Il talento di Silvia, la guida innamorata della sua Matera. Anche lei è un patrimonio da difendere

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Finito il lavoro a Taranto decido per una breve sosta a Matera prima di rientrare a casa. Non ho mai visto i Sassi e la curiosità è tanta. Un breve giro su Wikipedia e le parole di Carlo Levi mi convincono che nonostante il caldo e la stanchezza una piccola sosta è d’obbligo. L’unico parcheggio che trovo a mezzogiorno del 13 agosto è riservato “carico-scarico”, la buona notizia è che posso sostare tranquillamente fino alle quindici. Ci penso un attimo, mi consulto con mia moglie e i miei compagni di viaggio e concludo che tre ore sono sufficienti per farsi un’idea del luogo. 

Raggiunto il margine dei rioni, ci avvicina un tipo che ricorda lontanamente il personaggio di Mangiafuoco e con accento indigeno ci invita ad entrare nella sua bottega per “informazioni gratuite” sulla visita ai Sassi. In realtà è presto chiaro il suo intento: venderci una visita guidata che parte alle quattordici. Rapido sondaggio tra i presenti e vince la democrazia: per 10 euro a persona prenotiamo 13 posti per le quattordici. 

E così, all’ora X, in nome della cultura, siamo pronti a rischiare l’insolazione. Mangiafuoco, lo spacciatore di “informazioni gratuite” ci presenta la nostra guida per la prossima ora: Silvia. Rapido appello, siamo tutti, si parte: direzione Sasso Caveoso. Viste le premesse le aspettative sono particolarmente basse, questa gita puzza già di fregatura. La sensazione è rafforzata dalle prime contraddizioni tra le promesse di Mangiafuoco (“il percorso è tutto in ombra, è adatto anche ai bambini…”) e le prime parole della nostra guida (“ma siete dei folli ad aver scelto questo orario per visitare i Sassi!”). Passano i minuti e alle prime spiegazioni di Silvia mi trovo a condividere un pensiero con mia moglie: la ragazza non ha imparato a memoria un libretto sui Sassi. È palpabile la sua preparazione squisitamente scientifica, è assolutamente affascinante la sua capacità di raccontare in maniera semplice e avvincente la storia di uomini e secoli, ma soprattutto le brillano gli occhi quando parla della sua Matera. Per darvi un’idea di quanto le brillino gli occhi aggiungo un particolare: non si è ancora mai tolta gli occhiali da sole… Tempo trenta minuti e ci ha già confessato quanto le piacerebbe tornare a vivere lì in quelle casette, dove viveva sua nonna in condizioni igienico-sanitarie tanto assurde da determinare negli anni ’50 uno spopolamento coatto di quei rioni e da far meritare ai Sassi l’appellativo di “vergogna d’Italia”. Ma il tempo ha cambiato le cose: oggi quei rioni sono patrimonio mondiale dell’umanità, Mel Gibson ha scelto la città come location per il suo kolossal e i turisti arrivano a fiumi da tutto il mondo per perdersi in quei bianchi vicoli… Oggi pochi metri quadri non costano meno di 700.000 euro e Silvia, con la sua laurea umanistica, è costretta ad accompagnare turisti fino a quattro volte al giorno per prendere qualche spicciolo da Mangiafuoco. La casetta nei Sassi è decisamente fuori portata…

Sua nonna glie lo dice spesso: trovati un lavoro serio! Ma vallo a spiegare a una innamorata che il suo amato non è serio…

