Questo sito contribuisce alla audience di

Il libro dell’amore proibito tra le pietre di Apricena

Shares

Nella prima pagina e in particolare nell’incipit è racchiuso il significato del nuovo romanzo di Mario Desiati, Il libro dell’amore proibito.

«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo» è certo uno degli incipit più conosciuti della storia della letteratura non solo perché utilizza figure retoriche classiche, ma proprio perché contiene in sé lo sviluppo intero del romanzo. Ed è esattamente ciò che avviene per l’opera di Desiati.

«Se voi della giuria non ritenete le vostre passioni al di sopra di ogni divieto, vuol dire che non avete mai amato. Non avevo l’età per simili certezze quando, il primo giorno di terza media…».

In questa prima frase come nelle due pagine successive (nonna Comasia e i suoi consigli, la vestizione della statua di Maria Addolorata), è racchiuso il cuore della narrazione.

Passione, desiderio, bellezza, radici, fede e devozione, ma soprattutto il Sud. Un Sud capace di uscire dalle pagine del libro ed esistere indipendentemente da esse. La pietra di Apricena, la “Gazzetta del Mezzogiorno”, Taranto e «l’odore della notte siderurgica che in pochi possono raccontare perché chi vive là si assuefa» e i tanti altri Sud che emergono da ogni singola pagina, narrano, anche con la sola presenza scenica, molto più di tanti trattati di sociologia o di economia. Esistono e proprio per questo condizionano e indirizzano le storie. Le storie singole così come quelle collettive.

«Un omicidio per indigenza o per onore è sempre un delitto condonabile, qui dove sono nato. Non lo ammetterà nessuno, ma ci sono delitti accettati dalla comunità con consapevolezza […] Tutto ciò che riguarda questa storia d’amore è stato considerato follia. Anzi, un crimine».

Al Sud, infatti, più che altrove, si perdona tutto tranne che l’amore, soprattutto la vita è concepita come una forma di continua e perpetua espiazione. In questo contesto culturale e antropologico si sviluppa la storia che Desiati narra. Una storia che rappresenta un classico e che attraversa tutte le generazioni di giovani studenti: l’innamoramento per la propria professoressa. Sognarla e adorala proprio come una madonna, la mamma di tutte le mamme.

«Il tempo compie un lavoro inesorabile su questi dettagli che rendono indelebili le relazioni, il ricordo si perfeziona e un nuovo significato si definisce. La bellezza è nell’istante, ma la grazia nel tempo. Avevo preso la tessera di questo secondo partito perché ogni giorno crescevano dei dettagli donatelleschi dentro di me…».

Un amore che non è sempre e solo platonico, ma che può trasformarsi e si trasforma spesso in desiderio e passione. Desiderio e passione che, soprattutto quando si è adolescenti, diventano totalizzanti, unico modo di vivere, unica maniera di esistere.

«“Veleno, sei imbranato…” E mi alzò la maglietta, e le parti nude dei nostri corpi si toccarono. Ebbi l’impressione che si fossero incollate […] Quando Donatella disse così, mi resi conto che la stavo fissando, chiusi gli occhi e poi li riaprii quando smettemmo di baciarci per spogliarci, e allora le vidi lo sguardo, non c’era: il deliquio, orbite bianche di chi sta per andare in estasi. Era uno stato liquido, e io mi sciolsi in lei, mi arresi a lei, lei sussultava e tremava, io mi chinai […] il sole entrava anche dai muri in quel momento».

Tutto è costruito in modo esemplare. Ogni personaggio, ogni accadimento non è mai frutto del caso o dell’improvvisazione, ma sempre realizzato con attenzione e rispettando le poche e semplici regole della buona scrittura. In questo senso ogni pagina è scritta in preparazione della successiva o delle successive. E anche episodi apparentemente marginali o senza senso hanno un ruolo e un posto preciso nell’ordine che Desiati costruisce man mano che la narrazione progredisce.

«Donatella rimaneva a rassettare i suoi oggetti, la montagna di pezzi meccanici con cui avevamo passato l’ora a studiare il rovello di un orologio a pendolo oppure una serie sterminata di goniometri, righelli e squadrette di plastica. Se li portava dietro perché c’è sempre qualcuno che dimenticava a casa la cartella di tecnica. “Non voglio esclusi” sottolineava nell’incipit delle lezioni, e mi pareva un gesto di grande tenerezza che i miei compagni non capivano fino in fondo».

È palese il senso di non appartenenza di “Veleno” alla sua comunità e ciò non attiene in modo diretto e scontato alla mancata accettazione della sua relazione amorosa, ma va oltre, molto oltre. Il sentimento che l’attraversa è un sentimento capace di andare contro i mulini a vento perché quell’amore, così casto e puro, ha origini salde e antiche, e viene da lontano.

«Amavo i muri che dividevano la vigna dalla strada. Costruiti pietra su pietra senza malta o stucco, erano mondi a parte perché tra gli interstizi vivevano bisce, lucertole, scoiattoli, porcospini, colonie di formiche che disegnavano percorsi insondabili, rovi di more e cespugli di corbezzole. E così quel muretto a secco alto un metro e mezzo era la vita».

Donatella non era solo l’oggetto del desiderio sessuale, legittimo, di un adolescente, ma un mondo intero. Un mondo per lui nuovo e pieno di vita, di vite, proprio come il muretto a secco di nonna Comasia. Un mondo che appaga perché va oltre il solo appagamento sessuale. È il mondo che include, «Non voglio esclusi» appunto. È il mondo che sa affrontare le difficoltà e le contrarietà, «non c’è umiliazione nel ricominciare da capo. Ci trascina avanti l’amore e il fatto che è tutto provvisorio, vivere come se fosse il primo e l’ultimo giorno della nostra storia».

Attraverso una vicenda che molti hanno realmente vissuto e altri hanno solo sognato di vivere, una vicenda apparentemente banale e ordinaria, Mario Desiati riesce a raccontare un modo, alternativo e possibile, di vivere la vita. Con la forza delle parole e della narrazione svela la potenza titanica dell’amore che davvero «move il sole e l’altre stelle».

«I battaglioni si formano avendo ben presente un nemico e il nostro non ha un nome, dunque è intangibile, si tratta dell’insieme di regole che impedisce agli uomini la libertà di proteggersi e farsi del bene e noi siamo pronti a schierare una trincea di ingenuità e follia».

Un’esortazione e insieme un auspicio per osare di più e scommettere sempre sulla bellezza e sull’amore, perché un altro mondo non solo è possibile, ma è necessario. Oggi più che mai.

Il libro dell’amore proibito, Mario Desiati (2013, Mondadori 204 pagine. 17,50 euro)

Cover_Il libro dell'amore proibito

Oscar Buonamano

Direttore editoriale di Carsa Edizioni ed Editor di Lector in fabula, European cultural festival. Gli studi di architettura, l’interesse per la letteratura contemporanea e la voglia di capire il mondo sono le passioni con le quali convive sul suo blog, Culture metropolitane, de L’Espresso. Tra le sue pubblicazioni, L’Aquila. La città e il nuovo millennio (2018), Pescara città giardino, le case della Pineta (2014), Il Pescara di Zeman (2012). È vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top