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#SergioAssisi: “Vi racconto il mio #film dedicato al cuore di #Napoli”

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Sonia è una giovane ragazza che ha un lavoro precario, quello di restauratrice, e, per di più, soffre della sindrome di Stendhal che la porta continuamente a svenire.  Decide così di dare una svolta alla sua vita, lascia il suo Nord per andare a Napoli.

Il primo approccio con la nuova realtà non sarà delle migliori, anzi, ma ben presto Sonia incontrerà Barnaba, che le mostrerà la bellezza storica ed umana di Napoli. Anche Barnaba è affetto da una sindrome, quella di Peter Pan.

L’ottimismo e l’allegria contagiosa dell’uomo, faranno riacquistare a Sonia la speranza e la fiducia del non arrendersi mai, perché chi ha un sogno deve inseguirlo sempre e comunque. Anche Barnaba è un artista; dopo l’ennesimo litigio con il padre, uomo intrappolato in un mondo piccolo borghese fatto di doveri e e regole da cui non transigere, ogni giorno gli ripete di trovarsi un lavoro stabile. Il quasi quarantenne decide così  di andare via di casa. L’unico a dargli ospitalità è Jacopo, un suo vecchio compagno di scuola che soffre della sindrome dell’abbandono e che tenta continuamente il suicidio.

“A Napoli non piove mai”, film scritto, diretto e interpretato da Sergio Assisi, è un omaggio ad una città che diventa la protagonista assoluta, senza restare a margine. Sebbene i fatti di cronaca dicano il contrario, Napoli è una città ancora febbricitante di vita, costituita di persone semplici che riescono, anche nei momenti bui,  a vedere sempre il sole. Sergio Assisi, la cui intervista la potete leggere a seguito, ci racconta di un popolo fortemente legato al suo passato e alle sue tradizioni, omaggiando Totò, Troisi, De Filippo e tanti altri grandi che hanno lasciato un segno indiscutibile in questa terra.

“A Napoli non piove mai” è l’opera prima di Sergio in veste di regista che entra in punta di piedi al cinema da oggi, una commedia solare e allegra che cerca di racchiudere le paure, le passioni e i sogni che forse ognuno di noi ha, lo stesso timore ma anche la stessa tenacia che accompagnano Barnaba che cerca di veder realizzato il proprio sogno e che probabilmente  accompagna lo stesso  Assisi in questa sua nuova esperienza.

Dal 1 ottobre, ti vediamo alla regia di “A Napoli non piove mai”. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?

Un’incoscienza quasi fanciulla, credo.  Sono in pochi a farlo. Io ho tentato. Credo che nei momenti più difficili sia necessario rimboccarsi le maniche, ecco che mi son detto: “ora o mai più”.

Com’è nata l’idea di fare questo film?

Beh, sai, ho sempre scritto, sin da quando ero bambino, mi è sempre piaciuto scrivere ma era tutto custodito in un cassetto. Cinque anni fa ho deciso di riaprirlo dopo diverso tempo e ho ripreso in mano quegli scritti, risalenti a quando avevo poco più di vent’anni. L’idea di poterne fare un film probabilmente è nata così. Non è stato semplice realizzare “A Napoli non piove mai”, perchè era necessario riadattare la scrittura all’età attuale. Questo, secondo me, fa comprendere quanto sia difficile riuscire a realizzare i propri sogni o per lo meno avvicinarsi a loro  in un Paese come l’Italia; mi intristisce molto che ci voglia davvero così tanto tempo.

Napoli sembra aver ricoperto un ruolo fondamentale nella tua vita, artistica e non. In che modo?

Secondo me, Napoli è un vero e proprio marchio, è una delle città più conosciute al mondo. Sono nato in questa città e ne sono più che felice. Ora più che mai, quando si pensa a questa città, passa un’immagine non sempre positiva, ovvero malavita, criminalità e  spazzatura; sono in molti a dimenticare che è stata la culla della cultura, tanto quanto Roma. Vorrei davvero che tornasse a quella magnificenza che oramai è andata perduta nel tempo.