Passa il tempo e la passione di Silvia contagia. Se nella prima mezzora sono solo i più “spavaldi” ad azzardare domande con il passare dei minuti tocca aspettare il proprio turno… Silvia non risponde per dovere, risponde per passione. All’aumentare delle domande si allarga il suo sorriso. E mentre il tempo passa si rincorrono telefonate di Mangiafuoco: il giro dovrebbe essere già finito e invece siamo ancora in fondo al Sasso Caveoso. Mangiafuoco conta i minuti che ci separano dagli “assaggini gratuiti”, gustose microporzioni di cibo locale che “casualmente” viene venduto lì, a prezzi tutt’altro che popolari. Ho intuito tutto, per Mangiafuoco la parola “gratis” è l’antipasto del guadagno… Business is business, per carità, Mangiafuoco è un venditore e fa bene il suo lavoro… Ma gli assaggini devono aspettare perché il gruppo è rapito dai racconti di Silvia. Allo scoccare dei novanta minuti (quelli per cui viene pagata la nostra guida) è chiaro a tutti che la visita si protrarrà almeno per un’altra ora. Un’ora per la quale Silvia non sarà pagata da nessuno se non dai nostri sorrisi e dai nostri “grazie”. Se lo sapesse la nonna! 🙂 

Mi ricordo improvvisamente che la mia auto è già da mezzora in divieto di sosta e penso dentro di me che un’eventuale multa di 40 euro non rovinerebbe di certo la giornata. 

Tra tombe ipogee, case-grotta e cantine scavate nella roccia, arriviamo finalmente alle Chiese Rupestri, uno dei simboli di Matera. Mentre immagino l’interno delle grotte sono trattenuto all’esterno da Silvia che fa una premessa che mi incupisce un po’: con l’incremento demografico dell’800 i Sassi arrivano ad ospitare 17.000 persone e le chiese subiscono un progressivo cambio di destinazione d’uso. Da luoghi di culto diventano abitazioni e cantine e gran parte dei meravigliosi affreschi che le adornavano vengono coperti o divelti. Penso dentro di me: che ignoranza dietro la mano di chi ha compiuto un tale gesto! Ma il mio non è un giudizio. L’ignoranza non è una colpa, (quasi) nessuno sceglie di essere ignorante. Sicuramente non sceglie di essere ignorante il contadino che abita i Sassi a fine ‘800 ed è costretto a dormire accanto al suo bestiame… E penso: quanta bellezza viene demolita ancora oggi per ignoranza? Gli adolescenti che scrivono i propri nomi sui monumenti non sono cattivi: sono ignoranti, nel senso che ignorano che quel monumento è il loro passato e insieme il loro futuro… I ragazzi che sfidano la morte correndo in auto non sono cattivi: sono ignoranti, nel senso che ignorano che la loro esistenza è una potenziale opera d’arte… Uno Stato in cui una ragazza che ha studiato e ha dedicato la sua vita alla cultura fa difficoltà a campare mentre un immobiliarista senza scrupoli che ha violato la legge mangia caviale e beve champagne non è uno Stato cattivo: è uno Stato burocrate e ignorante. È uno Stato che ignora che Matera, Pompei, Venezia, e ogni singolo e anonimo borgo di questa penisola, sono la sua storia ma soprattutto il suo futuro… Il suo PIL se vogliamo ragionare in termini utilitaristici… 

E presto ho la prova che il mio ragionamento fila…: entriamo nelle chiese rupestri e cosa vengo a scoprire? Che quegli affreschi fino a qualche mese fa non erano nemmeno stati schedati. In parole povere per lo Stato italiano era come se non esistessero. Patrimonio Mondiale dell’Umanità… sommerso dall’ignoranza. Perché per schedare un’opera d’arte ci vogliono un esperto di storia dell’arte, un fotografo, un archivista… ci vogliono soldi. E mentre i soldi per l’ignoranza si trovano sempre (perché ripaga in denari immediatamente) i fondi per la cultura sono sempre meno… Ma, con buona pace della nonna di Silvia che spera ancora in una sua redenzione, ecco che la nostra esperta decide di schedarli lei quegli affreschi, sottopagata e arrangiandosi come può.

E mi chiedo: perché? Perché Silvia, esperta nel suo settore non meno di quanto un notaio lo sia nel suo, deve guadagnare 10 o 20 volte meno?

