Da figli del terremoto a eccellenze: il futuro di San Giuliano di Puglia passa dalle macerie del 2002

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Storie dal sapore di speranza. E di futuro. Con gli occhi lucidi pensando al passato. Storie di chi ha trovato la forza e ha saputo reagire a un crollo. In senso letterale. Il 31 ottobre San Giuliano di Puglia (Campobasso) si è fermata. E ha ripensato, 17 anni dopo, al terremoto che si è portato via 27 bambini e una maestra, morti nel crollo della scuola ‘Jovine’, a causa di un sisma di magnitudo 5.4. “Non deve e non può accadere mai più”, è stato ripetuto e ribadito durante la commemorazione.

Campione e ingegnere

Il pensiero commosso a chi non c’è più. Ma dalle macerie, emergono anche storie come quella di Pompeo Barbieri. Salvato dalle macerie della scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia il 31 ottobre 2002, si è appena laureato in Ingegneria informatica. Campione di nuoto paralimpico, giovane riuscito con grande forza e coraggio a raggiungere traguardi importanti nella vita nonostante il dramma vissuto sulla propria pelle. Affiancato dalla sua famiglia, parenti e amici, ha discusso la tesi all’Università di Ancona. Presente anche Luigi Barbieri, ex sindaco del paese e zio di Pompeo che, su Facebook ha scritto: “Pompeo sei grande. Sei un esempio per tutti noi”.

Insegnante nel ricordo del cugino

Non è l’unico, ovviamente. Alcune storie, però, salgono agli onori della cronaca. Come quella di Veronica D’Asenzo, che lo scorso 7 ottobre si è laureata all’Università Lumsa di Roma. Anche lei salvata nel crollo della scuola elementare del paese, dopo ore vissute intrappolata sotto i massi.

Lei ha scelto di diventare insegnante. Per riscrivere il passato. Perché a San Giuliano manca l’intera generazione del ’96: sono morti tutti i bimbi di quella prima elementare. E lei ha perso amici e un cugino. Proprio nel loro ricordo ha trovato la determinazione per tagliare un doppio traguardo: la laurea e l’insegnamento. Consapevole, come un intero paese: “Non deve accadere più”.

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