Perchè  proprio questo titolo?

E’ una metafora impossibile, anche perchè forse è una delle città più piovose! Ma anche se piovesse, dopo esce sempre il sole. La vita molto spesso ci pone degli ostacoli, impedimenti che ci sembrano insormontabili inizialmente ma che, nel corso del tempo, ci fortificano e ci permettono di arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissati; perchè la vita è un insieme di tante piccole imperfezioni ed è questo che la rende bella e unica.  Il popolo partenopeo ha una particolare genetica, una genetica di speranza che gli permette di andare avanti e di superare quei momenti bui che nella vita sono stati e continueranno ad essere tanti, ma esattamente come il dolore e la tristezza fanno parte di noi, ne fanno parte anche come la felicità e la voglia di non arrendersi.

Il titolo del  film ci ha rimandato alla celebre frase di De Filippo in “Non ti pago”, la tua è stata una scelta voluta oppure casuale?

Posso dirti che nel film sono disseminati omaggi a Totò, Eduardo, Troisi e tanti altri. In “A Napoli non piove mai” ci sono citazioni per  ricordare i grandi napoletani che hanno portato la loro cultura nel mondo, senza vergognarsi, come invece fanno in molti. Le musiche di Louis Siciliano hanno quel quid quanto più vicino possibile al grande Pino Daniele. Ho fatto queste scelte per far capire quanto sia orgoglioso di appartenere a quella parte di Napoli per cui vale davvero la pena esserlo. Devo dire un Grazie a Lina Wertmuller, ha sempre creduto in me, come quello di  fare un passo così grande come quello di passare alla regia.

Sei anche tu tra i protagonisti del film, oltre che esserne il regista.

Sì, sono anch’io tra i protagonisti. Sono Barnaba, un quasi quarantenne che ancora non riesce a superare la sindrome di Peter Pan e vive in casa con i genitori inseguendo le sue passioni e i suoi sogni con la speranza di vederli realizzati. Nel momento in cui si vede costretto a lasciare quell’ambiente domestico a lui così familiare, deve fare i conti con la realtà. Ben presto la sua vita si intreccerà con quella di Sonia, pittrice affetta dalla sindrome di Stendhal, e con quella di Jacopo, affetto dalla sindrome dell’abbandono. “A Napoli non piove mai” è un film corale, dove chiunque ha davvero lasciato un segno indelebile, non c’è una sbavatura nella recitazione e di questo ne sono molto fiero.

Quale tipo di immagine vorresti uscisse  della tua città da questa tua opera prima?

“A Napoli non piove mai” è una commedia che non usa espedienti banali per far sorridere. Ho voluto dare a questo film un’impronta vintage – moderna, perchè Napoli è  una città che ha un’anima antica ma che sta cercando di adattarsi alla modernità, continua infatti a vivere nel 2015 stando al passo con quello che le accade dentro e intorno.   Ho cercato di raccontare una Napoli vera, ma fantastica, cruda, ma sorridente perchè la mia città è esattamente così, un mondo a parte dove tutti cercano di sorridere anche nella disgrazia, quel posto dell’anima dove vuoi credere che appunto non possa piovere mai.

Cosa vorresti  rimanesse al pubblico del tuo film?

Mi piacerebbe rimanesse il sorriso e un po’ di tenerezza nei confronti di qualcuno che ha davvero cercato di fare del suo meglio per questo film, nei confronti di qualcuno che ancora tenta ancora di sognare; ciò che conta è il provarci sempre, perché i sogni vanno inseguiti, sempre, perchè chi sono non muore quasi mai, ma continua a vivere, senza limitarsi a sopravvivere.

Dopo “A Napoli non piove mai”, ci sono altri progetti nel cassetto?

Mi vedrete in una fiction che sto girando una bravissima Sabrina Ferilli; non la conoscevo professionalmente ed è stata una positiva scoperta, oltre che di  una gentilezza davvero unica.

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Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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