Perché siamo miopi di fronte alla palese evidenza che ogni euro investito oggi nella cultura e nell’istruzione tornerà centuplicato domani? 

Perché non cominciamo a percepire questo Paese non più come un osso da spolpare ma come una pianta da coltivare che potrà darci buoni frutti per secoli a venire?

Nella mia testa riecheggia la storpiatura di un ridicolo inno… “Meno male che Silvia c’è!” Vorrei dirlo a sua nonna, vorrei dirle che il lavoro di Silvia è assolutamente serio, che è assolutamente bello, e che rende sua nipote una persona assolutamente affascinante…

A proposito, Silvia è un nome di fantasia. Quello vero ve lo dico volentieri, insieme ai suoi contatti, se mi scrivete in privato. Una visita a Matera con lei vale almeno il doppio di quello che prende come onesto compenso… Pensateci… 

Parlavo ieri con Valerio, un amico che sta tentando fortuna in Germania. Quella Germania che sta uscendo immune dalla crisi… Lì le mostre fotografiche di illustri sconosciuti attraggono decine di visitatori curiosi. Mentre qui per portare a una mostra fotografica l’1% (unopercento) dei visitatori della sagra più sfigata devi promettere almeno un aperitivo… 

Facciamo qualcosa uomini e donne che mi leggete. Altrimenti moriremo obesi e ignoranti… Tanto per cominciare vi invito a utilizzare i commenti di questo post per scrivere il nostro messaggio a Silvia… Anche un semplice grazie sarà graditissimo… 

A proposito, sono tornato alla mia auto alle 17:20. Nessuna multa ma solo il sorriso maledicente del proprietario del bar di fronte… 

Stefano Lista

È nato nel 1974, ha studiato, si è laureato in Economia. Ha fatto lavori attinenti ai suoi studi. Ma la fotografia lo ha sedotto e lo ha rapito. E così la passione ventennale ha preso il sopravvento e con una moglie e due figli “a carico” ha deciso di lasciare tutto e di fare quello che voleva davvero fare: il fotografo. Stefano ama definirsi un “cacciatore di senso” ed è convinto che il ruolo del fotografo oggi debba quanto mai essere quello di “testimone” del mondo che attraversa. È altresì convinto che la “bellezza”, la cui ricerca in posti impensabili costituisce gran parte del lavoro di fotografo, possa davvero salvare il mondo come affermava il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Stefano negli ultimi anni ha radunato attorno alla propria passione centinaia di allievi dei suoi corsi di fotografia con i quali organizza mostre, eventi culturali, momenti formativi.

Comments (13)

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    Carmela

    28 Agosto 2013 - 17:48

    Nonostante abbia trascorso più volte le vacanze in Basilicata, mio malgrado ho visitato solo la città. Ma prima o poi ci ritorno solo per visitare i Sassi. Detto ciò quello che mi ha colpito di più dell’articolo è la perfetta descrizione della passione di Silvia! Quello che ammiro di più nelle persone è la passione, per qualsiasi cosa esse facciano, come disse il padre di una mia amica, “se nella vita fai quello che ti piace, non lavorerai mai!. Auguri Silvia…. suggerire di scriverci un libro? la passione trasuda anche dalla carta…
    Carmela

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      foscus

      12 Settembre 2013 - 10:13

      Carmela. I Sassi sono la città.

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    Daniela

    1 Settembre 2013 - 15:14

    Grazie Silvia!
    Consiglio: abbandona Mangiafuoco, non accettare ricatti e diventa imprenditrice! Tua nonna sarà felice!
    Matera è una delle più belle città del mondo e la maggior parte dei materani lo sa!

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    teresa

    1 Settembre 2013 - 18:41

    Sono anche io una guida turistica a Matera ed e molto bello leggere queste parole che lei ha riservato per la nostra citta e x la sua guida!

