo mese, per 350 famiglie, sarà ancora più dura andare avanti.”

Non si è mai usato in questo pezzo la parola ladri, si rischiava di far sembrare tutto ciò solo un furto. E’ molto di più. Crudeltà.


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