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“Smetto quando voglio. Ad Honorem”. Intervista a Stefano Fresi

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La banda di professori e ricercatori universitari della Sapienza è tornata, per l’ultima volta. Troviamo Pietro e  tutti gli altri in galera; saranno chiamati a smascherare  il diabolico piano di Walter Mercurio, ex collega, rimasto sconvolto da un incidente di laboratorio che gli ha distrutto la vita, deciso a vendicarsi di tutto il sistema universitario. Atto finale della trilogia diretta da Sydney Sibilia, la gang di ricercatori è costretta ad allearsi con il nemico di sempre, il boss malavitoso con una laurea in ingegneria navale Er Murena. Per salvare la città, dovranno mettere da parte le divergenze, anticipare le mosse di Mercurio e cercare di capire come neutralizzare l’attacco che il cattivo più cattivo di tutti sta mettendo in piedi: un evento a cui parteciperanno centinaia di persone. Nel cast stellare, anche il bravissimo Stefano Fresi che gentilmente ci ha concesso di porgli qualche domanda.

Sei stato al cinema con il terzo capitolo di “Smetto quando voglio”. Perché partecipare a questo film?

Abbiamo continuato fino al terzo perché la storia meritava di  continuare e di esaurirsi.

Il personaggio di Luigi Lo Cascio è emblematico in questa storia. Un cambio generazionale sarebbe possibile attuarlo solo con una vera e propria rivoluzione com’è intenzione del personaggio interpretato dall’attore siciliano?

Non credo che la strada giusta sia quella di correggere un errore con uno sbaglio più grande. Abbiamo lottato per anni e anni per avere i diritti al voto e ora dobbiamo votare con coscienza. Se l’intento del personaggio di Lo Cascio si attuasse, da Paese di ladri diventeremmo una nazione di assassini.

Quale può essere la salvezza per i neolaureati in questo Paese?

Avere possibilità di lavoro nel proprio Stato piuttosto che andare a cercare fuori. Il Governo potrebbe investire molto di più nelle nuove tecnologie per far sì che non abbiano la meglio gli altri Paesi. Si dovrebbe recuperare quel coraggio che era tipico degli anni del dopoguerra.

Com’è stato lasciare il cast del film?

Abbiamo cominciato a lavorare nel 2012 e abbiamo terminato quest’anno. Siamo stati legati per diversi anni e lasciarli è stato come terminare la scuola all’ultimo giorno di liceo. E’ stato molto triste per tutti ma con la consapevolezza di aver girato una bella saga cinematografica.

Cosa vorresti arrivasse al pubblico di questo film?

Mi piacerebbe arrivasse la sincerità con la quale la saga è stata fatta in difesa dei ricercatori che dovrebbero essere i primi e invece si ritrovano ultimi per un sistema che di fatto ha fallito.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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