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Le startup possono cambiare il volto del Paese

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Sono venture capitalist, business angels, fondazioni di impresa…banche e gruppi assicurativi… pronti a supportare la creatività italiana nel generare nuove idee per nuovi prodotti e servizi ad elevato impatto sociale ed economico.

Si chiamano startup weekend, barcamp, startcup, innovation campus, hackaton day e altri ancora, ma qualunque sia la differenza nelle modalità di svolgimento e selezione delle idee, tutti hanno un solo obiettivo: favorire una competizione sana tra persone creative, che pensano al business e non tralasciano l’impatto sociale che un’idea può avere nel migliorare la qualità della vita di tante persone. Tutte queste nuove forme di supporto finanziario e non alla realizzazione di un progetto di impresa, che sia di puro business o di innovazione sociale, sono anche vetrine della creatività e dell’attivismo italiano, coinvolgono le community del web e dei social network che diventano giudici del destino di un’idea, sono le nuove opportunità per chi tenta di crearsi un lavoro e un futuro senza aspettare che qualcosa accada “dall’alto”.

Fenomeni passeggeri? La classica tendenza a seguire una moda? Oppure dietro tutto questo movimento si cela un cambiamento reale della metalità italiana rispetto al tema del lavoro, del fare impresa e dell’impegno a creare un sistema socio-economico nuovo basato sulla condivisione delle idee tra più attori e un’attività di mentoring che sia da supporto reale ai giovani che provano a fare qualcosa di diverso o semplicemente a costruire la strada del proprio futuro?

Io spero che il fenomeno di moda stia lasciando lo spazio ad una piccola rivoluzione culturale in questo Paese che ha bisogno di lavorare insieme, di credere insieme in determinati valori, di immaginare insieme un futuro nel quale chi fa impresa non è in lotta con chi lavora nella pubblica amministrazione, dove banche e istituti di credito sono davvero tali e non soggetti che pretendono senza dare nulla in cambio, dove le grandi multinazionali non sfruttano solo risorse umane e capitali ma costruiscono insieme impatto sociale e futuro.

Non è un caso che colossi come Vodafone, Telecom, Wind, Accenture, Unipol e tanti altri come loro abbiano deciso di dare spazio, attraverso le proprie fondazioni di impresa o in maniera diretta, ad una serie di piattaforme e competition che stimolano il genio italico sui temi più disparati. Si spazia, infatti, dalla cultura alle scienze mediche, dalla digital innovation alle dinamiche del welfare, dall’imprenditoria femminile alle idee d’impresa al servizio delle donne. Non c’è in tutto questo solo una banale operazione di social marketing finalizzato a rendere più umane queste grandi aziende, c’è un processo, lento ma inesorabile, di dialogo con il territorio e di restituzione ad esso di risorse e opportunità. C’è la sensazione che pensare solo al business senza agire per partecipare alla creazione del futuro sociale ed economico di questo Paese, non sia più possibile e soprattutto fattibile.

E così, facendo un giro sul web, scopro che sono tante le opportunità in scadenza nei prossimi mesi: c’è la piattaforma di Idea360 della Fondazione Accenure Italia con il concorso “A New social wave” per promuovere progetti legati all’imprenditoria sociale, “We – progetti per le donne e delle donne” che selezionerà per EXPO le migliori iniziative portate avanti da donne o per le donne; poi c’è “Innovation Campus” promosso dal network di Superpartes e da TSC per lanciare nel mondo delle imprese le startup nel campo dell’innovazione digitale e non solo; c’è “360by360” che mette in palio 360 mila euro per la startup vincitrice; e c’è la Startcup Calabria 2014. Mi basta digitare la mitica parola innovazione o startup e viene fuori un mondo che si muove a ritmi velocissimi.

L’approccio non è, per fortuna, quello dei finanziamenti di cui è stato drogato il nostro Paese e in particolare il sud con conseguenze negative nella maggior parte dei casi. E’ un nuovo approccio, nella misura in cui prevede forme di accompagnamento, mentoring e assistenza ai potenziali imprenditori e quasi tutti prevedono un periodo di permanenza all’interno di spazi di coworking o incubatori di impresa. Vivere in questi spazi dove la condivisione e la contaminazione sono i principi fondanti, stimola la collaborazione perché le aziende del futuro non potranno più contare solo su stesse. La condivisione e lo scambio di competenze sono, infatti, la chiave per affrontare le sfide di una economia che si fa sempre più aggressiva, ma che riconosce nella forza delle alleanze un valore aggiunto per essere differenti e sempre al passo con ciò che il mercato chiede.

Questo è, ovviamente, solo un inizio perché il mare magnum dei venture capital così come delle business competition non è tutto oro. Ma questa è un’altra storia e un’altra analisi…

Anna Laura Orrico

Sono a nata a Cosenza nel 1980 e sono da sempre convinta che qualunque forma di cambiamento (sociale, economico, politico, etc.) possa nascere e crescere solo con la spinta “dal basso”, ovvero di un gruppo di persone o di comunità che sperimentano ogni giorno cosa vuol dire provare a cambiare direzione e farla cambiare anche agli altri. Mi sono laureata all’Università della Calabria in Scienze Politiche e ho fatto qualche esperienza interessante nella cooperazione internazionale, seguendo un progetto in Burundi. Ho viaggiato e sperimentato me stessa in diversi progetti, tutti sempre a stretto contatto con l’idea che si può immaginare e lavorare per migliorare qualcosa di ciò che sta intorno a noi. Ritornata in Calabria mi sono immersa nella sfida di dare concretezza e identità all’Associazione Io resto in Calabria con la quale ho realizzato tanti progetti di rinascita civile e morale, rivolti in gran parte ai giovani: Gocce di (buona) politica, scuola di cittadinanza attiva e partecipazione politica; Calabria Day, iniziativa che ogni anno si pone l’obiettivo di raccontare la Calabria delle storie positive e farlo coinvolgendo i protagonisti delle stesse e i giovani per far si che non credano che la nostra regione è solo ‘ndrangheta e malaffare. Sono una Project Manager del cambiamento, se posso osare, perchè mi piace coinvolgermi in tutte le iniziative dove è possibile esprimere un linguaggio nuovo, che parli di merito e non di raccomandazione, che parli di poter fare qualcosa piuttosto che apsettare che qualcuno ci regali qualcosa. Oggi sto lavorando per far nascere a Cosenza il primo Talent Garden del Sud Italia. Sarà uno spazio di coworking dedicato all’innovazione, da tutti i punti di vista e con tutte le idee talentuose che stanno emergendo e potranno avere una casa dove sperimentarsi.

Comments (2)

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    Hansel

    22 Luglio 2014 - 12:08

    Hei Anna Laura Orrico scendi dall’ albero e metti i piedi x terra… Stai parlando del paese itaglia mica del paese delle meraviglie, il popolo è lo specchio della politica dello stesso paese , in queste senso le tue sono solo farneticazioni!
    Ti auguro buona continuazione…………

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    max

    22 Luglio 2014 - 12:20

    Non si evolve una società con strumenti giocattolo.
    Ci vuole serietà Governativa per raccogliere i frutti, e francamente con Renzi mi sembra tutto una burla in una situazione del paese drammatica.

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