Bella, brava e anche simpaticissima. Questo è Elena Cucci, l’attrice che, insieme a un cast stellare, è diretta nel nuovo e attesissimo film di Gabriele Muccino. La pellicola cinematografica racconta la storia di una grande famiglia allargata che si ritrova a festeggiare le nozze d’Oro dei genitori su un’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata però blocca l’arrivo dei traghetti per ripartire e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con gli altri ma sopratutto con loro stessi tra amore,  inquietudine, tradimenti e paure. Ne abbiamo parlato con Elena.

Dal 14 febbraio sei al cinema con “A casa tutti bene”. Per quali motivi hai accettato questo progetto?

Per Gabriele Muccino. E’ un uomo straordinario, con un’umanità fuori dal comune. Sin dal primo incontro, è stato un vero e concreto riferimento e una solida base d’appoggio per tutti noi attori. Ha la grande capacità di creare un legame umano fortissimo con gli interpreti per lavorare insieme alla storia che vuole raccontare. Ci ha guidato e ci ha valorizzato, sottolineando l’importanza di ognuno ma dando anche sempre il giusto valore alla squadra di cui facevamo parte.

Vesti i panni di Isabella. Come la definiresti? Ci racconti un po’ di lei?

E’ una donna che mi ha permesso di vedere la vita sotto un altro punto di vista. E’ stata in passato una ragazza piena di sogni, ma ad un certo punto li ha dovuti mettere da parte per l’arrivo di una figlia e si rimboccata le maniche. E’ scesa a compromessi con la sua esistenza entrando a far parte di una realtà diversa da quella che si era prefissata ma ha conservato nello guardo una sorta d’incanto e di curiosità verso tutto ciò che la circonda. E custodisce dentro di sé il desiderio di avere una seconda opportunità.

Nel film si parla di una famiglia allargata. Cos’è per te la famiglia?

E’ uno schema sociale basico. Un posto designato alla salvaguardia e alla protezione dei suoi membri, che paradossalmente è anche l’origine dei problemi principali di ognuno di noi. Pur nel tentativo di fare del bene, ogni famiglia ha i limiti della natura umana. In questo film, a causa di una tempesta, i personaggi sono costretti a passare qualche giorno su un’isola. Una convivenza forzata, che rompe gli equilibri e porta tutti quei sentimenti finora tenuti a bada , all’esasperazione.

E’ stato difficile interpretare il ruolo di una madre?

Io non ho figli perciò ricreare il rapporto che lega una mamma e una figlia è stata un’esperienza complessa. Io e Elena Rapisarda, mia figlia nel film, abbiamo lavorato con grande armonia e complicità fin dai primi giorni, partendo dal gioco. E’ stata un’esperienza intensa e dolcissima.

Stefano Accorsi ad un certo punto nel film dice che vorrebbe una vita normale e questo è un desiderio inseguito da tutti i personaggi. La normalità si può raggiungere?

Credo non la si dovrebbe vivere come un traguardo, bensì come un percorso. La normalità è in divenire. E’ un viaggio costante, teso verso la ricerca di un proprio equilibrio, scandito da scelte, giuste o sbagliate, e dalla consapevolezza che tutto dipende da noi.

Cosa rappresenta per te il cinema?

E’ la vita stessa. Il cinema ci porge uno specchio nel quale poterci guardare dentro. Vuole farci emozionare offrendoci la possibilità di affacciarsi su altre vite e di riflettere sulla nostra.

Cosa vorresti arrivasse al pubblico di “A casa tutti bene”?

Il film è uno spaccato di dinamiche familiari nelle quali ognuno può identificarsi. E’ un film sull’onestà dei sentimenti che mi auguro faccia provare forti emozioni.

 

(Foto in primo piano di Alessandro Rabboni)