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    eus

    2 Settembre 2013 - 08:40

    Ciao. Ringrazio per il l’articolo e sopratutto “Silvia” per la passione che riserba per la mia città. In casi come questi bisognerebbe fare nomi e cognomi per premiare la loro passione e competenza nel proprio lavoro..sottopagato! Grazie

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    Abc

    2 Settembre 2013 - 10:27

    Ciao. Io con la mia famiglia nei prossimi giorni dobbiamo visitare Matera e vorremmo sapere se possibile i contatti della guida Silvia cosi da evitare di affidarci a persone sbagliate.
    Grazie.

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    pino

    2 Settembre 2013 - 14:09

    700.000 euro pochi metri quadri?. Bisogna andarci piano col dire panzane ai turisti. Nei Sassi c’è un intero palazzo in vendita totalmente ristrutturato a meno di quella cifra. Non è che facendo finta di essere scusi vi lo si diventa davvero. Nei Sassi non si vende come non si vende nel resto della città. Tutti sono felici di guardarli nessuno è disposto ad investire.

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    Giovanni Montemurro

    2 Settembre 2013 - 15:39

    Sono un giovane materano, che frequenta il Liceo Scientifico, e che insieme ad altri ragazzi di Matera, sparsi in giro per l’Italia, ha creato il sito http://www.profumodisvolta.it
    Ho trovato l’articolo a dir poco eccezionale, e ho intenzione di farne un sunto per leggerlo in Piazza Vittorio Veneto, nella prossima assemblea pubblica organizzata dal nostro gruppo.
    Matera è davvero troppo affascinante per poter essere lasciata da sola, ed è per questo che Silvia non si stancherà facilmente di guidare i turisti in cambio di 700euro a nero.
    Lei è una che “ha capito” e più che mostrare con orgoglio le nostre bellezze, vuole raccontarle. Raccontarle e osservare l’incredulità dei fiumi di turisti, che non riescono a capacitarsi del perché Matera, che nulla avrebbe da invidiare alle più grandi mete turistiche del Mondo, sembri una città “in agonia”.

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    Cinzia

    2 Settembre 2013 - 18:48

    Mi ha fatto piangere questo suo articolo di Silvia e i Sassi di Matera. Scendevano proprio le lacrime. Non sono di Matera, ma sono materana d’adozione. Conosco tanta gente innamorata di Matera, tanti stranieri che hanno scelto di vivere li’, e tantissimi materani che hanno una grande passione per la loro citta’ e la loro storia.

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  • Stefano Lista

    Stefano Lista

    6 Settembre 2013 - 11:34

    In seguito alle rimostranze di operatori turistici materani scrivo qualche precisazione:
    1) il senso del mio racconto (n.b., uso il termine “racconto” e non “articolo”), che a giudicare dagli altri commenti è stato colto pienamente, è quello di dipingere Silvia come un eroe dei nostri tempi e non certo quello di infangare le agenzie che lavorano a Matera che hanno tutto il mio rispetto. Le agenzie fanno un lavoro commerciale, il mio racconto era sul lavoro “sporco” di chi sta sul campo e viene sottopagato rispetto a quanto meriterebbe essere pagata la cultura.
    2) se mai il racconto dovesse puntare il dito contro qualcuno questo “qualcuno” è lo Stato che sottopagando la cultura tiene in scacco un sistema di cui fanno parte le stesse agenzie. Quindi se mi dite che le agenzie a Matera sono in difficoltà e che esistono problemi di stagionalizzazione della domanda non posso far altro che prenderne atto e includere le agenzie nel ruolo di vittime, come Silvia, di questo assurdo sistema che finanzia l’ignoranza e soffoca la bellezza.
    3) Silvia non si è mai lamentata di nulla, è stata sempre sorridente e disponibile. L’unica sua lamentela ha riguardato la schedatura degli affreschi e il minuscolo budget che lo Stato assegna alla cultura.
    4) nel racconto lo dico chiaramente: “business is business e Mangiafuoco fa bene il suo lavoro”. Concordo assolutamente con quanto scritto dai miei detrattori: se Mangiafuoco non mi avesse catturato con l’espediente del “gratis” non avrei mai conosciuto Silvia… Tre precisazioni un po’ più spicciole: se non si rischia l’insolazione alle ore 14 del 13 agosto, allora quando? 🙂 Poi la seconda: non riesco a capire come avete potuto interpretare il racconto come una lamentela sulle poche quantità di cibo degli “assaggini”. Intendevo dire l’esatto contrario… Io sono per abolirli completamente gli assaggini… Altrimenti, come dico alla fine del post, moriremo “obesi e ignoranti”. Mi verrebbe da dire basta con l’esca del cibo, diamo più spazio al resto… Ma mi censuro da solo perchè anche il cibo è cultura e anche i produttori locali devono campare. E infine la terza: non ho MAI scritto nel racconto che 10 euro fossero una cifra esagerata. Ho scritto l’esatto contrario, ovvero che con una guida come Silvia ero disposto a pagare anche una multa da 40 euro. E aggiungo: dai commenti pubblici e da messaggi privati ricevuti sono convinto che le guide materane siano TUTTE preparatissime e bravissime.
    5) In base a quanto appena detto ho preso Silvia, che forse non si ricorda neppure di me, come SIMBOLO delle persone che lavorano per passione e non solo per denaro. A dimostrazione che è un simbolo, un eroe del racconto, non c’è il suo vero nome. Il vero antagonista di Silvia non è Mangiafuoco (che, ripeto, fa bene il suo lavoro) e in fondo nemmeno lo Stato. Il vero nemico di Silvia, spero sia evidente ad una rilettura più attenta, è l’ignoranza.
    6) Per concludere, secondo il mio modesto parere, avete frainteso il senso del racconto. Non era un articolo di cronaca locale ma una piccola storia di eroismo quotidiano che con il vostro lavoro contribuite ad alimentare. Detto questo vi auguro buon lavoro e saluto tutte le guide e le agenzia di Matera. E dico ai potenziali turisti: andate a visitare questa meravigliosa città.

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    Carmela

    6 Settembre 2013 - 14:42

    E’ evidente che qualsiasi “racconto e.o articolo” di questo tenore richiama critiche ufficiali e non… il tutto condito dallo spirito polemico derivante dalla “brutta” situazione economica generale. Per quanto riguarda me ho compreso benissimo lo sprito dell’articolo, che inneggia alla passione per quello che si fa, e come ho detto nell’altro post, è la cosa che più ammiro nelle persone, è un sentimento che traspare dal più umile dei lavori al più ecclatante.
    Aggiungo, ho appena finito d’ascoltare un servizio su RAI2, Sereno VAriabile Estate, sul pane di Matera, un consorzio di più tipi di pane… e scopro che il pane di Matera è senz’altro un eccellenza… mettere in programma anche questa chicca alla prossima visita a Matera.

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    deluca

    15 Settembre 2013 - 22:33

    l unica cosa che mi chiedo è: perché il popolo non si bippp… seriamente, cosa aspetta.
    non me lo spiego, quanto male dobbiamo ricevere ancora?
    è l italia tutta nelle medesime condizioni;il sud poi forse sarebbe preso più in considerazione se fosse relegato all africa .
    siamo arrivati alla follia pura. speriamo bene ma ho qualche dubbio.
    saluti

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    Daniele

    10 Luglio 2014 - 23:45

    Ciao, ho letto molto piacevolmente il tuo racconto: “fotografa” 🙂 benissimo la passione che pervade tanti di noi materani e li tiene profondamente legati alla città (nel mio caso anche fisicamente) mentre tutto intorno non si parla altro che di un paese in fallimento.
    Mi piacerebbe conoscere questa mia concittadina modello, e magari portarle gli amici che mi vengono a trovare da fuori e vogliono visitare la città. Grazie

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